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L'Interporto di Trento va potenziato per liberare l'A22 dal trasporto merci su gomma (aumentato del 28% in 5 anni) e trasferirlo su rotaia

Lo studio dell'Eurac ha dimostrato come anche per l'Alto Adige non sarebbe utile avere un suo centro intermodale perché la vicinanza con i mercati di riferimento (Austria e sud della Germania) rischierebbero di non rendere appetibile la struttura. Mentre puntare su quella di Trento potrebbe essere la soluzione

Pubblicato il - 20 maggio 2020 - 10:48

TRENTO. Potrebbe essere il centro intermodale dell'interporto di Trento a rappresentare una delle soluzioni al continuo aumento del traffico pesante in regione. Lo spiega l'Eurac che ha elaborato uno studio analizzando i volumi delle merci delle aziende altoatesine potenzialmente movimentabili via ferrovia e ha raccolto il parere degli imprenditori su un eventuale terminal in Alto Adige e su quello già esistente a Trento. La sfida, per i ricercatori, sarebbe da giocare, anche per l'Alto Adige, a Trento potenziando e rendendo finalmente performante la struttura di Trento Nord.

 

Perché? Per l'analisi dell'Eurac perché i maggiori mercati di riferimento per l’Alto Adige sono il sud della Germania e l’Austria: destinazioni troppo vicine per rendere competitivo il trasporto combinato, che avrebbe invece bisogno di una tratta ferroviaria più lunga. La pluralità dei mercati con cui si relaziona l’Alto Adige, inoltre, non permette di organizzare un servizio ferroviario con cadenza regolare. In aggiunta, non tutta la merce può essere trasportata su rotaia perché alcuni prodotti richiedono tempi di consegna rapidi o preavvisi minimi, mentre le tracce ferroviarie vanno prenotate in anticipo e sono poco flessibili a cambiamenti imprevisti. Secondo i ricercatori bisogna anche considerare effettivamente cosa implichi organizzare i trasporti secondo questa modalità, sia in termini di costi che di logistica.

 

''Vista la vicinanza - spiegano i ricercatori - una valida alternativa potrebbe essere quella di utilizzare il centro intermodale dell’interporto di Trento, gestito da una società partecipata anche dalla Provincia autonoma di Bolzano e al momento sottoutilizzato. Secondo i ricercatori, per migliorarlo esistono diverse possibilità, tra cui: adeguare le sagome dei treni agli standard europei, comporre i convogli in modo da evitare ritardi (ad esempio, il primo carro merci che entra è anche il primo che esce) o adottare nuove soluzioni tecnologiche come l’installazione di sistemi Gps per monitorare lo stato dei treni o delle merci''.

 

A gestire l'Interporto di Trento è la società Interbrennero che, spiega sul suo sito, ''ha investito oltre 100 milioni di euro, potenziando la struttura e ampliando i servizi interportuali vendendo impiegate ogni giorno circa 1.300 persone e fa segnare 14.000 operazioni doganali all’anno ed ha 86 società con sede nell’area''. Avere una struttura attrezzata che riesca a trasferire le merci dai mezzi pesanti, sui treni oggi avrebbe una grande valenza. Le code di mezzi pesanti e i ritardi che sono stati registrati lungo l’autostrada A22 al confine del Brennero in questi ultimi anni in condizioni ''normali'' e in questi ultimi mesi causa dei controlli per la prevenzione del contagio da Covid-19 sono sotto gli occhi di tutti.

 

Il Brennero, infatti, è il corridoio transalpino in cui si registrano i valori più alti in termini di traffico giornaliero medio annuo di veicoli pesanti: nel 2018 il 73 per cento delle merci è stato trasportato via strada e solo il 27 per cento via ferrovia. Negli ultimi cinque anni i mezzi pesanti che attraversano il Brennero sono aumentati del 28 per cento. Sono state introdotte delle misure per scoraggiare il traffico su gomma e incentivare quello ferroviario, ma il divario tra le due modalità di trasporto è rimasto marcato. Potenziare il trasporto combinato potrebbe ridurre il divario tra le due opzioni e facilitare l’export/import delle merci anche durante le situazioni di emergenza, ma per essere competitivo questo tipo di trasporto deve avvalersi di centri intermodali efficienti. Oggi in Alto Adige non esiste un’infrastruttura che permetta di spostare merci dai camion ai treni e viceversa e abbiamo già visto perché non verrà creata. 

 

A Trento, invece, c'è già e se potenziata potrebbe trasformare l'Interporto nel cuore nevralgico del trasporto regionale. A quel punto avere uno scambio delle merci dalla ferrovia al camion, per completare l'ultimo tragitto anche in Alto Adige, sarebbe conveniente e molto efficace. Per rispondere, i ricercatori di Eurac Research hanno analizzato i volumi delle merci delle aziende altoatesine potenzialmente movimentabili via ferrovia e raccolto il parere degli imprenditori su un eventuale terminal in Alto Adige e su quello già esistente a Trento. Lo studio fa parte del progetto Smartlogi finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale e Interreg V-A Italia-Austria 2014-2020 con lo scopo di potenziare la collaborazione tra i due paesi per incentivare il trasporto combinato.

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