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Lo strano caso degli abitanti dell'Isola del Giglio che hanno resistito al coronavirus, Università di Trento e di Milano cercano di capire perché

Su tutta l'isola sono stati segnalati 5 casi di positività ma erano tutte persone della terraferma. Dell'isola nessuno si è ammalato e dopo i test sierologici per capire com'è stato possibile è stato trovato solo un isolano positivo ma asintomatico

Foto Lorenzo G from London, UK Wikipedia
Di Luca Pianesi - 07 maggio 2020 - 17:22

TRENTO. Un solo soggetto positivo e asintomatico a fronte di una popolazione di circa 1.400 residenti e di cinque positivi che erano arrivati sull'isola da altri luoghi. E' questo lo strano caso dell'Isola del Giglio sul quale ''indaga'' anche l'Università di Trento. Con il dipartimento di scienze biomediche chirurgiche e odontoiatriche dell’Università di Milano e l'Ateneo trentino (con il dipartimento di ingegneria industriale) ha proposto uno studio di popolazione per verificare le condizioni che hanno portato alla resistenza collettiva all’infezione SARS-CoV-2 degli abitanti della bellissima isola toscana.

 

Divisi principalmente in 3 centri abitati e viste le limitate dimensioni dell’isola, la contiguità delle condizioni residenziali e sociali e l’isolamento durante i mesi invernali, per chi ha dato il via allo studio ci sarebbero state condizioni ambientali particolarmente favorevoli alla trasmissione di agenti patogeni se si aggiunge poi che proprio dall'esterno, dalla terra ferma, erano arrivati dei casi positivi. Eppure ad oggi non si è verificato nessun caso sintomatico nella comunità dell'isola. Per questo verranno analizzate vari fattori che potrebbero aver ''protetto'' gli isolani: si va dal ridotto tasso di inquinamento atmosferico, alle peculiari condizioni geoclimatiche e micro-ambientali, che, forse, potrebbero aver ridotto la carica virale del virus; poi c'è la genetica della popolazione gigliese e la natura stessa del virus che ha colpito l'asintomatico che potrebbe appartenere a un ceppo virale caratterizzato da una bassa virulenza. 

 

Lo studio ha da poco ottenuto l’approvazione dell'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, quale comitato etico unico nazionale per la valutazione delle sperimentazioni cliniche per l’epidemia COVID-19. Allo studio partecipa un nutrito e importante gruppo di laboratori nazionali, oltre al Dipartimento di Ingegneria Industriale di Trento, con i ricercatori Giandomenico Nollo e Marta Rigoni che cureranno l’analisi dati, vede in prima fila il Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche dell’Università di Milano, e la collaborazione delle Università San Raffaele e Humanitas di Milano, l’Istituto Nazionale Tumori e l’Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma.

 

Sull'isola, quindi, sono stati mandati 1500 kit di test sierologici e la ricerca ha coinvolto oltre 600 persone sull'isola dal 29 aprile al 3 maggio (la Toscana è molto avanti sui test sierologici avendo fatto 140 mila test trovando che lo 0,5% è positivo al Covid). Come detto il test ha trovato solo un positivo asintomatico. Ora riportati e analizzati i test di laboratorio, si potrà dare un ulteriore contributo, su un modello di isolato geografico, alla comprensione dei meccanismi di funzionamento di questa malattia fino a pochi mesi fa sconosciuta. I risultati di questa ricerca possono infatti portare a una interpretazione biologica del fenomeno dei soggetti “asintomatici” e ad una stima della prevalenza di anticorpi anti-SARS-CoV-2 o di siero-conversione protettiva in una popolazione coinvolta solo marginalmente dalla pandemia.

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