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Coronavirus? La ricerca di due università statunitensi spiega: ''Non scomparirà ma un giorno non provocherà più danni di un’influenza stagionale''

La rivista statunitense Science ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta da un gruppo di studiosi della Penn State University e della Emory University. I ricercatori hanno analizzato il comportamento di altri quattro tipi di coronavirus, ormai endemici. Da questo sono arrivati ad ipotizzare che in futuro, probabilmente, il Sars-CoV-2 non provocherà più danni di quelli di un’influenza stagionale

Pubblicato il - 13 febbraio 2021 - 18:56

TRENTO. Prima o poi il Covid-19 diventerà un’influenza? Se l’è domandato la prestigiosa rivista statunitense Science, che il 12 gennaio ha pubblicato i dati di una ricerca condotta dalla Penn State University e dalla Emory University.

 

Un giorno la pandemia finirà. Se gli scienziati sono sicuri di questo, non sono altrettanto concordi nel dire come terminerà. La ricerca delle due università fornisce però una piccola anticipazione: il Sars-CoV-2 non sparirà dalla circolazione, ma diventerà probabilmente una semplice influenza stagionale.

 

Il modello elaborato dai ricercatori della Penn State University e della Emory University prende le mosse dallo studio del comportamento degli altri sei tipi di coronavirus. Di questi, quattro sono endemici, il che vuol dire che circolano regolarmente tra la popolazione, e causano solo delle comuni influenze. Due, invece, sono più mortali, ma sono stati arginati. È il caso del Sars-CoV-1, eliminato anni fa, e del Mers-CoV, largamente contenuto.

 

Sono in particolare i primi quattro tipi di coronavirus, quelli endemici, che hanno interessato l’analisi dei ricercatori delle due università statunitensi. Le persone, ha sottolineato la ricercatrice che ha guidato lo studio, Jennie Lavine, possono contrarli più volte, ma raramente questi virus degenereranno in gravi malattie. Quasi tutti, infatti, contraiamo uno di questi tipi di coronavirus durante la nostra infanzia. Ciò garantisce un’immunità parziale in futuro, se dovessimo contrarre il virus anche da adulti.

 

È possibile prendere uno di questi quattro tipi di coronavirus a distanza di un anno dalla prima infezione, ma, come ha illustrato Lavine, quando ciò succede i sintomi sono molto più lievi e il corpo si libera più velocemente del virus. 

 

Gli scienziati non sono concordi nello stabilire quanto a lungo duri l’immunità da Sars-CoV-2, che provoca il Covid-19, sia essa provocata dal vaccino o da un’infezione naturale. Sappiamo che alcune persone hanno contratto il Covid-19 più di una volta. Queste persone, però, non sono la maggioranza, e la seconda volta che hanno contratto il Covid generalmente ne hanno vissuto una forma più leggera.

 

Qual è quindi la conclusione del gruppo di ricercatori? Il punto principale del modello afferma che, se il Sars-CoV-2 diventasse endemico, un giorno le persone sarebbero esposte al virus per la prima volta non in età adulta ma da bambini. La mortalità provocata dal virus sarebbe più bassa di quella dell’influenza stagionale, perché i bambini generalmente vengono colpiti da questo virus meno duramente rispetto agli anziani.

 

Infatti, mentre i quattro tipi endemici di coronavirus sono diffusi da anni e vengono contratti già in tenera età, il Sars-CoV-2 si è presentato per la prima volta ad anziani, adulti e bambini in egual modo. Non possiamo sapere, sostengono i ricercatori, cosa succederebbe se le persone contraessero in età anziana anche le altre quattro tipologie endemiche di coronavirus.

 

Come il mondo arriverà alla fase endemica, conclude la ricerca, dipende da noi. Ci si può giungere o tramite l’immunità di gregge, che comporta però molte perdite in termini di vite umane, o attraverso il vaccino. In ogni caso, però, in futuro probabilmente il Sars-CoV-2 non provocherà conseguenze più gravi di quelle di un’influenza stagionale.

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