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Il primo satellite radioamatoriale (altoatesino) sarà lanciato in orbita dal centro di Sriharikota. Può cominciare la democratizzazione dello spazio

La sonda è stata sviluppata grazie allo sforzo corale degli studenti dell’Istituto tecnologico in lingua tedesca Max Valier di Bolzano, con l’assistenza dell’azienda aerospaziale Ohb di Brema e dell’Istituto Max Planck di fisica extraterrestre di Garching (Monaco di Baviera). Si aprono nuovi scenari per un futuro prossimo anche commerciale

Il satellite radioamatoriale Max Valier Sat
Di Stefano Fait (Trend Analyst & Communication Manager for -skopìa) - 11 giugno 2017 - 15:07

TRENTO. Tra due settimane, dal centro spaziale Satish Dhawan di Sriharikota, in India, sarà lanciato in orbita il primo satellite radioamatoriale altoatesino, frutto del lodevolissimo sforzo corale degli studenti dell’Istituto tecnologico in lingua tedesca Max Valier di Bolzano, con l’assistenza dell’azienda aerospaziale Ohb di Brema e dell’Istituto Max Planck di fisica extraterrestre di Garching (Monaco di Baviera).

 

Questa vera e propria impresa di studenti e insegnanti, che ha preso l’avvio nel lontano 2008, ci deve spingere a riflettere: lo spazio non è più destinato a restare il monopolio di pochi; è diventato un bene comune e come tale va salvaguardato.

 

Le due minuscole province di Trento e Bolzano possono recitare una parte importante nell’era spaziale, naturalmente commisurata alle aspirazioni della popolazione e della classe dirigente e produttiva. Se gli orizzonti sono angusti e le coscienze autocentrate,ci si condannerà ad essere autoreferenziali e poco incisivi. Siamo una specie traumatizzata dal nostro passato e mortificata dal nostro presente in cui, sostanzialmente, ciascuno pensa innanzitutto a cavarsela e garantire un futuro dignitoso ai figli. Ma arriva il momento in cui un mondo predatorio finisce per consumare se stesso.

 

Lo spazio può essere la meta di conquistadores, crociati e “missionari” del nostro stile di vita, oppure può essere lo specchio in cui contempliamo vizi e virtù e provvediamo a disciplinare i primi e valorizzare i secondi. Potere del controllo e della paura o potere della sapienza e della responsabilità? Da che parte penderà il piatto della bilancia? Gli studenti bolzanini hanno deciso che lo spazio è anche cosa loro. Hanno fatto bene. Oltre a considerazioni puramente pratiche (risorse, commercio, scudo contro impatti cosmici, disseminazione della vita, ricerca scientifica, comunicazione, ecc.), esiste una considerazione di natura esistenziale legata al bisogno umano spirituale di orizzonti aperti, di frontiere da esplorare e scavalcare.

 

Nel volgere di un secolo siamo passati dal cavallo a Internet, ai satelliti quantistici, all'esplorazione di Marte e di quel che esiste al di fuori del sistema solare. I nostri orizzonti si sono estesi dal campanile, al pianeta, alla galassia. Contemporaneamente abbiamo cominciato a mettere in discussione il nostro modello di “sviluppo” e a prenderci cura della biosfera, a considerare intollerabile che una grossa fetta della popolazione mondiale non riesca a vivere dignitosamente

Dunque all'espansione geografica è corrisposta un’espansione della coscienza, almeno per una minoranza ragguardevole di esseri umani

 

Oggi siamo in grado di monitorare la qualità della vita del nostro pianeta e le costanti trasformazioni in corso in un complesso e colossale mosaico di interazioni dinamiche, tanto che cominciamo a muovere i primi passi nella gestione anticipante (e resiliente) delle nostre società e dell’ecosistema, cercando di limitare il nostro impatto fisico e nel contempo di amplificare a dismisura le nostre capacità di osservazione, intuizione, comprensione, innovazione, industriosità, espressione atletico-artistica. Non è probabilmente un caso che il Rinascimento sia coinciso con l’epoca delle grandi esplorazioni e della scoperta del Nuovo Mondo e che i primi programmi spaziali siano stati realizzati nel periodo culturalmente, economicamente e tecnologicamente più fiorente del secolo scorso.

 

È verosimile che il prossimo balzo nello spazio si produrrà in concomitanza con una fase espansiva della civiltà umana anche sulla superficie terrestre. A quel punto bisognerà assicurarsi che lo scarto tra progresso tecnologico e progresso mentale-spirituale-morale (intelligenza collettiva) non si allarghi: l’esplorazione esteriore dovrà riflettersi anche interiormente e questo non potrà che generare un considerevole indotto economico (consumatori più sofisticati, produttori più sofisticati, cicli economici maggiormente generativi, qualitativi e affidabili). Già il consenso della popolazione in favore di un massiccio sviluppo delle infrastrutture logistiche, commerciali, finanziarie, scientifiche, educative necessarie a un’Iniziativa Spaziale Globale basterebbe a smuovere le economie occidentali incagliate nelle secche della crisi, con un ritorno sugli investimenti letteralmente senza paragoni.

 

Per non parlare dei vantaggi tecnologici di cui beneficerebbero i consumatori nella loro vita quotidiana grazie alla ricerca e sviluppo, parte integrante di una tale impresa, comprovati dall’introduzione nelle nostre case di quella tecnologia dell’informazione e comunicazione frutto dell’avvento dei satelliti. I programmi congiunti di addestramento di ESA, NASA, JAXA, CNSA e ROSCOSMOS e gli spazioporti commerciali che saranno costruiti in Cina ed Europa (anche in Italia), indicano che, nel quadro del nuovo ordine geopolitico e geoeconomico multipolare, la corsa allo spazio ci sta spingendo verso forme di cooperazione avanzata tra le nazioni e le grandi aziende. È una direzione nuova di crescita e sviluppo di lungo periodo che già ora deborda nella fantascienza.

 

Ciò che in passato sembrava un motivo della fantasia narrativa non lo resterà ancora a lungo. La grande zavorra del nostro confinamento nelle zone basse della scala di Kardašëv (un metodo di classificazione delle civiltà in funzione del loro livello tecnologico) sta per essere gettata fuori bordo. Lo testimonia il rapido progresso nello sviluppo di fonti di energia alternativa di scala, con il riconoscimento da parte del Congresso americano, di Airbus, Stanford e di Scientific American che la fusione fredda non è più un miraggio. Il conto alla rovescia è già iniziato, gli studenti del Valier hanno annusato l’aria, ma la popolazione non è stata ancora avvertita. Sarebbe interessante capire come mai.

 

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