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L'Europa punta a Marte entro il 2030. Battiston: "Nella corsa allo spazio cruciale il ruolo del Trentino"

Intervista al presidente dell'Agenzia spaziale italiana, il trentino Battiston, che spiega come quello dalla Space Economy sia un settore cruciale sia sul piano economico che tecnologico: "L'Italia è il sesto Paese al mondo per intensità di investimento nel settore spaziale. Trento è un'eccellenza grazie anche ai progetti di Vitale e Bruzzone"

Battiston con la tuta spaziale di Samantha Cristoforetti
Di Federico Dossi e Mario Battiston (Liceo Prati) - 18 febbraio 2017 - 19:52

TRENTO. Con quasi due miliardi di euro di fatturato e più di sei mila addetti diretti, l’industria spaziale è uno dei fiori all’occhiello della ricerca e del tessuto economico italiano. Da anni in grande crescita, l’industria non produce soltanto occupati, ma anche un cruciale tasso di innovazione e di eccellenze per le quali l’Italia è leader mondiale. Abbiamo parlato con il presidente dell’Asi (Agenzia Spaziale Italiana), il trentino Roberto Battiston, per capire quali sono i progetti attuali e futuri dell’Asi e dell’Esa (Agenzia Spaziale Europea), qual è il ruolo del Trentino in questa "corsa" allo spazio e perché è davvero importante fare ricerca e impegnare finanziamenti e cervelli su un tema che sembra distante.

 

Presidente Battiston, quanto è importante investire nella ricerca e nel settore dell’aerospazio?

 

E' molto importante. Il mercato mondiale è in costante crescita e supera un giro di affari di 300 miliardi di dollari. L’Italia investe annualmente cifre che si aggirano sui 700 milioni di euro, con un ritorno economico importante: quasi due miliardi di euro di fatturato per le aziende del settore. Ma c’è altro: la ricerca spaziale è l’elemento che esplora la nuova frontiera. La ricerca in ambito spaziale ci permette di sviluppare tecnologie e innovazioni preziose, spendibili anche in molti altri campi.

Anche in passato è stato importante. Abbiamo costruito numerosi satelliti di comunicazione, come quelli televisivi, che captano i segnali mandati dalle stazioni tv e li trasmettono alle nostre antenne e parabole. I satelliti di navigazione, creati in tempi più recenti, si occupano invece di elaborare delle mappe elettroniche della Terra, come Google Earth o Google Maps, e fornirci informazioni precise del territorio in cui ci troviamo. Dagli anni cinquanta ad oggi abbiamo inventato il mercato delle telecomunicazioni, che è grandissimo in tutto il mondo.

 

Ecco, approfondiamo un momento questo tema: i satelliti servono anche per osservare lo stato fisico del nostro pianeta?

 

Certo, questi apparecchi hanno principalmente il compito di monitorare la Terra. Ci forniscono ogni settimana dati aggiornati e informazioni riguardanti ad esempio i cambiamenti climatici che avvengono nel pianeta. Le agenzie spaziali ricevono questi dati e, grazie all'accordo Cop 21 di Parigi (che ha sancito la collaborazione tra le agenzie spaziali dei vari stati ), possono cercare di intervenire se si verifica qualche problema che possa compromettere l'equilibrio naturale della Terra.

Pensando a quello che accade oggi in Italia e nel resto del mondo, è importante sapere che con questi sistemi si può provare a prevenire gli effetti catastrofici di terremoti o incendi o problemi legati all'attività dell'uomo come l'inquinamento. Ecco dunque che la ricerca spaziale può dare un grande contributo anche in questi campi ai quali oggi è più che mai importante contribuire.

 

A che punto è l’Italia e qual è il suo ruolo?

 

L’Italia basa la sua attività e la sua strategia su più di 50 anni di sviluppo nel settore spaziale: siamo il terzo paese in Europa e il sesto al mondo per intensità di investimento nel settore spaziale (700 milioni di euro all’anno che stanno crescendo esponenzialmente). Negli anni ottanta è nata l’Asi, poi l’Italia ha contribuito a fondare l’Esa. Da lì sono seguiti anni di sviluppo nella ricerca e nell’industria, creando rapporti con tutte le altre agenzie spaziali del mondo. Ora il posto dell’Italia è nell’Esa, tra le leader mondiali. Sono tutti italiani i vettori Vega, venduti all’Esa e in tutto il mondo. La tecnologia dei satelliti radar sviluppata in Italia non ha eguali nel mondo: possediamo competenze uniche.

 

E il Trentino, cosa succede nelle valli trentine che interessa la frontiera spaziale?

 

Succedono molte cose e tutte davvero preziose. Il Trentino ha una tradizione straordinaria nell’università e gode di un’assoluta eccellenza riconosciuta a livello internazionale. Esistono ora tre grandi filoni che si sviluppano all’interno dell’Università di Trento. Il primo è legato al Dipartimento di Fisica. Grazie al professor Vitale e con una collaborazione tra ESA e ASI è stato sviluppato e messo in orbita un dimostratore tecnologico chiamato Lisa Pathfinder. Questo satellite dimostra che c’è la tecnologia per portare nello spazio un sensore per onde gravitazionali molto più sensibile di quelli già presenti invece sulla terra. Una sfida internazionale. Il secondo si sviluppa sotto il controllo del professor Bruzzone (Ingegneria delle Telecomunicazioni). Opera nel settore dell’osservazione via radar di Giove. Il terzo, guidato invece da me, si occupa di particelle nello spazio con due progetti. Il primo denominato AMS sulla stazione spaziale internazionale; il secondo detto Limadù: una collaborazione con la Cina. Scopo: sviluppare nuovi metodi per esplorare fenomeni sismici e geofisici guardandoli dallo spazio. Per quanto riguarda l’industria, invece, il Trentino si può avvalere delle competenze di FBK che si occupa di trattazione e sicurezza dei dati e di sviluppo di sensori di particelle. Ora l'obiettivo sarà proprio quello di creare un progetto spazio per il Trentino per lanciare questo territorio sempre di più nella sfida della Space Economy.

 

Per ultimo, le domandiamo qualche anticipazione sui futuri progetti dell’Asi e dell’Esa.

 

Proprio in questo periodo stiamo decidendo insieme ai paesi che partecipano all’Esa come programmare gli investimenti e le attività per i prossimi cinque anni. Davanti a noi c’è la sfida per il completamento del progetto ExoMars: la missione con la quale l’Europa vuole atterrare su Marte alla ricerca di forme di vita (sfida che ha subito una battuta d’arresto con il fallimento del lander Schiapparelli, schiantatosi su Marte a metà ottobre ndr). Credo invece sia fondamentale portare avanti la proposta di una collaborazione mondiale per arrivare su Marte intorno al 2030: sarebbe davvero fondamentale per raggiungere questo obiettivo. L’Asi è pronta.

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