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Profughi: in Trentino e Alto Adige si discute, in Tirolo si agisce. Ecco le differenze tra nord e sud del Brennero

Uno studio di Eurac Research ha preso in esame i verbali dei consigli provinciali di Alto Adige, Trentino e Tirolo: forti differenze nel modo di affrontare il tema dei rifugiati a nord e a sud del Brennero

 

 

 

Pubblicato il - 12 luglio 2017 - 20:02

TRENTO. Per l’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino, il tema dei rifugiati occupa uno spazio centrale a partire dalla grande ondata migratoria oltre il Brennero del 2015. I presidenti delle tre province, ad esempio, sono intervenuti come mediatori tra governo italiano e austriaco a proposito della gestione del confine.  

 

Nel 2016 l’Euregio ha fondato una task force composta dai consiglieri competenti in materia allo scopo di informare e supportare nel corso di incontri a cadenza regolare i tre presidenti provinciali su questioni legate ai rifugiati. Questo lascia intendere che i tre territori perseguano una linea comune.

 

Le cose, invece, non stanno così, come dimostra lo studio recentemente pubblicato da Eurac Research nell’Annuario di politica dell’Alto Adige “POLITIKA 2017”. Lo studio si basa sull’analisi dei verbali redatti nel biennio 2015-2016 nel corso delle sedute dei tre consigli provinciali in cui si è discusso di rifugiati.

 

“Nonostante la forte identità storica comune di territorio di confine, abbiamo riscontrato differenze marcate nel modo in cui Tirolo, Alto Adige e Trentino si rapportano a questo tema”, spiega Verena Wisthaler, esperta di minoranze di Eurac Research.

 

Il Brennero segna un confine anche nell’approccio politico: “Mentre il consiglio tirolese ha discusso e approvato diversi provvedimenti, a Bolzano e a Trento il dibattito in aula è stato più circoscritto e si è concentrato soprattutto su: valutare la situazione, definire il concetto di migrazione e individuare dei responsabili per l’accoglienza e l’assistenza ai migranti".

 

"Non sono state proposte molte mozioni e la responsabilità politica è stata tendenzialmente rinviata allo Stato”, spiega Alice Engl che ha condotto lo studio assieme a Verena Wisthaler.

 

Bisogna anche considerare che il Tirolo ha accolto molti più richiedenti asilo rispetto alle altre due province: nel 2016 erano oltre 6.000 contro i circa 1.300 dell’Alto Adige e i 1.300 del Trentino, aggiunge Wisthaler. Le due ricercatrici hanno riscontrato delle differenze anche per quanto riguarda il contenuto dei dibattiti in Consiglio.

 

In Tirolo si è discusso di misure per favorire l’integrazione, ad esempio corsi di lingua, inclusione nel mercato del lavoro, servizi di consulenza psicologica per i richiedenti asilo. In Alto Adige, invece, i temi vertevano attorno ad altri punti: definizione di rifugiato; come ostacolare gli insediamenti, ad esempio limitando l’assistenza sociale; come contenere le migrazioni attraverso aiuti nei paesi di origine dei profughi.

 

Il Consiglio provinciale trentino si è occupato soprattutto di come gestire la prima fase dell’accoglienza dei rifugiati. “Una delle ragioni alla base di questo diverso modo di procedere in Tirolo rispetto ad Alto Adige e Trentino sta anche nel fatto che l’Italia vede se stessa come un paese di passaggio e spesso i richiedenti asilo vengono percepiti come un fenomeno temporaneo".

 

"Il Tirolo, al contrario - spiegano le ricercatrici -  si muove nell’ottica del paese di accoglienza, anche se al momento la politica austriaca ha una linea più restrittiva verso le migrazioni.

 

Anche la diversa provenienza geografica dei profughi a nord e a sud del Brennero influenza il dibattito nei tre Consigli. “In Tirolo la maggior parte dei richiedenti asilo viene da Siria e Afghanistan e ha quindi una chance più alta di vedere accolta la propria richiesta. In Alto Adige e Trentino, invece, molti richiedenti asilo vengono dalla area africana e l’esito della procedura è spesso incerto”, aggiunge Engl.

 

I tre Consigli sono concordi nel ritenere necessaria una maggiore collaborazione nell’ambito della politica sui migranti e nel voler rafforzare il ruolo dell’Euregio. Come hanno spiegato Wisthaler e Engl, però, nonostante sia stata istituita una task force comune, le differenze tra nord e sud prevalgono sia nella valutazione della situazione, sia nelle mozioni proposte. La base per una strategia politica comune nell’Euroregione manca ancora.

 

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