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Babbo Natale rimpiange i piccoli del passato:''I bambini non dicono grazie e hanno paura, colpa delle famiglie''

Intervista a Mario Paoli, il Babbo Natale di piazza Santa Maria. Il ritratto delle nuove generazioni: ''Alle elementari con il telefono in tasca''

Pubblicato il - 25 dicembre 2018 - 05:01

TRENTO. Tra "gli elfi iscritti al sindacato", "genitori impazienti" e "bambini che tirano fuori il cellulare per fare un calcolo" e che "difficilmente dicono grazie". Chi lo avrebbe mai detto? Anche quello di Babbo Natale è diventato un duro lavoro. "Ma, come ho sempre fatto, continuo a darmi da fare perché è quel che serve nella vita" racconta il Babbo Natale di piazza Santa Maria a Trento dalla sua casetta. "E poi ci sono anche i bimbi buoni".

 

La barba bianca e lunghissima è vera, ma in realtà, sotto il berretto col pelo e la casacca dai bottoni dorati, nella piazza dei bambini del Mercatino di Natale c'è il signor Mario Paoli, di Pergine. Questo, però, i più piccoli non lo sanno, né lo sospettano e si siedono tutti in adorazione in semicerchio attorno a Babbo Natale. Che, instancabilmente, chiacchiera, costruisce e regala loro "fischietti magici".

 

Piccoli oggettini il cui suono rimbomba tra le pareti in legno della casetta. "Babbo Natale, il mio fischietto non funziona" si lamenta una piccola. Paoli lo prende tra le mani, ci soffia su e le dice: "È un fischietto magico, vedrai che ora funziona". Incantesimo compiuto: un fischio acuto e gli occhi della bimba brillano di gioia.

 

Mentre lei se ne va saltellando Babbo Natale racconta: "Quelli che regalo ai bambini sono fischietti del lattoniere. Li faccio con gli avanzi di lamiera. Ma devo essere veloce, perché i bambini sono tanti ed esigenti. E ancor più esigenti lo sono i loro genitori. In tanti hanno fretta, continuano a dire: "Dai, andiamo".

 

Paoli, classe 1941, vive a Pergine Valsugana. Artigiano in pensione ("Ma anche saldatore, carpentiere e capofabbrica", precisa), è conosciuto come "el zifolaro". Con i suoi fischietti (di lamiera e in legno di corteccia), i cestini, i fiaschi, le slitte e le "molinele", è uno degli artisti artigiani di strada dell'associazione culturale Scultori e pittori di Bedollo, una realtà attiva sul territorio per far conoscere i mestieri scomparsi appartenenti alla cultura della val dei Mocheni.

 

"È la prima volta che faccio il Babbo Natale a Trento, ma non è la prima in assoluto - fa sapere il signor Mario - Di bambini ne ho incontrato di tutti i tipi e caratteri. Ci sono quelli che piangono e litigano, quelli bravi e buoni. A questi ultimi do i miei regali e insegno i miei trucchi". E fa un sorriso ai bimbi che siedono di fronte all'incudine su cui sta lavorando. "Che classe fate?" chiede. Sara e Lorenzo fanno la quarta elementare. Allora scatta l'interrogazione: "Sai dirmi quanto fa otto per otto?".

 

"Ci sono alcuni bambini che, quando chiedo loro semplici calcoli, mi rispondono che non si vogliono rompere la testa e tirano fuori il cellulare per far di conto" racconta ancora meravigliato Babbo Natale. "Ci sono bimbi timidi che sorridono - continua - altri che continuano a dire: "Io voglio". Ci sono i viziati, i maleducati e quelli che ti cantano le canzoncine. Una quest'anno mi ha dedicato Jingle Bells. Dipende da come li educano le famiglie, comunque. È però difficile che dicano grazie. La maggior parte ha paura: sono stati abituati così".

 

Ancora una volta Paoli parla con i piccoli presenti nella casetta: "Tu cosa vuoi che ti porti quest'anno?". Chiara vuole dei pattini, Gianni "gli omini che lavorano", Lorenzo preferisce mantenere il segreto. "La hai imbucata la letterina qui fuori nella bussola, almeno? Guarda che ormai manca poco a Natale, non tardare troppo" gli ricorda il signor Mario.

 

Quindi passa al racconto di un simpatico aneddoto: "L'altro giorno - ricorda - una mamma ha detto alla sua bambina: "Dai un bacino a Babbo Natale". Beh, lei non la smetteva più, continuava a baciarmi. E mi ha detto che mi vuole incontrare anche il prossimo anno".

 

Infine ci sono gli elfi. Anzi, ci dovrebbero essere: "Dove sono? Dovrebbero esser qui ad aiutarmi" si lamenta Babbo Natale, rivolto a un bambino. Poi, diretto ai genitori: "Ma si sono iscritti al sindacato e chi li vede più?".

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