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Da Cristoforo Colombo e la scoperta dell'America all'Italia, la lunghissima storia della polenta

Le prime "produzioni" di polenta risalgono all'uomo primitivo. La vera scoperta arriva però con il ritorno di Colombo delle Americhe. Dopo Spagna e Portogallo, la diffusione arriva in Veneto e Friuli Venezia Giulia. E la polenta non è responsabile dell'epidemia di pellagra

Di SPAZIO AUTOGESTITO - 23 luglio 2018 - 18:18

TRENTO. Tra tutti i cibi tradizionali e “folkloristici”, la polenta è il piatto che incarna meglio lo spirito della praticità, della semplicità e soprattutto della sazietà. Una pietanza umile e contadina. Ma andiamo con ordine.

 

Sin da quando l’uomo preistorico capì che, oltre alla caccia e alla raccolta, poteva trarre sostentamento dall’agricoltura, il cereale divenne tra i simboli di questi cambiamenti nelle abitudini alimentari dei primi ominidi.

 

Naturalmente si trattava di una lavorazione parecchio “primitiva” perché i cereali venivano macinati tra due pietre e poi venivano messi nell’acqua bollente, ma questo procedimento fu la base per la cucina dei popoli successivi come assiri, babilonesi, greci e romani.

 

"Proprio i latini - spiega Nicola Malossini, titolare del ristorante birreria Forst di Trento - furono tra le prime popolazioni ad avere nei propri ricettari un 'prototipo' di polenta. Si chiamava infatti puls ed era fatta, prevalentemente, con acqua e farina di farro. Altre varianti prevedevano invece l’utilizzo di cereali come il grano saraceno, il miglio o il sorgo".

 

È solo con la scoperta dell’America nel 1492 che il mais giunge in Europa al pari dell’esploratore Cristoforo Colombo, appena ritornato dal suo lunghissimo e rivoluzionario viaggio verso quelle che pensava fossero le Indie.

 

"Nel 1525, infatti, il mais si diffonde nel continente europeo - aggiunge il noto esercente trentino - si parte da Spagna e Portogallo fino ad arrivare in Italia. La prima seminagione si registra in Veneto nel 1554 per poi diffondersi nel Friuli Venezia Giulia tra il 1550 e il 1555, quindi nel resto della Penisola, isole comprese".

 

La polenta si diffonde anche nella cultura popolare come cibo umile, ma soprattutto un ottimo rimedio contro la fame.

 

Facile da preparare, tutto quello di cui si necessita è la farina giusta ed un po’ d’acqua, la polenta va preparata in un paiolo di rame e mescolata con un bastone di nocciolo. Una volta che viene messa sulla spianatoia, essa deve essere tagliata con lo spago e divisa in fette uguali per tutta la famiglia. Naturalmente la prima fetta spetta al capofamiglia.

 

"Proprio per questa sua semplicità - evidenzia Malossini - la polenta si accompagna alla perfezione con formaggi e carni, oltre che naturalmente con il vino rosso".

 

A proposito di carne: non va assolutamente scordata la “grande gara magnona”. Qui i contendenti si sfidavano fino all’ultimo morso di polenta per raggiungere la salsiccia, oppure un altro pezzo di carne, posto al centro della più che generosa porzione.

 

"Oltre che nella cultura e nelle regioni italiane, basti citare la polenta di Storo o quella di patate per fare un esempio - dice il noto ristoratore - la polenta si è diffusa anche in Europa e fuori comprendendo Paesi come l’Ucraina, l’Argentina, il Brasile, il Marocco, il Messico e così via".

 

Non bisogna dimenticare che quando si parla di “polenta”, spesso si nomina anche l’epidemia di pellagra che attanagliò la popolazione di buona parte dell’Europa e non solo pochi secoli fa. Furono in molti a sostenere che il mangiare troppa polenta facesse male, ma in verità anche se si fosse trattato di un’altra pietanza si sarebbero comunque riscontrate delle malattie. 

 

La pellagra deriva dalla mancanza di alcune vitamine, soprattutto quelle del gruppo B, e da un’alimentazione non corretta e monotona. "Detto questo - conclude Malossini - il ristorante birreria Forst e i suoi piatti con contorno di polenta vi aspettano in pieno centro a Trento".

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