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Fassa, Fiemme, Cembra. Continua il viaggio nelle Comunità di Valle: ''Non siamo periferia, ce n'è di più nelle grandi città'

Il tema della chiusura del punto nascite di Cavalese è stato quello che maggiormente ha caratterizzato il 2017. Ma al centro dell'attenzione anche la questione dei richiedenti asilo: "Abbiamo dimostrato di saper accogliere ma si poteva fare di più"

Di Donatello Baldo - 08 gennaio 2018 - 20:46

CEMBRA, FASSA, FIEMME. Per le Comunità di Valle di questa zona del Trentino il 2017 è stato l'anno del punto nascite di Cavalese. "Il problema della sanità è più complesso - spiega il presidente della Comunità della Val di Fiemme Giovanni Zanon - ma non c'è dubbio che tanta della nostra attenzione si è concentrata su questo aspetto".

 

A che punto siamo? "Siamo quasi riusciti, con i concorsi, a completare l'organico. Possiamo chiedere a Roma, lì dove si decide, di rivedere la decisione della chiusura. C'è ottimismo e di questo devo ringraziare anche le mobilitazioni dell'intera valle, del comitato Parto per Fiemme".

 

Secondo Zanon, l'impegno per tenere aperto il punto nascite ce l'hanno messo tutti. "Ci siamo mossi assieme agli altri presidenti di Comunità, con i sindaci, e anche l'assessore Zeni è stato un galantumo, anche lui ha fatto la sua parte".

 

Una valle attiva, dinamica, che ha saputo mettersi in rete. "Non certo una periferia - osserva Zanon - perché ad essere sincero vedo molta più periferia nelle grandi città che non nelle valli del Trentino".

 

In Val di Fiemme, come in tante parti del territorio, nel 2017 son stati ospitate alcune famiglie di richiedenti asilo. "Fosse stato per me avrei accolto altre persone, potevamo fare di più, anche se mi rendo conto che il tema è difficile, si presta a strumentalizzazioni".

 

"Forse - aggiunge - qualche volta ci si è trovati davanti a scelte che sembravano calate dall'alto, ma alla prova dei fatti le nostre comunità hanno dimostrato accolgienza e solidarietà e queste famiglie, da quel che so, si stanno integrando bene".

 

Anche la Val di Fassa si è trovata a fare i conti con l'accoglienza dei richedenti asilo. A Soraga, un incendio doloso di matrice razzista colpì la casa che doveva spitare alcune famiglie di profughi.

 

"Ma ora la notizia è un'altra - afferma la procuradra Elena Testor - la valle ha dimostrato accoglienza, capacità di integrazione, anche attraverso la rete delle associazini, il coinvolgimento delle parrocchie".

 

Elena Testor guida il Comun General de Fascia, questo il nome dell'organismo, "che deriva dalla tradizione". E il termine procuradora è declinato al femminile: "Sembrerà strano quando alla guida del Comun General sarà eletto un uomo, suonerà male".

 

E così si ribaltano i termini della questione, perché di solito fa strano sentire declinata al femminile la carica solitamente ricoperta da un uomo, come sindaco-sindaca. A dimostrazione che il ladino è una lingua viva, che cambia assieme al mondo che cambia.

 

"Appena costituito l'organismo nel 2010 è stata eletta una donna, poi il secondo mandato è toccato a me. C'è sempre stata la procuradora - afferma - quando sarà eletto un uomo sarà il procurador, e ci faremo l'abitudine".

 

La questione della lingua, della tutela della minoranza, è uno degli aspetti centrali nel governo dell'organismo guidato da Testor. "Oltre a tutte le altre competenze c'è anche questa - spiega - e ci muoviamo in rete con tutte le altre minranze".

 

Con uno sguardo europeo, "perché non ha senso chiuderci a riccio". E sono tanti i progetti: "Anche un approccio legato al tutismo delle minoranze europee, attraverso collaborazioni importanti con tante altre realtà".

 

Tra gli altri temi, quello dell'ospedale di Cavalese, gestito di concerto con Fiemme e Cembra. "Sul fronte della sanità - spiega - proprio dal Comun General è partito il progetto del Pullmino rosa per portare le donne allo screening mammografico".

 

Un progetto che vede la partecipazione anche della Lilt, la Lega italiana per la lotta contro i tumori, che come risultato ha portato un aumento della percentuale degli screening, "un risultato importante, qui si sta parlando di prevenzione", afferma soddisfatta la procuradora.

 

Un anno positivo anche per la Val di Cembra. "Abbiamo chiuso accordi con le valli vicine, con la Provincia, e forse la cosa più importante è stata la chiusura del percorso sul Fondo strategico", afferma il presidente della Comunità Simone Santuari.

 

"Momenti importanti di condivisione con tutti i Comuni, utili per cogliere tante indicazioni sul territrio. Abbiamo finanziato opere per attività sportive, per gli acquedotti, per la cultura, per la viabilità".

 

Qualche inciampo sui campanilismi, "a volte c'è quanche resistenza, i Comuni hanno la paura di cedere sovranità ma alla fine grazie alla mediazione si trova sempre un accordo, è ovvio che una struttura sovracomunale riesce meglio nella gestione e nel coordinamento di questioni che riguardano tutta la valle".

 

"Ormai si è capito che non possiamo chiedere che in ogni comune ci sia tutto, ma in ogni piccolo paese deve esserci qualcosa, questo è importante, questo serve anche alla coesione dell'intera valle".

 

I rapporti con la Provincia? "Non volgio essere troppo nei pensieri dei politici di Trento - dice ironico Santuari - che hanno ben altro a cui pensare. Però le Comunità di Valle erano nate in modo diverso, sarebbe stato meglio e auspicabile dare loro qualche competenza in più".

 

Alcuni sostengono ancora che le Comunità di Valle siano organismi superflui: "Tanti partiti sono un po' più centralisti, non le sopportano le Comunità di Valle - osserva - ma se non si investe sulle valli tra qualche anno se ne andranno tutti. Tra 20 anni ci troviamo solo le seconde case"

 

 

 

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