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La partecipazione trasformata in opera d'arte. ''Bellissimo vedere in quanti vogliano dire la loro''

L'installazione si trova nel quartiere di San Martino e dei manifesti in giro per la città invitano a fare domande e a partecipare. L'opera è stata creata da Luca Bertoldi: ''Per superare il modello attuale anche di referendum''

Di Luca Pianesi - 02 ottobre 2018 - 16:34

TRENTO. La democrazia si trasforma in opera d'arte e, aspettando quella diretta (''adda venì baffone" si diceva un tempo), la pratica del voto si fa installazione fissa in una piazza in stile quasi newyorkése. Bianco e nero, alternati tra sfondo e scritte, un bussolotto con da una parte lo spazio per il '''' e dall'altra quello per il ''No'', all'interno i ''voti'' e fuori una bella freccia a colorare il tutto, come a dire: ''vota qui''. Siamo nel quartiere di San Martino, a Trento, e l'installazione, che si chiama 'Not just talk', è opera dell'artista trentino Luca Bertoldi, commissionata dall'associazione Quarter.

 

 

"Si tratta di un’urna elettorale per il voto pubblico - ci spiega l'autore - che compare quando c’è l’esigenza di sottoporre una domanda alla piazza. L'idea di fondo era quella di mettere in arte il concetto di partecipazione e di superare il modello attuale anche dei referendum che, comunque, finiscono sempre per essere eterodiretti, con domande calate dall'alto. In questo caso, invece, la stessa domanda viene fatta dai cittadini che possono sottoporre un quesito alle altre persone inviando un messaggio sms o whatsup contenente la domanda al 0039/3405735203 oppure una mail a notjusttalk2018@gmail.com".

 

E lo "0039" non è messo lì a caso. Le domande sono scritte sia in italiano che in inglese perché l'intento è quello di allargare sempre di più la comunità a una platea che vada oltre quella della semplice piazza. ''E infatti anche le domande stanno diventando sempre più varie - prosegue Bertoldi - siamo partiti dal 'sei favorevole alla pedonalizzazione della piazza?', passati al 'pensi di essere periferia?' ad oggi che ne abbiamo una più paradossale e provocatoria: 'Pensi che la tua città debba diventare canadese?'. E le risposte sono state tantissime, spesso articolate. La gente in qualche caso si firma, dà una motivazione, rilancia con una controproposta. Anche se tecnicamente basterebbe infilare il foglietto nel bussolotto del sì o del no. Insomma la sensazione è che ci sia davvero tanta voglia di partecipare".

 

I risultati, poi, non sono, di per sé importanti. Conta l'aspetto visivo e quel che trasmette a livello sensoriale. L'installazione rimarrà nella piazzetta davanti al Despar di San Martino ancora a lungo, finché ci sarà qualcuno che ha domande da fare e ci saranno persone che gli risponderanno. ''Le prossime tematiche riguarderanno il razzismo e l'integrazione - completa Bertoldi -. Stiamo valutando se accorpare tre domande simili per realizzarne una sola. Ma ovviamente dobbiamo attendere l'ok dei proponenti". Altrimenti si tornerebbe alle domande calate dall'alto.

 

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