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Le donne del vino del Trentino Alto Adige nella culla dell'uva: in Georgia dove tutto è cominciato

La viticoltura georgiana è la più antica del mondo e risale a 8.000 anni fa. pare che Marzemino gentile trentino, il Refosco, il Refoscone friulano e Terrano del Carso abbiano un comune e remoto Dna georgiano

Pubblicato il - 22 febbraio 2018 - 13:41

TRENTO. I primi a chiamare la bevanda alcolica che nasce dalla fermentazione delle uve pigiate ‘vino’ sono stati i primordiali vignaioli del Caucaso. Deriva proprio da ‘Gwino’, definizione georgiana del nettare dell’uva. E’ dovuto anche a questo omaggio enoico il viaggio di 18 produttrici e sommelier del Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia nelle zone caucasiche dove da oltre 8 mila anni si trasforma l’uva in vino. 

 

Un viaggio per un progetto ancora più coinvolgente. Portato a compimento da Aurora Endrici, Donna del Vino e consulente marketing per molte realtà italiane ed è stato di fatto uno dei primi viaggi organizzati per un target italiano di settore nelle regioni viticole della Georgia, culla dei più antichi vitigni al mondo e archetipo di cultura enologica. "Ho coinvolto la mia amica georgiana Maia Sikharulize, chef e musicista che vive da tempo in Veneto; Maia ha curato i rapporti e l’organizzazione del tour vinicolo con l'importante agenzia Reach Point Georgia di Tbilisi di ShalvaAsatiani – spiega Aurora, entusiasta - che ci ha seguito in questo tour prettamente vinicolo, di fatto al numero zero e che proseguirà in futuro con altri viaggi. Che sto progettando".

 

 

Un'importante voce dell'economia georgiana è oggi il turismo invernale e balneare (v. Batumi sul Mar Nero) ma l'enoturismo sta diventando una risorsa importantissima sulla quale investire in questo paese di religione cristiano ortodossa, ricchissimo di bellezze architettoniche e naturali, storia e monasteri, molto ospitale è bacino di cultura enogastronomica, molto simile al carattere italiano del centro e sud Italia. Dopo la fine dell’embargo con la Russia (durata 2006-2011) il Paese sta facendo di tutto per rifiorire e scrollarsi di dosso l’eredità comunista, pur nella povertà di fondi e infrastrutture (la rete viaria è ancora molto primitiva). 

 

La viticoltura georgiana è la più antica del mondo e risale a 8.000 anni or sono (detto popolare "ogni georgiano è un enologo"); il paese, circondato dalla catena del Caucaso è di fatto una delle regioni viticole più grandi al mondo (dati Oiv Parigi), e la forma di vinificazione in anfora (i cosiddetti Kvevri) è ora oggetto di valorizzazione e tutela da parte della "nuouvelle vague" dei produttori georgiani naturali (ai quali si sono ispirati in Fvg Josko Gravner o in Trentino Elisabetta Foradori), ma anche da parte dei molti investitori stranieri che stanno acquistando vigneti in questo territorio, i cui vini oggi sono sempre più richiesti in tutto il mondo, soprattutto quelli vinificati in modo tradizionale con i loro principali vitigni autoctoni.

 

La Georgia è infatti la culla dei vitigni del mondo occidentale; secondo un interessante studio dell’università di Milano condotta anche dal professor Attilio Scienza – e documentata nel documentario ‘Archèvitis’, primo premio al Festival Internazionale dei Films sulla Vite e Vino, edizione 2012, a Parigi (regia Nereo Pederzolli) - pare che Marzemino gentile trentino, il Refosco, il Refoscone friulano e Terrano del Carso abbiano un comune e remoto Dna georgiano. I principali vitigni autoctoni - quasi tutti ancora presenti nei vigneti del Paese sono almeno 500; trai più noti: il rosso Saperavi e i bianchi Rkatsiteli e Tsolikouri.

 

 

Oltre ad Aurora Endrici, al tour hanno preso parte le friulane e giuliane Ornella Venica di Venica&Venica, Hilde Petrussa di Vigna Petrussa, Adriana Antonutti di Antonutti Vini, Fernanda Cappello dell’omonima azienda, Consolata Morasutti, Mario e Rita Zago, le sommelier Marina Piccinato, Luisa Longo e Ilva Pertoldi e Antonietta Burino, la giornalista triestina Liliana Savioli oltre alle produttrici trentine Roberta Stelzer, Lucia Letrari e l’altoatesina Elena Walch. Durante il viaggio si sono visitate le principali zone Doc del Paese: Kakheti, Bolnisi, Imereti, Racha, Lechkhumi. La Georgia è prettamente montagnosa e ha microclimi molto differenziati e adatti alla vinificazione. 

 

Nel fitto programma di viaggio, si sono visitate cantine di piccolissimi produttori naturali molto tradizionali, monasteri custodi della vinificazione in Kvevri, grandi cantine di impostazione ex-sovietica, cantine del tutto nuove e create da imprenditori ed enologi georgiani con una visione internazionale, improntate alla valorizzazione delle uve locali e della vinificazione in anfora secondo criteri enologici di alta qualità, talora persino con vigne a condizione biodinamica, con una cura dell’ospitalità e della comunicazione.

 

 

Qualche link utile:

Ratevani Wine (Bolnisi) https://www.facebook.com/Ratevani-760511260733429/

 

Teliani Valley (Kakheti) http://www.telianivalley.com/intro.php

 

Papari Valley di NukriKurdadze (Kakheti)

https://www.facebook.com/search/str/zestafoni+wine/keywords_search

 

Shumi (Kakheti) http://www.shumi.ge

 

BioDinamicVineyard Giorgi Aladashvili (Kakheti) https://ruispiris-marani.com/

 

Kvaliti di ArchilGuniavawinery (Imereti) https://www.facebook.com/archil.winecellar

 

Usakheouri di AxtangAslanikashvili (Lechkhumi) https://www.facebook.com/Usakhelouri.aslanikashvili/

 

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