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Le trote americane dall'Adige colonizzano il Fersina e mettono a rischio le marmorate, intervengono i pescatori

Oggi e la scorsa settimana l'associazione pescatori dilettanti trentini è intervenuta con l'elettrostorditore recuperando oltre 700 esemplari di trota iridea. Cagol: ''In passato si potevano seminare nell'Adige a San Michele e Trento, ma nel Fersina hanno trovato il modo di riprodursi''

Di Luca Pianesi - 07 agosto 2018 - 19:38

TRENTO. Hanno risalito il Fersina nel tratto cittadino di Trento armati di stivaloni di gomma, tute, caschetti, retini e secchi. Erano già apparsi la scorsa settimana, accompagnati a riva da un pick up con cassone con scritta in bella vista, rossa, che recitava ''trasporto animali vivi'' ma oggi sono tornati a scandagliare il torrente, metro per metro, buca per buca. Chi erano e cosa cercavano? Erano operatori dell'Associazione pescatori dilettanti trentini (Apdt) che stavano liberando le acque del Fersina dalle trote iridee anche dette trote americane. Il fiume, infatti, nel tratto di Trento rischia l'invasione di questa specie alloctona che qui ha trovato le condizioni ideali per vivereriprodursi.

 

''Negli anni passati era stato permesso di seminare la trota americana in due tratti dell'Adige - spiega Bruno Cagol presidente dell'Apdt - uno all'altezza di San Michele e uno all'altezza di Trento. Ora la nuova legge provinciale non prevede più la semina delle trote iridee nelle zone di pronta pesca quindi dovrebbero andare a scomparire. Il problema è che nel tempo le trote americane dell'Adige hanno risalito il Fersina, hanno trovato un ambiente perfetto per vivere e, cosa molto rara, per riprodursi. Questa trota, però, entra in competizione con la nostra autoctona che è la marmorata. Quindi per garantire la sopravvivenza della marmorata siamo dovuti intervenire così e non è detto che non dovremo intervenire anche il prossimo anno''.

 

 

Gli operatori dell'Apdt sono scesi nelle acque del Fersina e, armati di elettrostorditore, le hanno risalite in tutto il tratto cittadino. In questo modo, passo dopo passo, hanno scaricato in acqua piccole scosse che stordivano per qualche secondo le trote e permettevano loro di raccoglierle col retino, metterle nei secchi e caricarle subito sul pick up per poi portarle nei laghetti per la pesca sportiva. ''Ne abbiamo recuperati circa 700 esemplari - spiega sempre Cagol - e questo era pressoché l'unico modo che avevamo di preservare la trota marmorata. In quei tratti del Fersina, infatti, non è permesso il prelievo dei pesci. Per pescare, infatti, bisogna usare ami e sistemi il meno invasivi possibile e poi, in ogni caso, il pesce va rilasciato".

 

 

La trota americana, quindi, praticamente non avrebbe nemici nelle acque del Fersina ed essendo molto invasiva metterebbe a rischio la presenza di quella autoctona. ''Gli contenderebbe il cibo - completa Cagol - e le occuperebbe le buche. Insomma per preservare la trota marmorata nelle acque del Fersina si è reso necessario questo intervento e vedremo se il prossimo anno dovremo ripeterlo, se ci saranno ancora esemplari e se si riprodurranno".

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