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Niente piercing e tatuaggi, gonne sotto il ginocchio e mai ombelico in mostra. Anche i giornalisti dell'Alto Adige ricevono il "manuale del bon ton" di Athesia

Passati dal Gruppo l'Espresso a quello Athesia poco più di un anno fa i giornalisti dello storico quotidiano altoatesino di lingua italiana si sono visti recapitare il "manuale per i collaboratori Athesia" che insegna a vivere come "bon ton" conviene. 120 pagine uscite dritte dritte dall'800

Di Luca Pianesi - 21 gennaio 2018 - 06:02

TRENTO. Colori degli abiti sobri, grigio e massimo grigio-blu su tutti; la lunghezza della cravatta? Non oltre la cintura dei pantaloni ma nemmeno troppo sopra; per la donna gonna sotto il ginocchio, spalle coperte, tacchi bassi; piercing? Non troppo appariscenti perché "non godono il favore incontrastato della società" e occhio ai tatuaggi che "possono compromettere la carriera soprattutto nei settori delle prestazioni di servizio". E quando si entra al ristorante? L'uomo deve fare strada per evitare che all'interno ci siano pericoli per la signora o sguardi indiscreti.

 

Sono di questo tenore i consigli contenuti ne "Il bon ton nel lavoro quotidiano - Manuale per i collaboratori Athesia" un libricino di 120 pagine consegnato a fine anno a tutti i collaboratori del gruppo Athesia compresi i giornalisti del Dolomiten e dell'Alto Adige, dagli editori (come scrive il quotidiano altoatesino Salto.bz che ringraziamo per le immagini). Un vero e proprio manuale di vita, di comportamento, un condensato di istruzioni su come vestirsi e come gestire la propria immagine per compiacere i dettami aziendali.

 

Una serie di consigli che paiono piovuti dritti-dritti dalla fine dell'800, che sembrano lontani anni luce dalle battaglie per la parità dei sessi, per la libertà d'espressione e di comportamento (vogliamo essere più terra-terra? Lontani anni luce dal "Canzonissima" di Raffaella Carrà del 1970 e dal suo ombelico scoperto: più in là capirete perché). Un libricino che descrive come dovrebbe presentarsi il perfetto collaboratore e la perfetta collaboratrice di Athesia, finito sulle scrivanie anche dei giornalisti italiani dell'Alto Adige glorioso giornale fino a 15 mesi fa del Gruppo l'Espresso (era il 12 ottobre 2016 quando il gruppo di De Benedetti lasciava la regione vendendo agli editori altoatesini di lingua tedesca Alto Adige e Trentino) storicamente baluardo dell'informazione italiana in Alto Adige, libero e progressista.

 

Ebbene il manualetto è tutto tranne che libero e progressista. L'immagine che se ne ricava da questo gustosissimo bignami del bon ton è quella, anzi, un po' angosciante e bigotta, modello america anni '50: lui, una sorta di Gregory Peck pescato direttamente da "Il buio oltre la siepe" impeccabile, distaccato e formale; lei, novella Kim Novak di hitchcockiana memoria, attenta a non dare scandalo, impaurita e bisognosa di protezione. Certo se si pensa al giornalista come a una persona libera, sul piano professionale e intellettuale, immaginare che debba sottostare a un tale "libretto di istruzioni" per il perfetto "homus sudtirolensens" viene da sbarrare gli occhi, ma tant'è.

 

Le regole auree, sottolineate in rosso nel testo, sono che: "Una persona veste con stile quando, dopo averla incontrata, ricordiamo la persona e non il suo abbigliamento". E ancora: "Una presenza discreta e sobria è d'obbligo nella vita professionale e riguarda il trucco, l'abbigliamento, ma anche tatuaggi e piercing" perché "l'abbigliamento dovrebbe essere tale da non distogliere l’attenzione dalla personalità" e poi via di consigli per ogni occasione.

 

Come si deve dare la mano a una persona quando la si incontra? Busto eretto e braccio aderente al corpo, non disteso (sarebbe troppo distante) ma nemmeno troppo contratto (le due persone finirebbero per trovarsi orribilmente vicine).

 

 

Ombelico scoperto? "Ultimamente sono di moda indumenti che mostrano la pelle di un'altra parte del corpo (oltre le mani e il viso ndr) - si legge nella guida del perfetto collaboratore Athesia -: la zona dell'ombelico. Molte donne seguono la tendenza di indossare capi che lasciano scoperto l'ombelico. Per la quotidiana vita professionale un capo siffatto è tabù". Ma l'ombelico scoperto è una minaccia ben oltre quanto descritto. Infatti si specifica che "nella vita professionale l'immagine dell'impresa potrebbe essere compromessa da personale che indossa capi che lasciano scoperto l'ombelico". 

 

L'uomo quando indossa, normalmente, una giacca o un panciotto deve slacciare l'ultimo bottone per evitare di appesantire la sua figura e cravatta e postura devono essere come segue.

 

 

E per la sera? "In Sudtirolo non esiste a tutt'oggi manifestazione pubblica che richieda o per la quale sia adeguato il frac - spiega il gruppo ai suoi collaboratori -. L'uomo sarà vestito correttamente per tutte le occasioni celebrative serali con uno smoking o un abito da sera scuro. (...) La farfalla che si indossa con lo smoking sarà semplice e nera. Le scarpe dello smoking sono di cuoio verniciato molto liscio". E se l'uomo è elegante la donna, non può che seguire: "Se l'uomo indossa lo smoking, la donna indosserà un abito da sera lungo. Originariamente l'abito da sera lungo copriva il malleolo. (...) Per vestito da sera si intende un vestito nero, grigio scuro o blu scuro. Il nero è da preferirsi a tutti gli altri colori". 

 

E se qualcuno muore? Ovviamente (siamo ironici, ci teniamo a specificarlo, perché questa visione patriarcale e sessista ci imbarazza) le condoglianze dovrebbero essere accolte da "due, massimo tre parenti maschili del defunto. Solo in mancanza di parenti maschili saranno le donne a farsi carico dell'incombenza. L'uso frequente (e logico aggiungiamo noi nel 2018 in Europa ndr)  in cui si vede l'intera famiglia, bambini piccoli compresi, disposti in fila ad accogliere le condoglianze, è poco piacevole sia per i congiunti che per chi porge le condoglianze". E il lutto? "In passato era previsto osservare un periodo di lutto di 12 mesi per la vedova e 6 mesi per il vedovo (aridanghete ndr) - spiega ancora la guida - Molti considerano oggi inadeguato questo periodo che è stato in uso fino alla metà del XX secolo. Del resto un periodo di lutto è sempre ragionevole, non da ultimo per motivi personali".

 

E per passeggiare? "La regola vuole che sia l'uomo a camminare sul lato più vicino al traffico stradale, in altre parole, egli sceglierà per sé il lato più pericoloso e offrirà alla donna il lato interno, quello più sicuro". Ma, oggi giorno, ci sono le aree pedonali e quindi in questi casi come si deve regolare? Semplice ci pensa la religione cristiana a darci una mano: "Nelle zone pedonali (...) il lato privilegiato è quello destro. Questo principio vale soprattutto nel mondo occidentale, fortemente influenzato dalla religione cristiana. In numerosi passi delle Sacre Scritture e nel Credo si pone in rilievo il fatto che il lato destro è quello superiore e più importante". 

 

L'inquietante quadretto è servito. 

 

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