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Vendemmia, i Vignaioli ottimisti: ''Ma bisogna adattarsi al cambiamento del clima e alzare la qualità''

Anche quest’anno gli oltre 60 soci del Consorzio si sono mossi e si muoveranno nel solco del Manifesto. Lorenzo Cesconi: "Bisogna produrre meno e non ovunque, solo così si possono valorizzare territorialità e identità"

Foto di Giorgio Dalvit
Di Luca Andreazza - 30 agosto 2018 - 06:01

TRENTO. "Dopo un’annata come quella del 2017, che verrà ricordata per le difficoltà che ha imposto in ogni fase, tra gelate primaverili e violente grandinate estive, il 2018 si presenta in modo certamente meno problematico", queste le parole di Lorenzo Cesconi, presidente dei Vignaioli del Trentino.

 

Insomma, il comparto è ottimista per quanto riguarda qualità delle uve, "anche se - evidenzia il presidente dei Vignaioli - non esistono stagioni dall’andamento lineare: ogni annata è segnata da una variabilità climatica imprevedibile, che sollecita la vigna e le impone forti stress: siccità o quantità eccessiva di piogge, temperature anomale o eventi calamitosi, sono tanti gli aspetti da prendere in considerazione". 

 

Parlare di “straordinarietà” ormai è fuori luogo: in agricoltura è, infatti, necessario assumere la consapevolezza di un cambiamento climatico che ha stravolto regole e prassi, abitudini e convinzioni. "Questo - aggiunge Cesconi - ci impone stagione dopo stagione una sempre maggiore capacità di adeguare le nostre valutazioni e i nostri strumenti di intervento". 

 

In viticoltura, in particolare, è sempre più importante orientarsi alla qualità, abbandonando una volta per tutte modelli produttivi tesi alla maggior quantità possibile. "Anche in una stagione come questa, infatti, è evidente che chi non ha voluto ridurre le rese - prosegue - ha imposto alla vite tensioni che incidono negativamente sui fattori che condizionano la qualità delle uve". 

 

"Quest’anno, come l’anno precedente e com’è sempre più inevitabile - evidenzia Cesconi - solo chi ha lavorato nel segno dell’equilibrio della pianta, può trarre dalle vigne la maggiore qualità per ottenere un vino davvero espressione del terroir: questo vale tanto più in un territorio di montagna come il nostro, che può ottenere riconoscibilità e credibilità solamente con una produzione enologica di eccellenza". 

 

Anche quest’anno gli oltre 60 soci del Consorzio si sono mossi e si muoveranno nel solco del Manifesto. Un piano che prevede impegno all’abolizione dei concimi chimici di sintesi e dei diserbanti, rese a ettaro di almeno il 20% inferiori rispetto ai valori di produzione delle denominazioni in vigore in provincia, inammissibilità del “supero di campagna”, divieto assoluto di acquisto di uve, mosti e vini provenienti da fuori regione. 

 

"Un 'codice di comportamento', in campagna e in cantina - conclude Cesconi - che indirizza le nostre produzioni sulla strada di qualità, sostenibilità e territorialità, veri e propri architravi del nostro lavoro e della nostra filosofia produttiva. Questi i valori da cui partire, in una sempre più necessaria revisione dei disciplinari delle denominazioni: con il coraggio di chi sa che qualità significa produrre meno e territorialità si traduce in produrre meglio e non ovunque".

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