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Violenza sulle donne, l'identikit del maltrattante: il 92% è padre, il 75% ha un lavoro fisso, il 65% è di nazionalità italiana

Gli esperti: "Gli episodi sono spesso legati alla difficoltà di gestire le proprie emozioni, ma cambiare è possibile". Ecco un test per cogliere i campanelli d'allarme

Foto d'archivio
Pubblicato il - 11 dicembre 2018 - 10:34

ROVERETO. Compagni, con un lavoro fisso e senza problemi di dipendenze o psichiatrici. "Persone che, fuori dalle mura domestiche, spesso conducono una vita normale". Questo l'identikit del "maltrattante trentino" che emerge dai dati raccolti in sei anni di attività nell'ambito del progetto CambiaMenti, promosso e gestito a Rovereto da Fondazione Famiglia Materna in collaborazione con Alfid.

 

Dal 25 novembre è in corso una campagna di sensibilizzazione finanziata dall'Unione Europea e promossa dal Coordinamento europeo Work With Perpetrators dei centri di ascolto specializzati nella "rieducazione degli autori di violenza sulle donne". In Trentino l'iniziativa è curata da Fondazione Famiglia materna e Alfid che, proprio in questo contesto (alla presenza dell'assessore del Comune di Rovereto alle Politiche sociali Mauro Previdi e della collega all'Istruzione Cristina Azzolini), hanno presentato l'operato di CambiaMenti e "l'identikit del maltrattante trentino".

 

Da quando esiste, il progetto ha seguito "33 uomini, il 54% dei quali aveva agito violenze gravi e continuative verso la partner, anche in presenza dei figli", spiega la direttrice di Fondazione Famiglia Materna Anna Conigliaro Michelini. Secondo i curatori del progetto il profilo del "maltrattante trentino (come nel resto del mondo) è piuttosto distante da quello del mostro che qualcuno immagina: il 92% è padre, il 75% ha un lavoro fisso, il 65% è di nazionalità italiana". Poi: "L'83% non è dipendente da alcool, droghe o dal gioco; il 97% non ha problemi psichiatrici. Di questi uomini il 30% ha però una caratteristica comune: da piccolo ha assistito a fenomeni di violenza. Si tratta in genere di persone isolate emotivamente, che fanno fatica a esprimere i propri sentimenti, cioè a riconoscere le emozioni, sia positive sia negative”. Proprio questo, spiegano gli operatori, "è il primo passo per operare un controllo delle proprie azioni e reazioni".

 

Ancora: "Sono persone che, fuori dalle mura domestiche, spesso conducono una vita "normale", tanto che quando accadono le tragedie, tutti si dicono stupiti". La direttrice Conigliaro Michelini invita a prestare attenzione a eventuali "segnali premonitori": "Il comportamento violento ha origine prevalentemente nel tipo di cultura e di educazione che ci circondano" afferma.

 

La Presidente Alfid Sandra Dorigotti, poi, fa notare "che la possibilità di cambiare è reale": "Occorre agire attraverso progetti psico-educativi al fine di modificare i comportamenti violenti. Ci sono casi di violenza estrema che emergono e purtroppo sono marginali rispetto alla grande percentuale di violenze familiari che intervengono nelle relazioni interpersonali, che spesso durano molto tempo prima di essere riconosciute dalle stesse vittime".

 

In quest'ambito la campagna divulga un test che consiste a rispondere alla domanda "Credi che tuo figlio/a o partner possano, a volte, aver paura di te?" elencando cinque situazioni. "Se si risponde sì a più di due domande – è il consiglio – forse è meglio chiedere aiuto".

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