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Alimenti difettati, come comportarsi? Ecco il vademecum del Centro di ricerca e tutela dei consumatori

Si deve distinguere tra ''beni non conformi al contratto'', ''danni da prodotti difettati'' e ''frode in commercio''

Pubblicato il - 10 maggio 2019 - 12:34

TRENTO. L'esempio è quello della marmellata con un nocciolo all'interno che ha provocato la rottura di un dente. Oppure quello del "caso di un sugo di selvaggina che contenga il piombino del bossolo in uso per la caccia". O di un "prodotto alimentare completamente difforme da quanto riportato in etichetta e nella relativa foto". Anche se ovviamente l'auspicio è il contrario, sono questi casi in cui un consumatore può imbattersi nel corso della propria vita. Ad elencarli è il Centro di ricerca e tutela dei consumatori e degli utenti di Trento che spiega come ci si può comportarsi in situazioni analoghe.

 

Il contesto tracciato è quello di un eventuale "difetto di conformità di un prodotto alimentare", di un "prodotto difettato (ad esempio contiene corpi estranei)", o "il cui contenuto non corrisponde a quanto riportato nell'etichetta o alla foto".

 

Cosa fare? Lo spiega il Crtcu: "Nel caso di un bene alimentare non conforme al contratto la norma applicabile è il codice del consumo (in particolare gli articoli 128 e seguenti che disciplinano la garanzia dei beni di consumo): rientra ogni caso di bene alimentare difettato (corpo estraneo all'interno oppure mancanza di un’indicazione obbligatoria in etichetta) o non conforme a quanto riportato in etichetta, foto comprese. In questo caso il consumatore ha diritto a riportare il prodotto al negoziante e chiedere la sostituzione del prodotto con uno equivalente o la restituzione dei soldi".

 

Nel caso invece di un "danno dal prodotto alimentare difettato", spiegano dal Centro, "le norme applicabili sono quelle del codice civile, che fanno sempre salvo il diritto del consumatore al risarcimento del danno derivante dal prodotto alimentare difettato. La controparte del consumatore tenuta al risarcimento sarà il venditore, che, eventualmente, potrà poi agire in regresso verso il produttore".

 

Nel caso infine di una "frode in commercio", dicono gli esperti il riferimento è all'"articolo 515 del codice penale" che "vieta la vendita di prodotti che per qualità, quantità, origine, provenienza siano difformi da quelli dichiarati al consumatore".

 

"In questo caso - è la raccomandazione - si dovrà segnalare la violazione al Nas dei carabinieri o direttamente alla procura della Repubblica".

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