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Da Trento in Africa per aiutare i cuccioli di scimpanzé vittime di bracconaggio. La storia di Federica: ''Valigia pronta, parto martedì''

Daldon raggiungerà lo Chimpanzee Conservation Centre in Guinea: ''Grave rischio di estinzione per questa specie, molto simile a noi, ma le persone non ne parlano''

Pubblicato il - 07 aprile 2019 - 18:56

TRENTO. "Ho finito la valigia e sono pronta a partire". E lo farà presto Federica Daldon, che martedì lascerà Trento per andare in Guinea, dove si fermerà per tre mesi. "Raggiungerò lo Chimpanzee Conservation Centre (qui), un centro che si occupa del recupero e della reintroduzione in natura degli scimpanzé vittime di bracconaggio, all'interno del Haut Niger National Park" racconta.

 

Un parco isolato dalle comunicazioni, dove Federica potrà dedicarsi con tutta se stessa alla sua grande passione. "Il centro - spiega - gestisce un progetto per il recupero e la riabilitazione dei cuccioli di scimpanzé. In Africa, infatti, c'è il grave problema del bracconaggio. I cuccioli, quando vengono salvati, sono traumatizzati perché per prenderli i bracconieri devono uccidere tutta la loro famiglia. E si ritrovano così da soli, tanto piccoli da non essere autosufficienti e ancora non capaci di vivere in gruppo. Un trauma davvero per questi animali molto sociali".

 

Ma cosa spinge a fare del male a questi animali? "I cuccioli sono venduti come animali da compagnia, mentre gli adulti vengono mangiati, la loro carne di animale selvatico è ricercata". Quando vengono recuperati dal Centro i piccoli scimpanzé hanno un bisogno costante di una presenza adulta, spiega sempre Daldon: "Hanno bisogno di un contatto materno, perciò all'inizio vengono affidati a un responsabile che sta 24 ore al giorno con un cucciolo. Poi vengono accompagnati nella crescita, vengono accompagnati nella foresta, gli viene insegnato a procurarsi da mangiare".

 

La passione di Federica ha radici profonde e l'ha portata a fare diverse esperienze in quest'ambito: "Ho studiato Biologia - dice - e, anche se adesso faccio un altro lavoro, questa è rimasta la mia grande passione. Come ho conosciuto queste realtà? Soprattutto tramite Internet. Ho già fatto esperienze in provincia di Bologna, nel Centro tutela e ricerca fauna esotica e selvatica del Monte Adone (qui il sito), e poi nei Paesi Bassi in un centro che si occupa del recupero di animali maltrattati negli zoo e nei circhi. Ciò che mi colpisce sempre è non conoscenza di questi temi delle persone. Perciò mi spendo anche per la sensibilizzazione".

 

"Parliamo di una specie classificata come gravemente minacciata dall'estinzione - spiega Federica Daldon - a causa della distruzione del loro habitat e del bracconaggio. È la specie più simile all'uomo fisicamente e geneticamente. Mettersi di fronte agli scimpanzé è come vedersi allo specchio. Quando ci si confronta con loro cade quest'idea a cui siamo abituati della diversità tra uomo e animale".

 

Quindi il riferimento alle condizioni in cui anche in Italia spesso sono costretti a vivere alcuni esemplari: "Ad esempio nel Centro del Monte Adone, che è l'unico centro di recupero in Italia, ci sono due gruppi di scimpanzé provenienti dal circo. Abbiamo tutti in mente Cita (lo scimpanzé compagno d'avventure di Tarzan, ndr) e i circhi usano quindi gli scimpanzé per fare degli spettacoli. Poi quando sono grandi, vengono abbandonati. Questi di cui parlo, tra l'altro, erano stati chiusi in un carrozzone del circo in spazi di un metro per uno. Il Centro fa in modo che, una volta sottratti, non rientrino nel circolo".

 

Infine il nuovo riferimento alla partenza: "Sono pronta, partirò martedì e starò via tre mesi, tempo in cui collaborerò con lo Chimpanzee Conservation Centre. Non credo mi affideranno un cucciolo perché hanno bisogno di un punto di riferimento per un tempo più lungo, ma spero di poter essere utile". A chi gliene chieda una, Federica accetta di dare una delle pochissime fotografie di una delle sue precedenti esperienze, ma a una condizione, che si ricordi che "non parliamo di animali da compagnia, quindi per il loro bene non si devono scattare delle foto e infatti ciò non avviene nei centri".

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