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Dal Trentino al Manchester United di Best e Bobby Charlton, storia di Carlo Sartori il primo calciatore straniero dei Red Devils

Nato nel 1948 a Caderzone si trasferì con la famiglia di arrotini in Inghilterra dove a 8 anni venne notato da diversi club per diventare il primo giocatore non britannico a vestire la maglia del mitico club di Manchester. Pochi giorni dopo il debutto si ritrovò a giocare la finale dell'Intercontinentale e poi sono arrivati il gol in coppa dei Campioni, il passaggio al Bologna, alla Spal e la chiusura al Trento

Di Luca Pianesi - 11 agosto 2019 - 18:38

TRENTO. E' stato il primo giocatore straniero a vestire la maglia del Manchester United; nella sua seconda partita ufficiale con la prima squadra allenata da sir Matt Busby, entrerà al posto di tale George Best; pochi giorni dopo cercherà di convincere il guardialinee Lo Bello a non espellere ''Bestie'' nella finale di Coppa Intercontinentale con l'Estudiantes spiegandogli, in italiano, che da tutta la partita gli argentini lo stavano provocando e quel pugno a Medina non contava niente; per non parlare dell'amicizia con Bobby Charlton e di quella Coppa Italia vinta con il Bologna da italiano, straniero tra italiani. E' una storia d'altri tempi questa, una storia che comincia nel 1948 in Val Rendena e racconta di un emigrante trentino, Carlo Sartori, portato via da Caderzone dalla sua famiglia quando aveva solo 10 mesi. 

 

In cerca di fortuna la terra promessa si chiama Inghilterra e così il piccolo Carlo finisce prima nel ''ghetto italiano'' di Manchester (Ancoats) e poi si sposta, sempre con i parenti, nel quartiere operaio di Collyhurst dove i ''moleta'' (gli arrotini) aprono bottega. Piano piano si sviluppano sempre di più e nascono i Sartori Sharpening Services. Lui studia, lavora con la famiglia e quando può gioca a pallone. Sogna di diventare Denis Law, che con i Red Devils segnerà qualcosa come 171 gol in 309 partite e vincerà il Pallone d'Oro nel '64 (oltre a una Coppa Campioni, due campionati inglesi e una coppa d'Inghilterra). A 8 anni finisce nel mirino di Everton, Brunley e West Bromwich ma è il Manchester United a farsi davvero vivo, bussando alla porta di casa con il procuratore Armstrong che tra un tè con la madre e due chiacchiere con il piccolo lo tessera con le giovanili del club.

 

 

Comincia la cavalcata per il giovane italo-inglese. Gioca con la squadra B e, mentre aiuta la famiglia di arrotini, infila sei gol in sei partite e poi nel maggio del 1965 il Manchester decide di blindarlo con un contratto da professionista: è il primo straniero, non britannico, della storia dei Red Devils. E sarà anche il primo straniero a giocare con quella maglia. Succede il 9 ottobre 1968: lui ha il numero 12 sulle spalle: entra contro il Tottenham, gioca con i grandi Charlton, Best e il suo mito Denis Law e rischia anche di fare gol. Nelle partite successive rischia di scalzare, come ala destra, proprio il grande calciatore scozzese. Segna anche in Coppa Campioni contro l'Anderlecht su assist di Paddy Crerand. E' italiano (a 8 anni il primo ritorno a Caderzone dove riscopre parenti, amici di famiglia, paesani) ma si sente anche inglese e lì non gli viene fatto pesare.

 

 

 

 

 

Cosa diversa succederà in Italia. Nel '73 il Bologna fa di tutto per averlo alla sua corte ma ci sono problemi perché provenendo da una federazione straniera non può essere tesserato in Italia e poi c'è il militare ancora da fare. Ha 25 anni e durante la leva lo infilano, e non poteva essere altrimenti, nella nazionale militare e va in Congo per la specifica Coppa del Mondo. Con lui ci sono militari-calciatori come Oriali, Furino, Graziani, Bordon, Vavassori: vincono e conquistano la medaglia d'oro. Sul piano burocratico si sblocca la situazione: via libera ai calciatori provenienti da federazioni straniere purché nati in Italia. I compagni, però, non lo amano e dopo un buon avvio in Coppa Italia con il Bologna (vincerà anche il trofeo) finirà tra le riserve. 

 

Da quel momento un difficile peregrinare tra Spal, Benevento in serie C, poi Lecce in B con il quale si leva belle soddisfazioni (in Coppa Italia, per esempio, batte ''da solo'' i campioni d'Italia del Torino guidati da Pulici-Graziani-Pecci). Nel club pugliese resta per tre anni collezionando 100 presenze e 10 gol. Passato al Rimini nel '79, in serie C, riuscirà a vincere il suo unico campionato e a tornare in serie B dove giocherà per altri due anni. Poi la chiusura di carriera, dove se non a ''casa sua''? Dal 1982 al 1984 vestirà la maglia gialloblù del Trento in serie C1. L'emigrante trentino, dopo lungo peregrinare, e grandi soddisfazioni raggiunte, era tornato nella sua terra d'origine ma la sua storia non poteva finire qui. C'era un lavoro da finire a Manchester. La famiglia aveva bisogno di lui e così ecco il ritorno in Inghilterra dove ha lavorato come arrotino fino a pochi anni fa. Negli scorsi giorni Sartori era di nuovo nella sua Caderzone dove spesso torna da vero emigrante che si divide tra il Trentino e Manchester.

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