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Il Bunker Museum di Dobbiaco dà il benvenuto ad un tank Sherman. Un carro armato USA giunge al Vallo Alpino

L'acquisto vuole arricchire una mostra nata dalla volontà di creare un luogo di conoscenza, valorizzazione e pace. Il sistema di fortificazioni voluto dal fascismo è al centro di un progetto di recupero

Di Davide Leveghi - 04 agosto 2019 - 13:34

DOBBIACO. Il Bunker Museum di Dobbiaco, in Alto Adige, ha dato il benvenuto ad un nuovo acquisto, un carro armato americano Sherman. In un progetto nato dalla volontà di recuperare una delle strutture della cintura difensiva del Vallo Alpino ed al tempo stesso di creare un luogo di memoria e riflessione sulla travagliata storia novecentesca dell'Alto Adige, il nuovo pezzo da museo arricchirà l'esposizione nel comune pusterese.

 

Luogo di conoscenza e riflessione dei nodi storici che videro il territorio altoatesino protagonista nel secolo passato, dall'annessione alle Opzioni, dall'invasione nazista alla Guerra fredda, il museo si propone di guidare studentesche e visitatori in un viaggio non solo di recupero di un patrimonio storico dismesso ma anche di riflessione sulle tensioni nazionali e sulla pace.

 

Utilizzato nel corso della Guerra fredda dalle truppe Nato, in difesa da una possibile invasione sovietica, il sistema di fortificazioni fu costruito durante il regime fascista con l'intento di creare una cintura difensiva sulla Alpi. Le tensioni italo-tedesche, nonostante la firma del Patto d'Acciaio del maggio 1939, attorno al futuro dell'Austria ed al destino dei tedescofoni sudtirolesi, spinsero Mussolini ad accelerare i lavori di costruzione del cosiddetto Vallo Alpino, comunemente conosciuto come “linea non mi fido”.

 

Dopo l'uccisione nel 1934 del cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss, amico e protetto del dittatore italiano, in un tentato putsch nazista volto all'annessione di Vienna al Reich, episodio che portò al bordo della guerra i due totalitarismi neri, vennero mandate al Brennero alcune divisioni dell'esercito regio. Gli sviluppi della espansione nazista, con l'occupazione della Cecoslovacchia e l'attacco alla Polonia, spinsero definitivamente ad erigere il complesso di fortificazioni, mai completato per lo scoppio della guerra.

 

Un complesso, da Passo Resia alle montagne frontaliere venete, che l'esercito italiano non sarebbe mai riuscito, in realtà, ad utilizzare. La discesa tedesca nella penisola per l'invasione della Sicilia da parte degli Alleati, a ridosso del 25 luglio 1943 con la destituzione di Mussolini, e poi l'8 settembre avrebbero concorso ad una disorganizzata quanto disperata e inutile reazione delle truppe italiane contro l'esercito tedesco.

 

Le fortificazioni, utilizzate successivamente, come detto, dalle truppe Nato durante la Guerra Fredda, sono state dismesse a partire dal 1992, e passate sette anni dopo in possesso alla Provincia di Bolzano. Il Bunker Museum punta al loro recupero e alla loro valorizzazione.

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