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In Trentino-Alto Adige ci sono 247 persone scomparse nel nulla. 21 i cadaveri in attesa di essere identificati

In Italia ogni anno si denuncia la scomparsa di migliaia di persone. Nel 75% dei casi vengono rintracciate, ma dal 1974 ad oggi sono quasi 60mila i soggetti svaniti nel nulla. In maggioranza minorenni stranieri, le scomparse coinvolgono anche anziani malati e minorenni in conflitto con la famiglia. L'allontanamento volontario è la causa principale

F.to tratta da internet
Di Davide Leveghi - 25 agosto 2019 - 12:17

TRENTO. A volte si desidera scomparire, ma tutto quello che si vuole è essere trovati, recita un famoso aforisma. Ed il ritrovamento, fortunatamente, avviene nella maggior parte dei casi: da quando, nel 2007, fu istituita la figura del Commissario straordinario del governo per le persone scomparse, la percentuale di ritrovamenti è cresciuta dal 68.5% al 74.8% del giugno di quest'anno.

 

Se nel 2018 le denunce di scomparsa sono state quasi 230mila, di queste 172mila circa sono state rintracciate, 58mila no. E se i ritrovamenti sono aumentati, d'altro lato pure le scomparse sono incrementate, a dimostrazione che il fenomeno non è affatto regressivo.

 

Chi sparisce è in una percentuale più alta uomo, straniero e minorenne. Sono proprio i minorenni stranieri, probabilmente fuggiti dai centri per l'immigrazione verso altri Paesi, a rappresentare i soggetti maggiormente interessati dal fenomeno. L'allontanamento volontario, non a caso, è il motivo più frequente nei casi di denuncia di sparizione.

 

Ma ciò, come fotografato dalla relazione semestrale del giugno 2019 sulle persone scomparse, la ventunesima dall'istituzione del Commissario straordinario del governo nel 2007, può risultare idea fuorviante, come dimostrerebbero vari casi che hanno colpito l'opinione pubblica nazionale. “La scomparsa di una persona è un evento dai contorni non sempre definiti e, se è pur vero che non sempre la scomparsa sia configurabile come ipotesi di reato, è anche vero che non è pacifico che la scomparsa sia sempre volontaria – si legge nella relazione - Insomma il fenomeno delle persone scomparse è stato per molto tempo sottovalutato ed ignorato sia per i più disparati motivi di ordine sociale e criminale, sia per le difficoltà delle istituzioni e delle forze di polizia chiamate a fronteggiare un fenomeno non riconducibile ad un unico aspetto investigativo”.

 

Da qui la scelta di dar vita, anche su stimolo delle istituzioni europee, ad un Commissario straordinario, ruolo ricoperto attualmente dall'esperta prefetta Giuliana Perrotta, in carica dal marzo di quest'anno. Un'istituzione nata dunque con lo scopo di assicurare il coordinamento tra le amministrazioni statali competenti in materia, di monitorare l'attività dei soggetti impegnati a fronteggiare il fenomeno e di favorire il confronto tra i dati a carattere nazionale su persone scomparse e cadaveri non identificati e quelli a carattere territoriale.

 

Potenziato nella sua efficacia dalla sinergia tra prefetture e forze dell'ordine, il Commissariato, nonostante la mancanza di fondi, ha col tempo allargato le sue competenze e i mezzi a disposizione, contribuendo all'affinamento di strumenti come il Registro nazionale per i cadaveri non identificati, la Consulta nazionale per le persone scomparse – formata dal Commissario, dai rappresentanti delle Associazioni nazionali dei familiari delle persone scomparse, dai volontari impegnati in questo settore e dalle istituzioni con il compito di assicurare un confronto permanente e continuo su questo tema - la banca dati del Dna, utile ad incrociare i dati delle persone scomparse con quelli dei familiari.

 

I dati rilasciati dalla relazione registrano un saldo nazionale di 59044 persone scomparse e non ancora rintracciate nel periodo che va dall'1 gennaio 1974 al 30 giugno 2019. In Trentino-Alto Adige, con un numero lievemente superiore in provincia di Bolzano, sono 247 le persone non ancora ritrovate, ben 12 in più rispetto al record del 31 dicembre 2018 – questo dato non specifica quanti siano stati ritrovati nel frattempo.

 

La classifica delle regioni italiane con più persone scomparse e non rintracciate vede la nostra regione piuttosto in basso (quartultima), con un numero invece decisamente alto per quanto riguarda Sicilia (14.350), Lombardia (4306) e Lazio (4236). Considerando che i soggetti più interessati sono proprio i minori non accompagnati stranieri, si comprende l'entità del caso siciliano.

 

 

Nei primi mesi del 2019 il numero di persone scomparse ha registrato una media mensile superiore alle 1100 unità, di cui il 63% sono state rintracciate. E se, come detto, sono gli stranieri a rappresentare il gruppo più numeroso tra i minorenni – con percentuali piuttosto schiaccianti -, tale situazione sfuma nel caso dei maggiorenni fino a ribaltare le proporzioni nel caso degli ultrasessantenni – a grande maggioranza italiani – a causa spesso di malattie degenerative come l'Alzheimer.

 

Se gli anziani vengono spesso ritrovati, specie laddove le ricerche iniziano tempestivamente, anche per i minorenni italiani la percentuale di risoluzione positiva dei casi raggiunge il 93.7%. Ciò comunque non restituisce la drammaticità e la pericolosità del fenomeno, visto che se da una parte i casi molte volte risultano essere legati a “microfughe” adolescenziali per conflitti in famiglia, dall'altra si possono verificare spiacevoli avvenimenti nel corso della scomparsa. Per questo il Commissario ha lavorato pure attraverso la prevenzione, promuovendo incontri nelle scuole e diversi progetti, come quelli pilota in Lazio e Campania.

 

In conclusione, l'attività del ritrovamento delle persone scomparse si è dimostrato in un buon numero di casi positiva, anche se piuttosto complicata. Basti pensare ai numeri di cadaveri non ancora identificati – ben 919, 21 per il Trentino-Alto Adige, di cui 4 ritrovati in specchi o corsi d'acquacollegati spesso alla tragica traversata del Mediterraneo, risoltasi in catastrofici naufragi – sono 1724 i cadaveri non identificati ritrovati nelle isole e nelle tre principali regioni meridionali.

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