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La ''Madonna del Rosario'' del Domenichino portata via durante la Grande Guerra. L'appello: ''Condividiamo in tutta Italia, ritroviamola''

L'opera si trovava nella Pieve di Strigno ed ha un alto valore artistico e storico culturale per la comunità. L'assessore alla cultura del Comune di Castel Ivano, Giacomo Pasquazzo lancia l'appello: ''Molte opere della Valsugana sono finite a Firenze ma potrebbe essere ovunque. Con le nuove tecnologie forse possiamo ritrovarla''

Di Luca Pianesi - 03 maggio 2019 - 20:43

CASTEL IVANO. L'obiettivo è chiaro: ritrovare una ''Madonna del Rosario'' portata via dalla Pieve di Strigno durante la Grande Guerra, circa 100 anni fa. La squadra che andrà a comporre i ''Monuments Man'' incaricati della missione è la migliore: siete voi tutti che vorrete aiutare questa ricerca. L'appello lo lancia l'assessore alla cultura del Comune di Castel Ivano, Giacomo Pasquazzo e il Dolomiti si fa tramite di questa ''#recuperarte''. 

 

Di cosa parliamo lo spiega lo stesso assessore. Ecco il suo messaggio.

 

La tradizione attribuisce questa "Madonna del Rosario" al Domenichino (Bologna, 21 ottobre 1581 † Napoli, 6 aprile 1641 - al secolo Domenico Zampieri, originario di Bologna). È impressionante il richiamo alla tela del Vasari, realizzata qualche decennio prima, ora esposta nella cappella Bardi nella basilica di Santa Maria Novella a Firenze: provate a fare una semplice ricerca online e subito il richiamo balzerà allo sguardo.

 

Questo dipinto rappresentava "la Vergine del Rosario fra santi domenicani entro la corona dei Misteri, e ai lati, in basso, moltissimi personaggi di casa Passinger", che avevano commissionato l'opera e la avevano offerta alla Pieve di Strigno. Secondo gli atti delle visite pastorali del 1912, questo dipinto era collocato presso la chiesa, o meglio "in cornu Evangelii trovasi un altro quadro rappresentante la Madonna del Rosario e attribuito a Domenichino".

 

Di quest'opera ne hanno parlato storici quali Suster (che ha scattato questa magnifica fotografia più di un secolo fa: sbalorditivo!), Gerola, Moschetti e Fabris, oltre ad un anonimo sulle colonne del bollettino locale "Campanili Uniti". Quest'opera risulta scomparsa dall'epoca della Grande Guerra. 100 anni di irreperibilità.  È un'opera importante dal punto di vista artistico ma ancora più importante dal punto di vista storico locale: molte sono le possibili ricerche, in primis quelle relative all'attribuzione certa dell'opera oppure quelle relative al titolo della stessa.

 


 

Chissà quale mano avrà asportato quest'opera dalla chiesa parrocchiale. Chissà per quale motivo. Si badi bene, molte opere vennero trasferite dai vari eserciti in conflitto: i soldati volevano infatti preservarle e custodirle, lontano dal furore bellico. E mi auguro che sia proprio questo il caso. Nella maggior parte dei casi, queste opere finirono (per quanto riguarda la Valsugana orientale) a Firenze. Sarebbe davvero straordinario ritrovare quest'opera dopo cento anni. E credo che sia importante utilizzare un mezzo comunicativo come questo per ritrovare una piccola opera d'arte, nonché una parte importante di storia e di religiosità locale.

 

A cento anni di distanza, spero che sia possibile "recuperare" una memoria d'arte che la guerra ha disperso. Sì, perché la guerra distrugge e sottrae, sempre. Ora fiducia e speranza non possono mancare. La tecnologia permette di realizzare imprese considerate impossibili fino a qualche tempo fa. "Recuperarte" va intesa come espressione dialettale che può essere tradotta con "recuperarti". "Recuperarte" vuole anche essere un gioco di parole: quindi è anche e soprattutto "recuperare l'arte". Quella scomparsa. Quella nascosta.

 

Proviamoci. Recuperiamo l'arte e non dimentichiamola. Nell'universo infinito dell'arte, cogliamo ogni particolare (anche il più piccolo).

 

#obiettivo #recuperarte 

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