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Marroni di Castione, un'eccellenza trentina famosa in tutta Europa. Da qui è partito il progetto che ha salvato i castagni italiani

Una tradizione centenaria, quella della coltivazione del castagno. Fulvio Viesi, presidente dell'Associazione Tutela Marroni di Castione: "Quest'anno la produzione risente degli sbalzi climatici. Ma i frutti sono belli e sani". Da qui è partita anche la lotta alla vespa del castagno. "Gli insetti antagonisti che abbiamo allevato a Castione sono arrivati fino ai castagneti calabri e siciliani". Sabato e domenica la festa dedicata alla regina dell'autunno

Di Arianna Viesi - 15 ottobre 2019 - 20:18

CASTIONE. Quella legata ai marroni di Castione è una tradizione centenaria che, da generazioni, si tramanda di padre in figlio. Proprio in questi giorni si sta ultimando la raccolta. Difficile ancora stimarne con precisione la portata. C'è un vecchio detto, molto diffuso tra gli anziani del paese, che recita così: "I marroni e le castagne si pesano il 32 ottobre". Tradotto: finché la raccolta non è completamente finita è pressoché impossibile valutarne l'andamento.

 

"Anche quest'anno - racconta Fulvio Viesi, presidente dell'Associazione Tutela Marroni di Castione e Vicepresidente Nazionale delle Città del Castagno - sembrava dovesse essere un'annata eccezionale, come quella dello scorso anno. In effetti, questa è un annata molto buona: per pezzatura dei frutti. I marroni sono sani; anche la cidia, il cosiddetto verme della castagna, è poco presente. Ma non raggiungeremo le quantità che abbiamo raggiunto nel 2018: un anno eccezionale per i marroni".

 

Le piante, quest'anno, hanno probabilmente risentito di piccole variazioni climatiche. "La fioritura - continua Viesi - come quella dei meli e delle viti, quest'anno ha ritardato un po'. Inevitabilmente, quindi, ha subito sbalzi di calore e piogge. Un clima altalenante, insomma, che ha leggermente frenato la produzione. I ricci che si potevano osservare tra i rami erano molti, beninteso. Significa che i fiori sono stati fecondati. Ma, nell'ultima fase, i frutti non si sono sviluppati. Anche per questo abbiamo marroni di grossa pezzatura: perché all'interno del riccio spesso abbiamo un frutto solo e non due o tre come accade solitamente".

 

I castagni sono alberi secolari, maestosi e resistenti. Silenziosi custodi del borgo. Negli ultimi anni, però, hanno dovuto fare i conti con un parassita che, lentamente, li stava mettendo in ginocchio: il cinipide galligeno, altrimenti noto come vespa del castagno. Quest'insetto attacca la pianta e causa la formazione, su germogli e foglie, di protuberanze dette galle nelle quali poi la larva compie il proprio ciclo vitale. Un parassita nocivo, insomma, che porta al deperimento della pianta (e, conseguentemente, al calo della produzione). Meglio: ha portato.

 

Il passato prossimo è d'obbligo. La vespa del castagno, infatti, è stata (quasi) completamente debellata grazie ad uno speciale tipo di lotta biologica partita proprio da Castione ed arrivata fino in fondo allo stivale.

 

"Castione - continua Viesi - è stata capofila a livello nazionale nell'introduzione, e nella moltiplicazione, dell'antagonista naturale del cinipide: il torymus sinesis. Grazie alla collaborazione con l'Università di Torino e altri enti prestigiosi, siamo riusciti ad introdurre nei nostri castagneti quest'antagonista che ha riportato l'equilibrio tra le nostre piante. Come associazione, siamo anche riusciti a creare un vero e proprio 'allevamento' di torymus sinesis. Ne abbiamo favorito e ne favoriamo la moltiplicazione, abbiamo milioni di galle conservate e attrezzature specifiche. Abbiamo poi distribuito questi insetti in tutta la regione, ma non solo. Gli insetti, partiti da qui, da Castione, sono arrivati fino ai castagneti calabri e siciliani".

 

Una soluzione semplicissima dunque, e naturale.

 

"La castagna è uno dei pochi prodotti totalmente naturali. Ecco quindi il significato e il valore della lotta biologica. Salviamo il frutto utilizzandone la sua stessa naturalità. Per questo progetto, un'eccellenza trentina a livello nazionale, abbiamo ricevuto apprezzamenti anche dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Ora esistono campi di moltiplicazione del torymus sinesis in tutta Italia".

 

Il marrone di Castione è un prodotto d'eccellenza del nostro territorio. Ma qual è la differenza, che genera ancora molta confusione, tra castagna e marrone?

"La cosiddetta castanea sativa europea nasce spontaneamente dal seme. Il marrone di Castione, invece, è stato ottenuto secoli e secoli fa tramite innesto. Il marrone è più grande, la buccia si toglie più facilmente, ha un pregio maggiore. Nei secoli, insomma, attraverso una serie di innesti, la specie è stata adattata al clima e al terreno. Il risultato? Un frutto invidiato in tutta Europa".

 

In Italia i marroni costituiscono circa il 10% dell'intera produzione. Il resto sono castagne, castagne spontanee che assumono caratteristiche diverse di luogo in luogo. "Per semplificare si potrebbe dire che il marrone è una sorta di castagna addomesticata, mentre tutti gli altri tipi sono selvatici".

 

Il castagneto di Castione, che cinge il borgo e accompagna i declivi verso valle, è il primo in Trentino per estensione. Il 30% della produzione provinciale viene da qui. E, qui, il castagno non è mai stato abbandonato. "La continuità della tradizione, questo è il grande pregio del nostro castagneto".

 

Una tradizione centenaria che, da generazioni, si tramanda di padre in figlio, si diceva. Castione, nei secoli scorsi, era nota in mezza Europa non solo per le castagne. Lo era, soprattutto, per i marmi che, qui, venivano estratti e lavorati. Castione era patria di abili scultori che, con maestria e ingegno, hanno decorato altari e chiese del Tirolo (ma non solo) tra '600 e '700. Due famiglie in particolare si sono distinte in questa peculiare arte: i Benedetti e i Sartori. Insieme ai marmi, i mastri scalpellini esportavano a Innsbruck e Vienna il prodotto d'eccellenza del loro paese: il marrone di Castione, conosciuto in tutto l'arco alpino.

 

"Nei secoli scorsi tutti a Castione avevano almeno un castagno. All'inizio del secolo scorso, mio zio, Giacomo Canali - continua Viesi - esportava marroni a Graz e in tutta l'Austria. Mi aveva raccontato che si era chiesta una banchina alla stazione di Mori per caricare i marroni. La produzione, in quei decenni, si attestava sui 1.000/ 2.000 quintali. L'anno scorso, per intenderci, che è stato un anno eccezionale, ne abbiamo fatti 500".

 

Ancora oggi i castanicoltori di Castione praticano la battitura. Un'usanza tradizionale che si tramanda da secoli. Si sale sull'albero con la "pertega" (una lunga asta solitamente realizzata in bambù) e se ne percuotono i rami per far cadere tutti i ricci. "Questa è una cosa molto importante - spiega Viesi - perché permette di raccogliere tutti i ricci e i marroni del castagno in un solo giorno. Ma è una cosa importante soprattutto per questo: nella ricciaia (il grande mucchio di ricci ammassati) avviene una fermentazione naturale che permette al frutto di conservarsi più a lungo. Pensa che 40, 50 anni fa i marroni della ricciaia costavano di più perché si conservano di più rispetto a quelli sgranati (quelli già usciti dal riccio)".

 

Il 19 e 20 ottobre, per celebrare la regina dell'autunno, a Brentonico, si svolgerà la tradizionale festa della castagna. Visite guidate al castagneto, musica, prodotti tipici e un menù dedicato: si va dall'orzotto ai marroni di Castione ai dolci tutti a base di castagne, dalla birra di castagne al Marroncino di Castione, un liquore - non serve nemmeno dirlo - a base di castagne. Ah, e ovviamente ci saranno loro: le caldarroste.

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