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Nonostante la disabilità raggiungono una delle cime del Kenya. Martinelli: ''Un'impresa in un Paese dove le opportunità per queste persone sono quasi nulle''

La missione si chiamava Stretching Our Limits ed è stata organizzata da L’Arche Kenya di Nyahururu insieme alla Fondazione Fontana Onlus di Trento, in occasione dei dieci anni di attività a favore delle persone con disabilità. La spedizione con anche una sedia joelette ha raggiunto quota 4.985 metri per dimostrare che se si è uniti i limiti restano solo nella testa delle persone

Pubblicato il - 16 settembre 2019 - 12:22

KENYA. In cima a una delle vette del Monte Kenya a 4.985 metri di altezza a bordo di una ''joelette'' nonostante le disabilità mentale o fisica per ribadire che, uniti, se si fa squadra, i limiti sono solo nella testa delle persone. Quella centrata pochi giorni fa in Kenya da un gruppo di escursionisti, rientra davvero nelle imprese storiche dell'alpinismo

 

Simbolo di questa iniziativa Musa, un ragazzo di 27 anni con disabilità fisiche e mentali, che ha partecipato alla spedizione trasportato a spalla dagli amici e compagni di scalata su una speciale sedia a rotelle che facilita l’accompagnamento in montagna di persone con disabilità. Musa è arrivato fin dove rocce e pendenze gli hanno permesso di arrivare, e per le guide del Kenya Wildlife Service “con questa scalata ha fatto la storia”. 

 

L'arrivo a Lenana Point a quota quasi 5.000 sul Monte Kenya (il secondo monte più alto dell'Africa dopo il Kilimangiaro) ha segnato la riuscita dell’iniziativa “Stretching Our Limits”, evento organizzato da L’Arche Kenya di Nyahururu insieme alla Fondazione Fontana Onlus di Trento, in occasione dei dieci anni di attività a favore delle persone con disabilità. L’Arche Kenya è una comunità di case famiglia per persone con disabilità intellettiva nata in collaborazione con il centro Saint Martin, fondato vent’anni fa da un gruppo di volontari kenyani animati da don Gabriele Pipinato, sacerdote che da sempre collabora con Fondazione Fontana.

 

Il Monte Kenya rappresenta simbolicamente le difficoltà che devono affrontare le persone con disabilità per affermare il loro diritto a una vita dignitosa e a uno sviluppo armonico della persona nel proprio Paese. In Kenya, soprattutto nelle zone periferiche, persiste un forte stigma che rende difficile l’individuazione e l’assistenza alle persone con disabilità. Ancor più difficile è l’integrazione delle persone disabili percepite come un peso per la comunità e quindi impossibilitate ad accedere al contesto sociale, economico e culturale in cui vivono.

 

 

 

 

La salute mentale inoltre è un problema enorme e del tutto trascurato: basti pensare che in tutto il Paese ci sono solo 92 psichiatri (1 ogni 450.000 abitanti) e 41 psicologi (1 ogni 1.000.000 abitanti), la maggior parte dei quali sono a Nairobi. Musa, Ndongo, Alex e Mbaria con la scalata del Monte Kenya hanno dimostrato che gli stereotipi sulla disabilità si possono e si devono superare.

 

Un’impresa fisica e simbolica per sostenere l’avviamento di piccole attività imprenditoriali, come un forno per il pane o una lavanderia, che permettano alle persone con disabilità di misurarsi con il mondo del lavoro e contribuire al sostentamento delle loro case famiglia. Il sostegno all’iniziativa arriverà anche dall’Italia: un gruppo di alpinisti professionisti, tra cui Sergio Martini, alpinista trentino che ha scalato tutti gli 8000, e Giuliano Bressan, Accademico del CAI di Padova, hanno scalato le Piccole Dolomiti, a cavallo fra Veneto e Trentino, con arrivo al rifugio al Rifugio Campogrosso (Recoaro). 

 

“Siamo orgogliosi di aver partecipato a questo progetto e di aver contribuito a distanza alla scalata del Monte Kenya – dice Pierino Martinelli (Direttore della Fondazione Fontana Onlus) -. Nell’area target del progetto, le opportunità di crescita per le persone con disabilità, soprattutto mentali, sono quasi nulle. Difficilmente hanno accesso ad attività al di fuori dell’ambiente privato. Abbiamo dato prova che i limiti sono solo mentali e che realmente si può andare oltre gli stereotipi. La prossima sfida è quella di dare loro un’opportunità sociale e lavorativa, per questo serve l’aiuto di tutti”. 

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