Contenuto sponsorizzato

Pino Dellasega: "L'ictus mi ha cambiato la vita ma ora gli sono grato perché mi ha insegnato a dire grazie ogni giorno"

Il 31 luglio 2018 Pino Dellasega, ex campione nazionale di sci orientamento e fondatore della scuola italiana nordic walking, viene colpito da un ictus che lo costringe per diversi mesi sulla sedia a rotelle. Ora cammina ed è contento. "Quando parlo uso sempre la parola 'nonostante': nonostante l'ictus, posso farcela"

Di Arianna Viesi - 15 settembre 2019 - 19:55

PREDAZZO. "Il 20 luglio 2018 ho fatto i miei ultimi 50 km di camminata da Passo Sella a Moena", inizia così il racconto di Pino Dellasega. Solo undici giorni più tardi, la notte del 31 luglio, viene colpito da un ictus che gli cambia, da un giorno all'altro, la vita. "La vita mi è cambiata in un colpo", continua. "Dai chilometri e chilometri macinati con i bastoncini da nordic walking, mi sono trovato sulla sedia a rotelle".

 

Pino Dellasega, classe 1955 di Predazzo, è stato diciassette volte campione nazionale di sci orientamento e fondatore della scuola italiana nordic walking. Uno insomma che, con le sue gambe (e i suoi fedeli bastoncini), ha letteralmente percorso decine di migliaia di chilometri. Una delle esperienze più significative, in tal senso, è stata la camminata in solitaria da Lourdes a Santiago (camminata che, tra l'altro,  Dellasega ha raccontato nel suo libro Ho camminato con le stelle).

 

"Era la notte del 31 luglio - ricorda - un'improvvisa fitta lacerante alla testa e poi la corsa in ospedale. Ho fatto tre mesi di clinica, a Villa Rosa di Pergine, in sedia a rotelle. Sono tornato a casa solo a fine ottobre - proprio nei giorni in cui Vaia devastava le nostre montagne - e ho iniziato un percorso di riabilitazione, prima con dei fisioterapisti poi da solo".

 

La salita, però, non era finita. A gennaio Pino Dellasega viene colpito da una pleurite e da un'embolia polmonare che lo portano ad essere ricoverato a Cavalese. "Ho continuato a camminare, però. Scendevo nei giardinetti dell'ospedale e camminavo ogni giorno. Ricordo che avevo persino lasciato un solco nel prato: non riuscivo ancora ad alzare la gamba sinistra. Riuscivo solo a trascinarla".

 

Uno dei testi più conosciuti di Dellasega s'intitola Resilienti. Eppure, nonostante il titolo possa far pensare alla sua battaglia contro la malattia, con l'ictus, questo libro, non ha nulla a che fare. "L'avevo scritto un anno prima - dice Dellasega. È strano pensarci ma è come se il mio cervello avesse previsto cosa sarebbe successo. Rileggendo retrospettivamente la mia storia, mi sono accorto quanto sia importante - e veritiero - il concetto di 'sincronicità'. Era stato Gustav Jung, l'allievo di Freud, a teorizzarlo. Secondo questo principio,  la mente vede prima dei nostri occhi. Il nostro cervello vede prima quello che succederà. Credo che Resilienti sia proprio questo. La mia testa ha visto prima quello che sarebbe successo".

 

Il libro raccoglie storie di persone resilienti. Persone che, davanti agli ostacoli della vita, hanno saputo non arrendersi. "Mi è sempre piaciuta la resilienza. E l'idea del libro mi è venuta quando ho iniziato il percorso del Cristo Pensante (un trekking che da Pietralba conduce a Passo Rolle). Avevo tutti contro quando ho provato a realizzare quel cammino. Quella è stata una grande prova di resistenza. Anche fondare la scuola italiana nordic walking lo è stato. Almeno: così la pensavo. Poi, però, è arrivata la malattia e ho capito che la vera resilienza è negli ospedali".

 

"La resilienza - continua Dellasega - è seguire sempre la voce del cuore. Una voce che ti dice che puoi farcela sempre. La resilienza è la forza che tutti noi abbiamo dentro. È la forza che ci permette di non abbattersi". Dellasega, poi, introduce un concetto bellissimo (di cui tutti dovremmo fare tesoro): "Quando parlo, io metto sempre davanti la parola 'nonostante', mentre molti usano la parola 'siccome'. Pensateci come cambiano le cose, come cambia la prospettiva. Si può dire 'Siccome piove, non esco' ma è ben diverso dire 'Nonostante piova, esco'. Così io non dico 'Siccome ho avuto un ictus, non posso farcela', ma 'Nonostante io abbia avuto un ictus, posso farcela'".

 

"La prima settimana non mi son reso contro di quello che mi stava succedendo. Dopo quindici giorni in ospedale, con le infermiere che mi cambiavano, pulivano tutti i giorni, completamente immobilizzato a letto, ho sentito, per la prima volta, un forte senso di scoraggiamento. All'inizio ho fatto molta fatica. Mentirei se dicessi il contrario. Lentamente, però, ho capito che potevo farcela. Quel 'nonostante', di cui parlavo prima, ha fatto davvero la differenza per me".

 

 

Oggi Pino Dellasega cammina e continua la fisioterapia. "Cammino 2/3 km al giorno, faccio palestra, per tenermi in forma. Sono contento. L'unica cosa è che devo imparare ad essere paziente. Lavoro tanto ma i risultati sono pochi. Essendo un'atleta, ero abituato a determinati risultati. Ora tutti i miei sforzi e il mio lavoro portano solo a risultati millimetrici. Devo essere paziente".

 

La cosa sorprendente, nella storia di Dellasega, è che lui, a quell'ictus, è infinitamente grato. "Ora vedo le cose in un'altra maniera, sono molto più belle. Sono diventato molto più creativo. È cambiato anche il mio modo di pensare. Ho capito cose nuove e, soprattutto, l'ictus mi ha fatto rallentare. Andando piano, si vede meglio".

 

Lo scorso 31 luglio Dellasega ha festeggiato il primo anniversario del suo ictus. Sì, l'ha proprio festeggiato, come fosse un regalo. "Devo vederlo così", dice. In occasione della ricorrenza, in un lungo post di facebook, Dellasega ringraziava l'ictus così: " Oggi è un anno e nonostante tutto voglio festeggiarti con positività perché non ti sei preso tutto ma mi ha fatto solamente iniziare un nuovo cammino con un corpo diviso per metà, cambiando il modo di affrontare la vita. Mi sono di nuovo seduto, come un ragazzino, sul banco di scuola per imparare da capo quel movimento che da 64 anni mi accompagnava: il cammino. Grazie ictus per avermi fatto capire il grande valore di quello che avevo ma che davo per scontato, come l’importanza di un passo oppure il solo poter alzarmi la mattina. Grazie perché mi hai fatto capire chi posso ancora chiamare amico e grazie perché mi hai fatto incontrare persone di straordinaria resilienza che sanno ancora sorridere . Grazie perché mi hai fatto capire il valore della conquista del minimo miglioramento che mi serve non per vincere ma per vivere. Mi hai insegnato ogni giorno a dire grazie al mondo, alla vita e alla natura".

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 17 ottobre 2019
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

18 ottobre - 06:01

Dopo lo scontro dei giorni scorsi, non si fermano le polemiche. Il consigliere provinciale Alex Marini ha pubblicato su facebook la notizia che verrà querelato per le dichiarazioni alla stampa sul collega ed altri. Filippo Degasperi risponde, non risparmiando critiche per l'atteggiamento e i diversi punti sollevati dall'intervista incriminata. E chiede ironico: "Ma chi è, Savonarola?"

17 ottobre - 19:13

La vicenda legata alla serata organizzata dall'Udu (e saltata perché ci sono stati dei problemi con la documentazione) è finita sulla prima pagina del Giornale soprattutto per la protesta del Collettivo Refresh contro il giornalista. Una protesta dai toni sbagliati che ha prestato il fianco a una descrizione di Trento da anni di piombo. Bisesti non ha smorzato la polemica mentre il Rettore e l'Udu hanno spiegato come sono andate le cose

17 ottobre - 20:01

L'incidente è avvenuto al confine tra Mantova e Verona. Sul posto la polizia stradale e le forze dell'ordine. Il soccorsi sanitari non hanno potuto far altro che constatare la morte del giovane 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato