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Si chiamano 'cleaners', lavorano in incognito e cancellano foto, video e post da Facebook, Youtube e Instagram: il docu-film fa il pieno a Educa

Ogni operatore ne visiona fino a 25.000 al giorno decidendo se lasciarli o rimuoverli. Lavorano in segreto, spesso da luoghi come i grattacieli di Manila, e per quello che vedono spesso soffrono poi di burnout. Un documentario li racconta

Pubblicato il - 14 aprile 2019 - 15:01

ROVERETO. Ogni operatore ne visiona fino a 25.000 al giorno, decidendo se lasciarle o rimuoverle. Stiamo parlando delle immagini, i video, le frasi che possono o non possono restare postate e pubblicate sui social network e dei ''cleaners'' gli spazzini del web coloro che passano, per professione, al setaccio il web per conto di società, spesso esterne che lavorano per i colossi del digitale. Di loro parlava il docu-film ''Quello che i social network non dicono'' proiettato ieri sera al Melotti di Rovereto nell'ambito della kermesse Educa.

 

Un film che ha incolato alle poltrone gli oltre 400 spettatori che hanno affollato l'auditorium per uno spettacolo davvero forte che ha rappresentato l'evento di punta di ''Educa Immagine''. ''Ignora, cancella, ignora, cancella'' è stato il ritornello ossessivo e martellante che ha accompagnato lo spettatore nell’arco dei novanta minuti del film. Una mole impressionante di lavoro di selezione per un lavoro alienante ma necessario. Le linee guida dei cleaners vietano immagini di nudo, pornografiche, violente, lesive della dignità delle persone, di terrorismo, di sfruttamento minorile. Questi ''spazzini del web'', ''moderatori di contenuti'' – ha raccontato il docu-film – per contratto non possono rivelarsi, devono lavorare in incognito. In luoghi insospettabili, come i grattacieli di Manila, capitale delle Filippine.

 

Ma ci sono altri meccanismi spesso opachi che riguardano la rimozione di contenuti talvolta scomodi politicamente, di dissenso: i social media, portabandiera della libertà di espressione, diventano invece terreno di censura. I giganti del web, ha raccontato ancora il docu-film, fanno inevitabilmente accordi con i singoli governi su cosa va rimosso dalle piattaforme social. E a farlo non provvedono solo algoritmi, ma anche persone in carne ed ossa, che si chiedono perché lo fanno e spesso, di fronte a tante immagini crude, vanno in burnout, cedono psicologicamente. Facebook è il più grande Stato virtuale del mondo, con i suoi tre miliardi di utenti. Su Youtube ogni minuto vengono caricati 500 minuti di filmati. Numeri che danno la misura della pervasività della società digitale, fatta di byte, spesso indistinta e più potente di quella reale, fatta di atomi.

 

Nel dibattito che ha arricchito la visione del docu-film, Piergiorgio Degli Esposti, docente universitario di Processi culturali della comunicazione a Bologna, ha sottolineato come siamo ormai immersi nella cosiddetta «società delle piattaforme». Apparentemente giardini incantati che ci permettono lussi e interazioni infinite. Più un club privato, però, che uno spazio pubblico come crediamo. «Quando un servizio è gratis, il prodotto sei tu, anche se ti illudi di essere il cliente» ha aggiunto Emanuela Zaccone, influencer, esperta di strategie digitali, che ha aggiunto: «Per anni abbiamo detto che quanto di sgradevole viene pubblicato sui social non è colpa del medium. Oggi questa tesi non è più sostenibile, perché i social sono delle vere e proprie media company».

 

Gli hate speech (post che trasmettono odio), la gestione dei profili degli utenti defunti, il difficile confine tra satira e offesa, tra arte e pornografia sono stati altri temi al centro del confronto. «I social sono nati come un gioco nei dormitori dei campus universitari americani. Oggi controllano l’informazione e l’economia a livello globale. Ci mangiano il tempo e noi doniamo loro le nostre informazioni» ha rimarcato il professor Degli Esposti. «Riprendetevi il vostro tempo, siate più critici, diventate cleaners del vostro microcosmo digitale» ha detto la Zaccone, in conclusione, alla platea.

 

L’immagine in altre sue declinazioni è stata protagonista anche di due eventi nel pomeriggio di ieri all’interno di Educa Immagine, la rassegna dell’audiovisivo promossa da Consolida con la direzione artistica di Trentino Film Commission e la collaborazione di tutti i partner del festival EDUCA. ''Quello che i social network non dicono'' è stato realizzato dai documentaristi tedeschi Hans Block e Moritz Riesewieck. ed è nelle sale cinematografiche italiane in questi giorni (dal 14 al 17 aprile come evento speciale).

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