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''Sostenibilità nel turismo: cosa scelgono gli ospiti di domani?'', il Communication Forum di Fiera Bolzano delinea il futuro del settore

Esiste una definizione unica e universale di sostenibilità? Cosa significa essere sostenibili nel settore turistico e alberghiero? Come si costruiscono e si possono comunicare le offerte di vacanza per il turista di domani? A queste e a tante altre domande hanno risposto i relatori del Communication Forum 2019, svoltosi in occasione di Hotel, fiera specializzata per hotellerie e ristorazione di qualità, in programma a Bolzano fino al 17 ottobre

Foto di Marco Parisi
Pubblicato il - 15 ottobre 2019 - 19:19

BOLZANO. "Sostenibilità nel turismo: cosa scelgono gli ospiti di domani?". Questo è il titolo dell’edizione 2019 del Communication Forum, evento di punta di Hotel che, giunta all'edizione numero 43, ospita oltre seicento aziende del settore alberghiero nei padiglioni di Fiera Bolzano.

 

Filo conduttore di quest’anno è la sostenibilità, tema alquanto attuale di cui si è ampiamente parlato ieri grazie agli interventi di speaker di fama internazionale, primo tra tutti il professore Michael Braungartdocente all’Università Leuphana di Lüneburg, Braungart Epea - Ricerca ambientale internazionale. 

 

“Mi piacerebbe capovolgere certe credenze – inizia così il suo intervento -. Non conta ridurre a zero la produzione di rifiuti, ma dobbiamo fare in modo che le cose che produciamo facciano bene al nostro ambiente". Michael Braungart è sostenitore del concetto innovativo “Cradle to Cradle (dalla culla alla culla)”, secondo cui bisogna progettare i prodotti affinché ritornino a essere qualcosa di utile.

 

“Avere un impatto climatico zero significherebbe non esistere – continua Braugart -. La troppa efficienza ci porta a fare le cose perfettamente, ma quelle sbagliate. Si deve parlare sempre più di efficacia e non di efficienza. E’ impossibile limitare le cose nocive, siamo in troppi. Bisogna invece ripensare i prodotti, in modo che non ci siano rifiuti ma quello che rimane sia utile, positivo e riutilizzabile, una sorta di “banca dei materiali”. Qualità, innovazione, bellezza. Un prodotto nocivo non è di qualità. Dobbiamo quindi impegnarci per lasciare una impronta positiva sull’ambiente, per migliorare il mondo. E questo non significa non produrre, non consumare, non muoversi, ma vuole dire farlo in modo da lasciare un impatto positivo”. 

 

Una relazione ricca di spunti che fornisce un punto di vista alternativo sulla sostenibilità che, come afferma il relatore tedesco Joachim Schöpfer, non ha una definizione universale e univoca. Schöpfer è fondatore dell’agenzia Serviceplan Reputation di Berlino, sviluppatrice di nuovi strumenti di ricerca di mercato sulla reputazione aziendale attraverso la sostenibilità, e nel suo intervento al Communication Forum ha fornito la sua risposta alla domanda: “Come riuscire a fare un turismo di qualità e a comunicarlo?”.

 

“Il numero di arrivi sta aumentando tantissimo, le tendenze sono in crescita, tra sessant’anni avremo 100 volte i numeri del 1960 ed è ovvio che la cosa non può funzionare”, introduce Schöpfer. “Già oggi parliamo di overtourism e in futuro non potrà crescere all’infinito, non è ciò che vogliamo, né per il turista né per l’abitante locale. Un sistema sostenibile è un sistema capace di durare nel futuro, lo stesso vale per il turismo. Come fare dunque? Trasformare invece di espandere, siccome la crescita non può essere infinita”. 

 

La definizione che Schöpfer dà di sostenibilità è “innovazione e individualizzazione, non rinuncia”. E come si vende la sostenibilità? Quanto incide sul fatturato? Schöpfer e il suo team hanno condotto una ricerca su brand di largo consumo appartenenti a settori diversi e hanno notato che, per alcuni prodotti, l’immagine di azienda sostenibile paga: comunicare la componente di sostenibilità dei propri prodotti ha successo, purché sia reale.

 

“È interessante constatare che la sostenibilità deve essere percepita come un valore aggiunto per il cliente, non deve essere fine a se stessa, e in questa ottica vale la pena investire. La sostenibilità è anche un eccellente motore per l’innovazione, rappresenta una sorta di “License to Operate”, che significa che chi è sostenibile non si fa nemici”. Ma la sostenibilità fa bene al turismo? Per Schöpfer sì, quando si sa cosa cerca il turista. I fattori che portano alla scelta della vacanza sono tantissimi e variegati, ma sempre più si cercano esperienze individuali. Se si riesce a combinare nella giusta misura la sostenibilità e l’individualizzazione, il turista è disposto a spendere di più. “La sostenibilità deve diventare reale”, conclude Schöpfer. 

 

Infine, Wolfgang Töchterle, il nuovo direttore del dipartimento marketing di Idm Alto Adige, nella sua breve presentazione ha mostrato, attraverso esempi concreti, che per misurare il successo del proprio turismo sarà necessario includere nella valutazione anche i diversi criteri legati alla sostenibilità. Ha annunciato quindi, per il prossimo anno, la presentazione di un indice di sostenibilità intersettoriale, necessario per permettere all’Alto Adige di diventare un modello di sostenibilità. 

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