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Un aneurisma al nono mese di gravidanza. La storia di Samantha: ''Avevo il 2% di probabilità di farcela, sono una miracolata''

Tre anni fa la rottura di una malformazione artero-venosa in testa: Todeschi è stata salvata al Santa Chiara dall'equipe del dottor Franco Chioffi. Racconta: ''Paura, ma un angelo custode mi ha protetta"

Pubblicato il - 01 gennaio 2019 - 05:01

TRENTO. È una storia di amore e di coraggio quella di Samantha Todeschi e della sua famiglia. Anche se lei non si riconosce in questa seconda definizione: "Io pensavo solo a guarire in fretta". Al nono mese di gravidanza ha riportato una rottura di un aneurisma, ma per fortuna ora lei e la sua bimba stanno bene. "È stato un miracolo", racconta.

 

Da quei concitati momenti sono passati tre anni. "Ero incinta della mia bambina, Anna, all'ultimo mese - racconta Samantha - Era il giorno dell'anniversario del nostro matrimonio, mio e di Andrea, ed anche il compleanno dei quarant'anni di mio cognato. Eravamo usciti a festeggiare e quando siamo rientrati a casa la sera mi sono andata a riposare, poi ho deciso di preparare la cena, ma non ci sono riuscita: mi sono accorta subito che qualcosa non andava perché avevo dei forti mal di testa e la visione disturbata".

 

Samantha e il marito hanno deciso di chiedere aiuto: "Abbiamo chiamato i soccorsi, ma poi abbiamo deciso che era meglio correre al Santa Chiara con i nostri mezzi. Il mal di testa aumentava e ero incinta. Siamo partiti da San Michele, dove abitiamo, e ci siamo fiondati a Trento. Sono stata subito presa in carico nel reparto di Ostetricia e ginecologia dalla dottoressa Chiara Del Pezzo e da Lucia Scoz, che è tra l'altro una nostra parente. Loro si sono rese conto immediatamente che qualcosa non andava e mi hanno fatto fare una radiografia alla testa".

 

I dolori erano fortissimi, ricorda Samantha: "Avevo forti dolori alla testa, soprattutto a un occhio, non vedevo bene. Quando sono arrivata in ospedale ero anche incosciente, i valori però erano nella norma e alle domande rispondevo in maniera corretta".

 

Quando è arrivata la diagnosi è scattato "l'allarme": "Mi hanno detto che avevo una rottura di una malformazione artero-venosa alla testa. Un aneurisma, in sostanza. La malformazione era probabilmente lì dalla nascita e io non lo sapevo".

 

I medici si sono mossi molto in fretta, ricorda Samantha: "La mia bimba è stata fatta nascere alle 23.30 di quella sera, lei rischiava, ma rischiavo di più io. Quando me lo hanno detto ho subito detto: "Salvate la mia bambina, per me era la cosa più importante in quel momento". Coraggio? "No - dice Samantha - nei momenti di disperazione, quando succedono queste cose, reagisci".


"Dopo il cesareo sono stata messa in coma farmacologico e poi operata dal dottor Franco Chioffi (il direttore dell'Unità operativa di Neurochirurgia, ndr), dal dottor Francesco Corsini e dalla equipe del dottor Chioffi - spiega Samantha - Le prospettive di vita che avevano dato a mio marito erano del 2% di possibilità di tornare quella che ero. Andrea ha passato proprio un brutto momento, perché ha visto nascere la nostra bambina e poi è arrivata la paura di perdermi".

 

L'intervento per fortuna è andato bene: "Ora bacio la terra dove cammino. Tutto è successo il 15 giugno, che per me ora è il giorno della resurrezione. Ogni anno festeggio il compleanno di Anna e poi passo in ospedale a ringraziare chi mi ha salvato la vita".

 

La convalescenza è stata dura, ed è iniziata con 15 giorni di ricovero nel reparto di Terapia intensiva, nella Stroke unit e in Neurochirurgia. "Quando la situazione si è stabilizzata sono stata trasferita nel reparto di Ostetricia e ginecologia - ricorda la protagonista di questa storia - Sono stata però sette giorni senza vedere la mia bambina: quando me l'hanno portata in Neurochirurgia è stata una gioia infinita. È vero che mio marito mi attaccava le sue foto ai piedi del letto, ma io non volevo perché la volevo vedere dal vivo. Continuavo a ripetermi: "Io da questo letto mi alzo"".

 

Una motivazione fortissima: "La mia bimba che mi aspettava mi ha spronata a voler guarire. Anche i medici mi hanno detto che la guarigione è stata davvero celere. Io avevo una spinta a farlo. Avevano anche il timore che potessi rifiutare Anna, ma per me non esiste, è la gioia più grande della mia vita. Una volta dimessa dall'ospedale abbiamo passato tre mesi di fuoco, con la bimba piccola la situazione era complessa perché io dovevo riposare. Ci è voluta davvero tanta tantissima pazienza, ho dovuto sopportare tanto. Ora ci rido sopra, ma non è stato facile. Mio marito è la persona più paziente al mondo".

 

Ora la famiglia è felice, Samantha è tornata a insegnare alla scuola materna e a godersi i suoi affetti: "Abbiamo avuto fortuna, soprattutto pensando a quello che sarebbe potuto succedere - dice Samantha - Dico sempre che c'era un angelo custode che ci guardava e che ci ha protetto. È stato un miracolo. Un fulmine a ciel sereno che nessuno si aspettava, ma qualcuno dal Cielo ha guardato giù".

 

Samantha ci tiene a ringraziare chi la ha aiutata e sostenuta nel momento più buio: "Del Santa Chiara ringrazio davvero tutti, dai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari. Mi hanno guarita con un intervento repentino e coccolata per tutto il tempo che sono rimasta lì. Anche Anna era la bimba più coccolata della nursery. E poi ci sono state anche le nostre famiglie, senza le quali non ce l'avremmo fatta al rientro, e le mie care amiche che mi hanno sostenuta quando avevo bisogno di parlare o di un momento d'evasione".

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