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Via libera a nuovi scavi archeologici a S. Anna e sul dosso di Castel Penede

Approvato un protocollo d'intesa tra Soprintendenza e Università di Padova per una nuova campagna a Sopramonte. Per le prossime campagne d'indagine sul sito medievale accordo tra Soprintendenza, Università e Comune di Nago Torbole

Di L.A. - 12 maggio 2019 - 16:49

TRENTO. Via libera della giunta a nuove indagini archeologiche in Trentino, in particolare a Sant'Anna di Sopramonte e sul dosso di Castel Penede nel comune di Nago Torbole

 

Per il complesso monumentale di Sopramonte si apre una nuova stagione di studio e di ricerca. Il Dipartimento di Biologia e museo di antropologia dell’Università di Padova ha infatti scelto Sant'Anna quale sede di una summer school in bioarcheologia in cui è coinvolta anche la Appalachian State University (Carolina del Nord, Stati Uniti).

 

La nuova collaborazione attivata da Soprintendenza e Università di Padova è regolata da un protocollo d'intesa il cui schema è stato approvato dalla giunta provinciale su proposta dell'assessore alla cultura, Mirko Bisesti

 

La summer school intende studiare il contesto archeologico di S. Anna a Sopramonte di Trento poiché esso offre ai partecipanti la possibilità di affrontare lo scavo di sepolture che saranno poi analizzate in laboratorio secondo le più recenti metodologie disponibili, come un nuovo sistema di preanalisi all’infrarosso - non invasivo o distruttivo - per verificare la presenza di Dna prima di procedere alla vera e propria analisi dello stesso.

 

L'intesa dà alla Soprintendenza l'opportunità di condividere, con un partner autorevole e in accordo con la proprietà, un percorso di approfondimento della conoscenza del contesto di Sant'Anna altrimenti impossibile. 

 

La stipula dell'intesa, infatti,  permetterà di implementare la ricerca non solo sul versante paleoantropologico ma anche sul deposito archeologico sotteso al sito monumentale attraverso l’esecuzione di nuove indagini, previste a luglio, all’esterno del complesso monumentale.

 

Il complesso riveste, senza dubbio, un alto interesse sia sotto il profilo architettonico che per la potenziale mole di informazioni di natura archeologica ancora conservata nel sottosuolo, come hanno dimostrato i sondaggi aperti negli ultimi anni nel quadro di una collaborazione tra la Provincia di Trento - Soprintendenza per i beni culturali (Ufficio beni architettonici e Ufficio beni archeologici) e l’Asuc di Sopramonte, in qualità di proprietaria dell'area.

 

Nuove indagini archeologiche sono in vista sul dosso di Castel Penede, caratterizzato dalla presenza in sommità dei ruderi di un castello medievale. La Provincia di Trento ha infatti attivato, tramite la Soprintendenza per i beni culturali, un progetto di ricerca con l’Università di Trento, Dipartimento di Lettere e filosofia, attraverso la cattedra di Archeologia romana, finalizzato alla verifica di possibili presenze di resti murari antichi lungo le pendici del dosso.

 

L’amministrazione comunale di Nago-Torbole, proprietaria dell’area e partner nel progetto, erogherà all’Università di Trento un contributo di 11.500 euro a sostegno dell’attività di ricerca sul campo per l’anno 2019 e metterà gratuitamente a disposizione dell’equipe di archeologi una struttura ricettiva.

 

Tra gli obiettivi dell’intesa anche l’intento di procedere alle opportune misure di tutela a fronte di una fragilità del sito - facilmente accessibile vista la sua collocazione in spazio aperto nel bosco - percepita vivamente negli ultimi tempi.

 

La frequentazione in epoca romana dell’area di Nago è ben documentata da rinvenimenti effettuati a più riprese in passato che attestano l’esistenza di fattorie e aree cimiteriali. Il recente recupero di un ripostiglio di monete di III secolo d.C. in località Belvedere, alla sommità della strada che da Torbole raggiunge Nago, che si associa ad un secondo già individuato in passato, riconosce la valenza strategica di questa zona in età romana.

 

Il dosso aveva restituito nel corso del XIX e XX secolo diversi manufatti di epoca romana, quali lucerne, fibule e monete attestando quindi una frequentazione del luogo, ben prima della costruzione del castello. Si trattava però sempre di rinvenimenti sporadici, non supportati da adeguata documentazione che non permettevano di precisare, anche in ragione della dispersione degli oggetti, la natura del contesto del rinvenimento, il luogo in modo puntuale e una più precisa cronologia.

 

Considerata la particolare posizione del dosso, la cui valenza strategica era sicuramente nota anche prima dell’epoca medievale, nonché l’individuazione di porzioni di murature che sembrano riferibili ad un contesto di epoca romana, la Soprintendenza ritiene ora necessario approfondire le conoscenze di questo luogo al fine di garantirne la salvaguardia e conservazione.

 

Un’analisi più approfondita del sito, inoltre, permetterà di valorizzare le potenzialità sottese al contesto, poiché ne sarà migliorata la conoscenza per quanto concerne l’ambito cronologico, le caratteristiche strutturali, lo sviluppo, l’estensione e la monumentalità dei resti, quest’ultima percepibile nonostante la copertura della vegetazione.

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