Contenuto sponsorizzato

55 anni fa Walter Bonatti conquistava in solitaria la nord del Cervino: un'impresa diventata leggenda

Tra il 18 e il 22 febbraio del 1965, Bonatti salì in solitaria la temutissima parete nord del Cervino, scrivendo così una delle pagine più memorabili ed emozionanti della storia dell'alpinismo mondiale

Di Lucia Brunello - 20 febbraio 2020 - 17:55

TRENTO. Un uomo solo, piccolo, incorniciato dall'immensità delle montagne. Una croce accanto a lui, simbolo di libertà, e un braccio alzato in segno di saluto verso gli aerei. Questa l'immagine che ha scolpito una delle più incredibili e memorabili imprese nella storia dell'alpinismo. Sono passati 55 anni da quando Walter Bonatti, per quattro giorni e tre lunghe notti, rimase appeso tra la roccia granitica e il ghiaccio del Cervino, per poi conquistarne la vetta, guadagnandosi così il soprannome di "re delle Alpi" ed entrando nella leggenda.

 

Nel 1965, Bonatti ha 35 anni, e gode della fama di alpinista più forte al mondo. Forse proprio per questo decide di dire addio all'alpinismo estremo, desideroso di aprire un nuovo capitolo della sua vita fatto di viaggi ed esplorazioni. Come atto conclusivo della sua "carriera", il bergamasco sceglie di rendere omaggio a Edward Wimper e i suoi compagni che, esattamente 100 anni prima, nel 1865, furono i primi a raggiungere la vetta del monte Cervino. Quella fu davvero la sua ultima impresa; una decisione presa "senza rimpianti", come fu proprio lui a dire, e che con coerenza rispettò fino alla fine.

 

L'alpinista è convinto, e l'impresa prescelta è quella di conquistare il monte dalla forma aguzza seguendo una via parzialmente vergine sulla terribile parete nord: un muro di roccia e ghiaccio, ripido, scosceso, e senza mai un raggio di sole. E tanto per rendere più intricata la faccenda, Bonatti sceglie di arrampicare, insieme ai suoi due compagni, in pieno inverno, quando le temperature raggiungono i -20 gradi, e il rischio di bufere e tormente è all’ordine del giorno

Già scalare il Cervino d’inverno significa agire ai limiti dell’impossibile, ma farlo da soli vuol dire davvero andare in cerca di guai. Arrampicare in due significa dividersi il lavoro: chi è in testa apre la via, e chi è dietro toglie i chiodi piantati sulla parete, che saranno utilissimi in altri momenti. Ma c’è di più, quando si è soli, qualunque imprevisto, qualunque pericolo, non ci sarà mai nessuno a darti una mano.

 

Il primo tentativo non va a buon fine e, per via del meteo avverso, i tre sono costretti alla ritirata. I suoi compagni, richiamati da impegni di lavoro, se ne tornano a casa, ma ormai Walter non desidera altro e così, appena il tempo si ristabilisce, riprende la via del Cervino. La partenza avviene in un clima di tensione: troppe parole sono state spese sul suo precedente fallimento, perciò, per non dare adito ad altri commenti, decide di fare tutto in gran segreto.

 

Così Bonatti ha deciso e, il 18 febbraio 1965, insieme a tre amici simula una normale gita di scialpinismo. Dopo essersi addentrati tra le ampie dune nevose sovrastate dal monte, si ferma e, al riparo di una roccia, indossa gli indumenti da scalata e prepara lo zaino.  “Al momento del commiato l'emozione mi tradisce – scriverà poi Bonatti nel suo libro “Montagne di una vita” -. Vorrei apparire ai loro occhi sereno e scherzoso, invece riesco soltanto a balbettare un saluto soffocato, poi fuggo via”.

 

Raggiunta la base della parete, il buio lo sorprende, e così scava nella neve un piccolo riquadro dentro cui rannicchiarsi con il sacco da bivacco. “Un bagliore sale improvvisamente dal fondovalle: Zermatt si è illuminata. Cento altri pensieri ora si intrecciano, e tutti arrivano sempre a una sola conclusione: non è meglio fuggire? Invece, e quasi non so perché, rimango lì”.

 

Il primo bivacco è in piena parete e all’alba inizia l’impresa: picchiare un chiodo, assicurare lo zaino e poi salire per un tiro di corda. Fissare la corda a un secondo chiodo, calarsi fino allo zaino, caricarlo sulle spalle e poi salire di nuovo. Sono movimenti ritmici, ripetitivi, a cui Bonatti è costretto, essendo da solo. Cala la sera, il secondo bivacco è sempre arroccato sulla parete.

 

Negli anni '60, ogni impresa dell'alpinista bergamasco era diventata oggetto di interesse nazionale, e la notizia di Bonatti da solo sulla nord del Cervino non è restata a lungo un segreto, tanto che presto ha raggiunto tutta Europa. Molti aerei si alzano in volo nella speranza di trovarlo e filmarlo, ma di lui non c'è traccia; le telecamere saranno capaci di riprenderlo solo quando ricomparirà in vetta.

 

I cittadini di Zermatt, mentre camminano per il paese, non possono fare altro che rivolgere uno sguardo e un pensiero verso l'imponente montagna. La stampa cerca in tutti i modi di ottenere notizie sulle condizioni dell'alpinista, e da valle la parete è scrutata con i cannocchiali più moderni. Ci si immagina un Bonatti solo, nel gelo, magari in pericolo di vita. Eppure, all'oscuro di questo timore generale, un intimo dialogo di luci stava avvenendo tra l'alpinista e un suo caro amico, il fotografo Mario De Biasi. Non c'era nessuno con Walter, lassù, ma quando si faceva notte, dopo una giornata trascorsa tra le difficoltà e le fatiche, si stringeva nel suo sacco da bivacco, prendeva la piccola lampada a pile che aveva con sé e l'accendeva verso il fondovalle. Uno, due, tre accensioni intermittenti e poi subito la risposta dell'amico, che si trovava dentro una piccola baita centinaia e centinaia di metri più sotto. Era un appuntamento che Bonatti attendeva con gioia: poter comunicare di stare bene, lo rassicurava.

 

Il secondo giorno è lo specchio del primo: chiodo, corda, zaino sulle spalle e salita, fino a superare la famosa “traversata degli angeli”, nominata così dallo stesso bergamasco, per poi raggiungere il grandissimo strapiombo che taglia tutta la parete nord. Superate queste difficoltà, non c'è più alternativa: deve proseguire, perché tornare indietro gli sarebbe fatale, e così opta per la via più diretta, più breve, più rischiosa

 

E' il 22 febbraio, il sole splende e il cielo è azzurro come sa esserlo solo in montagna. “Lentamente giunge il mattino - scrive nel suo libro - sono le sei e mezzo di lunedì e sta per concludersi anche il terzo bivacco in parete. Ma questo dovrà essere l'ultimo, assolutamente! Una corona di ghiaccioli mi incornicia il viso, bruciandomi la pelle. Il piccolo termometro che porto appeso alla giacca a vento segna trenta gradi sotto zero”.

 

“Verso le tre del pomeriggio - continua - quando mi trovo a soli cinquanta metri dalla vetta, improvvisa e splendente appare la croce metallica fissata alla sommità. Il sole che illumina da sud la fa apparire come incandescente. Sono quasi abbagliato da tutti i suoi contorni luminosi. Gli aerei, ormai numerosi e che nell'ultima ora mi hanno assordato con il loro rombo, sembrano intuire la solennità del momento. Forse per discrezione si allontanano un po', lasciandomi percorrere gli ultimi metri in silenzio".

 

“Come ipnotizzato, stendo le braccia a quella croce fino a stringerla al petto, in un abbraccio di amicizia”. E quel momento è un'ode alla conquista di sé stessi, all'amore per la vita, per la montagna. E' una grande conquista, è Walter Bonatti, è leggenda.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 20 ottobre 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

21 ottobre - 05:01

L'esperienza di Andrea, un 32enne che 11 giorni fa ha presentato i primi sintomi da coronavirus con febbre e stanchezza diffusa. "Mi sono sentito abbandonato dall'Apss, che non mi ha fornito alcuna indicazione su come comportarmi. Quando ho detto loro che ho l'App Immuni per avere quadro più preciso delle persone con cui avevo avuto contatti, la risposta è stata di totale indifferenza"

20 ottobre - 20:05

Ci sono 46 pazienti nelle strutture ospedaliere di Trento e Rovereto, nessuno si trova nel reparto di terapia intensiva ma 7 persone sono in alta intensità. Nelle ultime 24 ore sono stati trovati 94 positivi a fronte dell'analisi di 846 tamponi molecolari per un rapporto contagi/tamponi a 11,1%

20 ottobre - 17:58

La Provincia di Bolzano ha comunicato nuove limitazioni per frenare la diffusione del virus. In una giornata segnata dal record di positivi (ben 209), Kompatscher ha annunciato che le scuole superiori dovranno fare almeno un 30% della didattica a distanza. Sport e grandi eventi, con la cancellazione dei mercatini di Natale, gli altri ambiti maggiormente interessati

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato