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Bambini bielorussi accolti nelle famiglie altoatesine per disintossicarsi dal cesio: "Arrivano bianchi come il latte ma ripartono con un viso sano e colorito"

L'associazione "Chernobyl Alto Adige - Südtirol" si impegna da 21 anni ad accogliere bambini provenienti dalla Bielorussia nel territorio altoatesino per aiutarli ad alzare le difese immunitarie. Ci siamo fatti raccontare l'esperienza di Marion Fadanelli, che ogni anno ospita Kosta e Vika, rispettivamente di 16 e 10 anni

Di Lucia Brunello - 14 febbraio 2020 - 19:05

LAIVES (BZ). Marion Fadanelli, mamma e operatrice socio assistenziale, dieci anni fa ha deciso di entrare a far parte di “Chernobyl Alto Adige-Südtirol”, l'associazione che, dal 1999, si impegna a coinvolgere le famiglie locali nell'ospitare per alcuni mesi bambini e ragazzi provenienti dalla Bielorussia, territorio che ancora oggi soffre del terribile disastro nucleare del 1986.

 

Lo scopo principale di questo viaggio è quello di aiutare i bambini a disintossicarsi dal cesio 137 e a rafforzare le difese immunitarie, soprattutto grazie all'aria molto più salubre presente nel nostro paese. I piccoli ospiti traggono tantissimo beneficio dalle settimane trascorse in Italia, tanto che tutti i volontari parlano di come al loro arrivo siano "bianchi come il latte, ma al momento della loro partenza con un viso sano e colorito”. Le famiglie dell’associazione che vivono sul Renon, ad esempio, raccontano di come questi (probabilmente affaticati anche dall'alta quota a cui non sono abituati), i primi giorni facciano addirittura fatica a salire le scale. Dopo solo una settimana, però, sono così pieni di energia "che è difficile stare al loro passo".

 

Per i bambini certamente un periodo di divertimento e tante preziose esperienze, soprattutto di crescita, trovandosi accolti in un ambiente totalmente diverso da quello cui sono abituati. "Kostantin, che noi chiamiamo "Kosta", adesso ha 16 anni e questo sarà il decimo anno in cui lo ospiteremo", inizia a raccontarci Marion. "Veniva da una situazione familiare non semplice, e per questo il primo anno non è stato facile, né per lui, né per noi, ma già quello successivo le cose sono cambiate per il meglio. Lo abbiamo visto crescere, e quest’estate verrà a trovarci per due mesi, e mio figlio, Gabriel di 17 anni, è felicissimo all’idea; i due hanno un bellissimo rapporto, e l'uno ha trovato nell'altro un vero e proprio fratello".

 

E, 4 anni fa, Marion e suo marito hanno deciso di accogliere in casa loro anche una bambina, Vika, che ora ha 10 anni. "Purtroppo, pochi anni fa, la piccola ha perso il papà che è rimasto vittima di un incidente sul lavoro, ed è per questo che è affezionatissima a mio marito, in cui rivede la figura paterna che gli manca, tanto che lo chiama "papi" e vuole sempre dormire nel lettone con noi".

 

Durante i mesi estivi, Vika e Kosta trascorrono le giornate insieme ad altri loro coetanei all’Estate Ragazzi di Bronzolo, dove possono fare amicizia e divertirsi, mentre, le ultime due settimane di agosto, le passano al mare con tutta la famiglia.

"Nessuno dei volontari percepisce un compenso in denaro, compresi i membri del direttivo”, ci spiega poi la presidente dell’associazione, Sara Endrizzi. "Il pagamento del viaggio aereo dei bambini è a carico delle famiglie ospitanti, così come tutto il resto. Noi, come “Chernobyl Alto Adige – Südtirol”, ci impegniamo ogni anno ad organizzare diverse attività come mercatini, spettacoli teatrali e simili a cui associare delle raccolte fondi, grazie alle quali cerchiamo di agevolare i volontari nelle loro spese"

 

Nonostante l’emergenza di Chernobyl non sia più al centro dell’attenzione pubblica come lo era un tempo, i volontari desiderosi di aiutare questi bambini sono ancora molti, consapevoli di come gli abitanti del territorio bielorusso stiano tutt'ora facendo i conti con le conseguenze della tragedia nucleare. Attualmente sono 100 i bimbi che ogni anno vengono ospitati in Alto Adige. Normalmente i primi arrivano in primavera, periodo durante il quale frequentano anche la scuola, assistiti da un interprete che li aiuti con la lingua.

 

"Quando sono arrivati, Kosta e Vika non sapevano una singola parola di italiano - continua Marion - ma ormai lo parlano e leggono perfettamente. C’è sempre un maestro o una maestra ad accompagnare i bambini nel loro viaggio dalla Bielorussia, ma ora, visto che per noi non ce n'è più tanto bisogno, abbiamo scelto di condividerli con delle altre famiglie ospitanti di Trento, così da contenere i costi".

 

Parliamo quindi di un'esperienza grande e certamente biunivoca: per i bambini è una gioia immensa quella di poter trascorrere qualche mese tra i verdi prati dell'Alto Adige, circondati da tanto affetto, mentre per i volontari un impegno ripagato dal loro inestimabile sorriso. “Consiglio a tutte le famiglie, dal più profondo del cuore, di prendere parte al progetto. 10 anni fa ci siamo lanciati in questa nuova esperienza di cui siamo profondamente grati, e la fatica iniziale oggi ci fa sorridere, se pensiamo a quanta gioia abbiamo poi ricevuto. Il primo anno, quando Kosta mi ha visto dare un bacio a mio figlio per la prima volta, ci ha guardati come se fossimo degli extra terrestri. L’anno dopo, una sera, durante la nostra vacanza al mare, è venuto da me e mi ha detto: "Mami, il bacino anche a me”. Quello è stato per me e mio marito un momento di emozione immensa, tanto semplice quanto significativo. Il più prezioso di tutti".

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