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Coronavirus, crollerà il trasporto pubblico e aumenterà quello privato. Uno studio di Ipsos immagina un post-epidemia con più auto e meno bus

Un'analisi delle intenzioni di acquisto compiuta dall'istituto di statistica Ipsos ha mostrato come i Cinesi stiano valutando sempre più di utilizzare o comprare un'auto per evitare di usare i mezzi pubblici. La paura di infettarsi sugli affollati autobus o metro, infatti, starebbe spingendo chi non lo ha a comprarsi un veicolo. E se questo scenario avesse realmente corso, le conseguenze per l'ambiente e per il settore del trasporto pubblico, sarebbero decisamente pesanti

Di Davide Leveghi - 15 aprile 2020 - 14:59

TRENTO. Buona notizie per i concessionari di auto, decisamente meno per il settore del trasporto pubblico. Potrebbe essere questa la sintesi dello studio condotto da Ipsos sull'impatto nei trasporti del Coronavirus in Cina. Secondo l'istituto internazionale di statistica, infatti, la paura del contagio avrebbe portato i Cinesi a prediligere l'utilizzo dell'auto negli spostamenti, alimentando così la ricerca, per chi non l'avesse, di una nuova auto.

 

Lo spostamento coi mezzi pubblici viene considerato un motivo di preoccupazione per una possibile infezione. Gli spazi ristretti, l'affollamento e la vicinanza con degli sconosciuti, la necessità di aggrapparsi ai sostegni, toccati dagli estranei, sono tutte ragioni che spingerebbero gli utenti, sempre secondo l'analisi di Ipsos, ad abbandonare metro, tram e autobus, a favore del mezzo privato.

 

Analizzando le intenzioni dei consumatori, Ipsos ha notato una sostanziale differenza tra le preferenze negli spostamenti prima e dopo la fase più acuta dell'epidemia nel gigante asiatico, registrando un picco per quanto riguarda l'uso delle auto private e un crollo invece per quanto riguarda i mezzi pubblici come autobus e metro. Se prima del Covid-19, infatti, gli utenti tendevano ad usare l'auto privata in una percentuale del 34%, questa cifra passa al 66% dopo l'emergenza. D'altro lato, le percentuali si ribaltano laddove si chiede ai consumatori riguardo all'utilizzo dei mezzi pubblici, con numeri più che dimezzati (dal 56% al 24%).

 

Nelle preferenze dei cinesi sostanzialmente invariata rimane la percentuale nell'uso dei veicoli a due ruote (45%), mentre un calo un poco più lieve si registra per i taxi (dal 21% al 15%) e i servizi a chiamata (dal 21% al 12%). Crescerebbero invece i servizi di car-sharing e di noleggio (dal 3% al 5%).

 

Il Coronavirus, pertanto, cambierebbe il modello di mobilità quotidiana delle persone ma non solo. Anche i modelli di consumo, infatti, verrebbero mutati, visto che i soggetti che non possiedono un mezzo di trasporto privato manifesterebbero sempre più l'intenzione di acquistarlo a causa delle percezione di maggior rischio di infezione sui mezzi pubblici.

 

Nelle intenzioni dei soggetti che non possiedono un'auto, secondo i dati Ipsos, ci sarebbe un aumento forte o molto di acquistarla (72%), mentre questa percentuale, nelle zone più colpite, si attesterebbe al 66% nell'intenzione di comprarla entro i prossimi 6 mesi. Tra le ragioni più frequenti addotte a giustificare questa intenzione di acquisto ci sarebbero proprio la riduzione della probabilità di infettarsi (77%) e la scarsa sicurezza dei mezzi pubblici (50%).

 

L'aumento delle intenzioni di acquisto di un veicolo privato, secondo la ricerca di Ipsos, sarebbe dimostrata dall'utilizzo sempre maggiore delle app di automobili, dei siti web e dei social che si occupano del settore. La frequenza di visite ha registrato rispettivamente un 67%, un 63% e un 57%. Alla base di queste intenzioni d'acquisto vi sarebbero in particolare delle ragioni sanitarie (69%).

 

Passerà del tempo per capire se le analisi di mercato di Ipsos avranno corso. È chiaro che se tale prospettiva dovesse davvero tradursi in realtà, la pulizia dell'aria da una parte e il settore del trasporto pubblico dall'altra ne risentirebbero pesantemente. L'unica cosa certa, al momento, è che la vita e gli spostamenti non saranno più gli stessi.

 

In Trentino, intanto, i sindacati dei trasporti non hanno mancato di manifestare le proprie preoccupazioni sul futuro. Per ora, infatti, il trasporto pubblico ha registrato una drastica riduzione del servizio regionale su rotaia – riduzione al 30% rispetto al periodo precedente all'emergenza – e un altrettanto consistente taglio delle corse urbane ed extraurbane su gomma.

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