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Dei girasoli per ricordare le persone morte durante la pandemia. Tarcisio: ''In questo momento di crisi c'è bisogno di cose belle''

Da nove anni Tarcisio de Lotto combatte malinconia e tristezza con i girasoli. Ha cominciato regalandoli alle madri e vedove di Alberto Bonafede e Aldo Giustina membri del soccorso alpino morti nel 2011. Oggi sogna che la scia di giallo che lasciano questi fiori vada a rallegrare, rincuorare e ricordare agli abitanti e ai turisti che la bellezza salverà il mondo, come scriveva Dostoevsky, anche in questo periodo molto difficile

Di Claudia Schergna - 22 agosto 2020 - 19:09

SAN VITO. Abbiamo seminato questi girasoli in ricordo di coloro che ci hanno lasciato a causa di questa pandemia, senza nemmeno l’omaggio di un fiore; in ringraziamento agli operatori sanitari, ai volontari e a tutti coloro che, in questo duro momento, ci aiutano a guarire nel corpo e nello spirito; per chi si ferma solo ad ammirare questi fiori e che se ne parte rasserenato perché “siamo tutti assetati di bellezza che salverà il mondo” (F.M. Dostoevsky – L’idiota)”, così c'è scritto sul cartello piantato da Tarcisio de Lotto in mezzo ai girasoli nel suo giardino a San Vito di Cadore.

 

Un segno semplice di speranza in un momento storico in cui di semplice non c’è proprio nulla. Tarcisio li ha piantati nel suo giardino, poi di fronte alla chiesa grazie alla collaborazione del comune di San Vito di Cadore che ha accolto calorosamente l’iniziativa. Quando i girasoli sfioriscono raccoglie i semi, li regala ad amici, conoscenti e passanti e spiega loro come farli crescere. “Io vorrei che l’anno prossimo San Vito si tingesse ancora di più di giallo. Ci sono zone panoramiche che sarebbero bellissime con i girasoli”, immagina Tarcisio.

 


 

“Quest’anno li ho piantati pensando alla pandemia. Mi avevano fatto impressione le migliaia di persone sepolte senza neanche l’omaggio di un fiore - racconta Tarcisio a il Dolomiti -. Un girasole non cambia il mondo ma rallegra un po’, tira su il morale”. La catena di fiori avviata da Tarcisio sta tingendo di giallo non solo San Vito di Cadore ma molti altri paesi circostanti. Tarcisio pianta girasoli da più di dieci anni e vuole condividere questa bellezza non solo con gli abitanti ma anche con i turisti che visitano la valle. Lui stesso ha comprato i suoi primi semi di girasole quand’era in vacanza a Numana, nelle Marche. Era rimasto colpito dalle distese di giallo che ricoprivano campi e colline.

 

È stata una tragedia che ha portato Tarcisio ad usare i girasoli in segno di ricordo e di speranza. Alberto Bonafede e Aldo Giustina che sono morti il 31 agosto 2011. Erano due membri del soccorso alpino che durante un’operazione di salvataggio sono stati travolti da una frana. Da allora Tarcisio pianta i girasoli per portarli alle madri e alle vedove dei due ragazzi ogni 31 agosto.

 

Questi fiori non vogliono essere però un segno di lutto. La scia di giallo che Tarcisio si immagina invadere tutta la zona, andrà a rallegrare, rincuorare e ricordare agli abitanti e ai turisti che la bellezza salverà il mondo, come scriveva Dostoevsky.

 

Sono tante le fonti di ispirazione di Tarcisio. Il girasole è un simbolo della tradizione montana: durante la festa del ritorno dagli alpeggi, le corna del bestiame venivano adornate con ghirlande di fiori ed i girasoli non mancavano mai. Anche nelle metamorfosi di Ovidio si ritrova il girasole nel mito di Clizia, trasformata in un girasole dopo essere stata rifiutata da Apollo, dio del Sole. Questi fiori compaiono poi massicciamente in arte, come nei quadri di Van Gogh, che avevano rapito Tarcisio quando li ha visti in mostra a Vicenza. “È vero che la bruttezza contagia - conclude Tarcisio de Lotto speranzoso - ma la bellezza contagia ancora di più e in questo momento di crisi abbiamo un estremo bisogno di cose belle”.

 


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