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E' morta Ruth Bader Ginsburg, seconda donna a diventare giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti. “Infaticabile e risoluta campionessa di giustizia”

Il mondo intero piange la perdita di una grande icona femminista, conosciuta per le sue battaglie per la difesa delle libertà civili, dei diritti riproduttivi delle donne e del principio di “uguale protezione” di uomini e donne di fronte alla legge

Di Marianna Malpaga - 19 settembre 2020 - 18:41

TRENTO. Quanto sono stata fortunata a vivere da avvocata”. Con queste parole Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, apriva il suo libro “My Own Words”, pubblicato nel 2016. Ginsburg è morta ieri, 18 settembre 2020, a 87 anni, nella sua casa a Washington Dc per un tumore al pancreas che le era stato diagnosticato l’anno scorso.

 

Una perdita enorme per gli Stati Uniti: Ginsburg è stata un’icona femminista, nonché la seconda donna entrata in qualità di giudice nella Corte Suprema. Sono famose le sue battaglie per la difesa delle libertà civili, dei diritti riproduttivi delle donne e del principio di “uguale protezionedi uomini e donne di fronte alla legge.

 

“La nazione ha perso una giurista di grande caratura", commenta John Roberts, presidente della Corte Suprema. "Noi della Corte Suprema abbiamo perso una collega amata. Oggi piangiamo, ma con la fiducia che le future generazioni ricorderanno Ruth Bader Ginsburg così come l’abbiamo conosciuta: un’infaticabile e risoluta campionessa di giustizia”.

 

Ginsburg è entrata nella Corte Suprema nel 1993. Il suo è un percorso di vita iconico per le donne e le ragazze statunitensi: molte di loro negli ultimi anni indossavano magliette con la scritta You Can’t Spell Truth Without Ruth (“Non puoi dire Verità senza dire Ruth”).

 

Nata a Brooklyn nel 1933 da genitori ebrei russi, si sposa subito dopo il college con Martin Ginsburg, anche lui avvocato, che l’ha sempre appoggiata nel suo percorso di vita sino alla sua morte, avvenuta all’età di 78 anni, nel 2010. Entrambi hanno frequentato la scuola di legge di Harvard, ma Ruth si è poi spostata alla Columbia University, dove si è laureata.

 

Insegnante alla Rutgers Law School, passa alcuni anni in Svezia per studiare il diritto pubblico svedese: lì si appassiona al femminismo, che all’epoca era particolarmente fiorente in Svezia. Ginsburg è stata anche volontaria della Aclu (American  Civil Liberties Union), per la quale ha iniziato a occuparsi dei casi di alcune donne che sono state licenziate perché incinta. Nel 1972, Aclu crea il Women’s Right Project, di cui la Ginsburg diventa direttrice.

 

Prima di entrare nella Corte Suprema come giudice, la Ginsburg vi entra come avvocata. È determinata a dimostrare che il 14esimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che prevede il principio di “uguale protezione” di fronte alla legge, non deve applicarsi solo alle persone che sono soggette a discriminazione razziale, ma deve comprendere anche la discriminazione basata sul sesso. In altre parole, Ginsburg sosteneva che a uomini e donne dovesse essere garantita “uguale protezione” di fronte alla legge.

 

Per convincere i giudici della Corte Suprema, la Ginsburg non prende in esame casi in cui sono le donne a essere discriminate rispetto agli uomini: sceglie invece di occuparsi di casi in cui sono gli uomini ad essere oggetto di discriminazione, per far capire ai giudici quanto stupida sia la discriminazione basata sul sesso – ogni sesso.

 

Si occupa così del caso di un papà che chiede di ottenere assistenza sociale per accudire il proprio figlio, e aiuta gli avvocati che impugnano la legge dell’Oklahoma che permetteva alle ragazze di comprare la birra dall’età di 18 anni – tre anni prima rispetto ai ragazzi. Si tratta di casi all’apparenza banali, ma che rivoluzionano l’idea di giustizia della Corte Suprema: negli anni Settanta, grazie alla tenacia della Ginsburg inizia a farsi strada l’idea che la discriminazione “on the basis of sex”, sulla base del sesso, sia un problema di ordine costituzionale, e come tale vada affrontato.

 

La storia di Ruth Bader Ginsburg è stata raccontata nel film "On the basis of sex" (in italiano “Una giusta causa”), uscito nel 2018 sotto la regia di Mimi Leder. A interpretare la Gisburg è stata l’attrice Felicity Jones.

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