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Il re (emerito) è scappato. La monarchia spagnola nel caos

Un'indagine della Procura di Madrid ha determinato la scelta del re emerito Juan Carlos I di abbandonare la Spagna. La ragione, secondo una lettera inviata al figlio Felipe VI, sarebbe la volontà di difendere l'integrità della monarchia. Ma l'allontanamento in direzione (sembra) Santo Domingo del monarca che guidò il Paese alla transizione alla democrazia pare essere più una fuga dalla giustizia

Di Davide Leveghi - 04 agosto 2020 - 09:48

TRENTO. La scelta del re emerito Juan Carlos I di andarsene dalla Spagna è arrivata dopo i tanti, troppi, scandali che lo hanno travolto. Da ultimo lo squarcio aperto dalla procura spagnola su dei conti svizzeri in cui ci sarebbero dei fondi dalla provenienza poco chiara. La comunicazione della sua partenza, probabilmente in direzione Santo Domingo, è avvenuta nelle ultime ore, quando sui mezzi stampa della penisola iberica (e da lì del resto del mondo) è comparsa una lettera indirizzata al figlio, Felipe VI, che attualmente occupa il trono a Madrid.

 

L'allontanamento, accolto positivamente dalla corte, sarebbe stato determinato dalla volontà di Juan Carlos di proteggere la corona, evitando che i suoi guai finiscano per travolgere la monarchia. E allontanamento, forse, è proprio la parola che meglio esprime gli ultimi travagliati anni di una famiglia reale da cui sono state diseredate le altre figlie del re emerito, escluse perché a loro volta coinvolte in scandali finanziari. Juan Carlos I, da parte sua, rimarrà tuttavia insignito della carica di re emerito, dopo che nel 2014 aveva abdicato a favore del figlio.

 

Educato nella Spagna franchista come erede designato dal caudillo – che, dopo la fuga di Alfonso XIII, la vittoria repubblicana e la successiva guerra civile, ne aveva fatto le veci come reggente – Juan Carlos I fu protagonista, proprio dopo la morte di Franco nel 1975, della transizione alla democrazia. Celebre, in particolare, fu il suo discorso a favore del passaggio alla monarchia parlamentare nel 1981, quando un manipolo di generali franchisti tentò un colpo di coda entrando armati nel Congresso dei deputati di Madrid (il "golpe Tejero", passato alla storia per essere stato il primo tentato colpo di Stato trasmesso in diretta televisiva).

 

Non è la prima volta che un re spagnolo si trova a dover fuggire, appunto. Era il 1931, quando la vittoria repubblicana alle elezioni spinse Alfonso XIII ad abbandonare Madrid, direzione Roma, la corte sabauda ed il regime fascista. Il “congelamento” della monarchia spagnola, divisa dalle dispute tra i sostenitori dei Borboni e i Carlisti, durò 36 anni, corrispondenti alla sanguinaria dittatura dell'ultimo dittatore fascista dell'Europa del '900, Francisco Franco.

 

Questa volta, però, a determinare la fuga, non è stata l'ondata popolare favorevole alla repubblica, bensì la mole oramai insostenibile di scandali. Quest'ultimo segue infatti i tanti precedenti che hanno colpito la famiglia reale, in particolare la figlia Cristina, determinando così la scelta di abbandonare (temporaneamente?) il suolo iberico.

 

Il ritornello di una canzone di un noto gruppo ska, dalle evidenti simpatie repubblicane, “El rey, saltando por encima de la ley” (con riferimento al gioco degli scacchi e al tempo stesso al fatto che il re si comporti come fosse al di sopra della legge), pare dunque trovare conferma da una fuga che sembra molto un tentativo di sfuggire alla legge, garantendo la continuità di una vetusta e non amata (per lo meno da un'abbondante metà del Paese) monarchia. Dalla Zarzuela, il palazzo reale, arriva la smentita: il re se n’è andato ma rimane in attesa del processo. Lo farà da una spiaggia tropicale, a quanto pare, e non dal banco degli accusati, come invece sono tenuti a fare i suoi sudditi.

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