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Il trapianto ha salvato Nicola, malato di leucemia a 21 anni. La mamma: "Penso ogni giorno al donatore, gli ha ridato la vita"

Dolores Gabardi, di Malgolo, è la mamma di Nicola. Nel 2014 per suo figlio è arrivata la diagnosi di leucemia mieloide acuta, l'anno successivo il trapianto: "Anche mio marito, che aveva sempre tenuto duro e ci aveva sempre spronato, quel giorno è scoppiato a piangere, per la prima volta"

Di Arianna Viesi - 14 luglio 2020 - 21:55

MALGOLO (ROMENO). "Si è ammalato nel 2014, aveva 21 anni e stava iniziando il terzo anno di Scienze Agrarie all'Università di Padova", inizia così il racconto di Dolores Gabardi, mamma di Nicola. E' il 29 novembre 2014 quando, dopo l'insorgenza di alcuni sintomi e il ricovero d'urgenza, per Nicola arriva la diagnosi di leucemia mieloide acuta. L'anno successivo, invece, il trapianto che gli salva la vita. 

 

"Se non fosse stato per il donatore, Nicola non sarebbe qui", racconta la mamma. La donazione di midollo osseo è, infatti, l'ultima speranza di vita per chi lotta contro leucemie o altre malattie oncoematologiche. "Finché tutto va bene, non ci si pensa, ma i donatori sono fondamentali - continua -. Dopo il trapianto, tanti amici di Nicola hanno deciso, proprio per questo, di diventare aspiranti donatori grazie ad Admo Trentino. Anche loro, un giorno, potrebbero salvare un ragazzo come Nicola".

 

Per diventare aspirante donatore di midollo osseo, infatti, è sufficiente iscriversi ad Admo Trentino e aspettare la chiamata per fissare un appuntamento all’Azienda sanitaria. L’aspirante donatore si sottoporrà ad un semplice prelievo di sangue – tipizzazione – che gli consentirà di essere inserito nel registro dei donatori di midollo osseo IBMDR. Il candidato deve avere tra i 18 e i 35 anni, superare i 50 chili di peso e non avere malattie importanti e permanenti. Risale al 1992 la fondazione di Admo in provincia di Trento e, da allora, ben 10.000 trentini (ad oggi gli iscritti sono 10.300) hanno scelto di diventare potenziali donatori di midollo osseo facendo, così, il dono più bello che si possa fare. Come quello che un anonimo donatore, cinque anni fa, ha fatto a Nicola.

 

La storia di Nicola inizia a metà novembre 2014 con la comparsa di macchie scure su tutto il corpo. "Solo dopo - racconta Dolores - abbiamo saputo che è dovuto all'abbassamento delle piastrine. Lì per lì,all'inizio, non ci abbiamo dato troppo peso". Nicola, del resto, stava bene: aiutava il papà in campagna, usciva con gli amici, studiava.

 

"A 21 anni uno pensa di essere invincibile - continua -, non si pensa mai al peggio o che possa essere qualcosa di grave. Per alcuni giorni, a quelle macchie, non abbiamo dato peso. Io, però, avevo una brutta sensazione. Non so perché, forse istinto materno. Però ecco, si pensa sempre che non ci succeda mai niente".

 

Giovedì 27 novembre Nicola torna a casa, da Padova, per andare a farsi controllare quelle macchie che proprio non se ne vogliono andare. Il mattino dopo il suo dottore, intuendo la gravità della situazione, lo manda immediatamente a fare le analisi del sangue. "A mezzogiorno ci hanno telefonato e ci hanno detto di andare subito all'ospedale a Trento. La sera stessa Nicola è stato ricoverato nel reparto di ematologia e il giorno dopo, sabato 29 novembre, ci hanno detto cos'era".

 

 Il giorno della diagnosi Dolores lo ricorda nitidamente (e non lo scorderà mai). "Siamo entrati nello studio della dottoressa che ci ha invitati a sederci. Io ho detto subito di no, se mi siedo vuol dire che deve dirci qualcosa di grave. Mio marito si è messo le mani tra i capelli e mio figlio ha iniziato a barcollare, temevo svenisse. E' stato difficile accettarlo. Da un giorno all'altro la nostra vita è cambiata".

 

Subito dopo la diagnosi, Nicola comincia le terapie. A inizio dicembre il primo ciclo di chemio, la sera di capodanno inizia il secondo. "Con la prima chemio è stato fortunato - racconta la mamma - perché la malattia è andata in remissione. A Trento ha fatto tre cicli di chemio. Stava in ospedale circa una ventina di giorni, per ogni ciclo, e poi si faceva una settimana a casa per prendere un po' di forza".  

 

"Durante quei mesi a Trento - continua - io e mio marito accompagnavamo Davide, il fratello minore di Nicola, a san Michele, dove frequentava l'ultimo anno, andavamo tutto il giorno in ospedale e poi tornavamo la sera. Mi sentivo forte, ma quando poi ero da sola nella mia stanza, con i miei pensieri, era difficile. Ho spesso pensato al peggio. Un giorno un'infermiera mi ha detto: 'come fate a stare qui tutto il giorno?' Io e mio marito ci davamo il cambio, due ore ciascuno. Ecco, quando l'infermiera mi ha fatto quella domanda io le ho risposto così: 'Devo venire sempre perché se non ce la fa io voglio vederlo tutto il tempo che posso'".

 

Nei mesi scorsi tutti abbiamo provato, sulla nostra pelle, cosa significa stare lontani, non potersi vedere, non potersi abbracciare. Nicola, tutto questo, l'ha portato sulle spalle molto prima. Perché, oltre alla fatica e al dolore, la malattia l'ha caricato d'un altro (crudele) peso: l'isolamento.

 

"Meno contatti aveva, meno possibilità aveva di ammalarsi. Non si hanno difese immunitarie quindi quando tornava a casa, stava sempre nella sua stanza, tutta pulita, disinfettata, senza fronzoli. Quell'inverno mio marito e l'altro nostro figlio, Davide, si sono ammalati di influenza e quindi sono stai al primo piano, in soggiorno. Dormivano lì, su una branda, e per parlare con Nicola, che era al piano superiore nella sua stanza, gli telefonavano oppure uscivano sul balcone. Io portavo loro il pranzo ma non entravo mai perché se mi ammalavo anch'io non avrei potuto aiutare Nicola".  

 

Tutta la famiglia si adatta, con una dedizione commovente, a questa nuova dimensione. "In quei mesi, ma anche dopo il trapianto, abbiamo preso tutte le precauzioni possibili, disinfettavo e pulivo ogni cosa. Guardavamo la televisione insieme a Nicola ma con la mascherina. In cucina Nicola mangiava su un tavolo separato. Continuavo a lavarmi le mani e le disinfettavo sempre. Mio marito, che lavora in campagna, si cambiava sempre i vestiti prima di entrare in casa".  Anche gli amici più cari di Nicola entravano, uno alla volta, dotati di mascherina e disinfettante. Senza di loro, ci racconta Dolores, per Nicola la malattia sarebbe stata ancora più faticosa.

 

Dopo i tre cicli di chemio per Nicola inizia a farsi strada l'idea del trapianto. Il fratello, purtroppo, non è compatibile. La compatibilità tra fratelli è di uno su 4. Quella tra non consaguinei, invece, è molto rara: uno su 100.000. Per questo il registro dei potenziali donatori deve essere sempre nutrito. Ed è proprio lì che, anche Nicola, trova il suo "uno su 100.000. "Allora è stata fatta una ricerca sulla banca dati dei  donatori e in poco tempo, per fortuna, hanno trovato tre potenziali donatori, tutti e tre in Germania".

 

Arriva, così, il 19 giugno 2015 e la vita di Nicola (e di tutta la sua famiglia) ri-comincia. "Quel giorno - ricorda Dolores non senza commozione - ho pianto tantissimo, ma mai davanti ai ragazzi. Salivo in macchina o in ascensore e piangevo. Anche mio marito, che aveva sempre tenuto duro e ci aveva sempre spronato, quel giorno è scoppiato a piangere, per la prima volta".

 

Il pomeriggio del 19 giungo comincia l'infusione che va avanti fino alla notte successiva. "Noi siamo rimasti fino alle 8 di sera, poi non potevamo più rimanere e siamo tornati il giorno dopo. Nicola è stato all'ospedale di Bolzano 43 giorni, lì ha fatto il trapianto e le chemio prima e dopo".

 

Anche i mesi dopo il trapianto non sono facili per Nicola. "Gli sono venute le piaghe in bocca, non riusciva più a mangiare e aveva spesso la febbre. Anche quando è tornato a casa riusciva a malapena a fare le scale...e pensare che adesso la sera, dopo lavoro, si fa 10 chilometri di corsa e va in montagna. Doveva essere forte questo donatore. Adesso Nicola è più forte di prima e ha un'attenzione che prima non aveva: fa molto sport, presta attenzione al cibo. Dico sempre che nella sfortuna è stato fortunato".

 

Sono passati ormai cinque anni dal trapianto. Ora Nicola sta bene e, come ci racconta Dolores, ogni anno tra il 19 e il 20 giungo festeggia sempre il suo ri-compleanno, l'inizio della sua seconda vita. In questi anni, di traguardi, ne ha raggiunti tanti: un anno e mezzo dopo il trapianto ha ripreso l'Università, si è laureato e poi ha pure fatto la magistrale in Biotecnologia alimentare, sempre a Padova. "E' stato un grande sacrificio, per lui. Doveva stare attento e stare lontano da tutti, spesso studiava con la febbre. Ma i suoi sforzi sono stati tutti ripagati. Ora lavora a Cles nel suo settore, è innamorato di una splendida ragazza che lo sostiene e l'ha sempre sostenuto e sta benone".

 

Dopo il trapianto, Nicola si è sottoposto regolarmente ai controlli che, con il passare del tempo, hanno iniziato a farsi sempre più radi. "Inizialmente erano ogni giorno, poi ogni settimana, poi ogni mese. La settimana scorsa ha fatto l'ultimo e gli hanno detto di tornare a luglio del prossimo anno, una vittoria".

 

Ma, in tutta questa storia, c'è una persona che, con gentilezza e altruismo, ha letteralmente ri-messo al mondo Nicola (e tutta la sua famiglia): il donatore. "Mi capita tutti i giorni di pensare al donatore - conclude Dolores - e gli auguro tanta fortuna e tanta felicità quanta ne ha ora Nicola. Gli ha dato la vita, non si riesce neanche a spiegare, è una persona che non conosci e ti ha fatto il regalo più grande che poteva farti. Mio marito è molto devoto a San Romedio. Tutti i giorni prega per Nicola, per tutti noi e per il donatore, il nostro angelo. Se non fosse per lui, Nicola ora non ci sarebbe più. Mi è capitato di andare anche nelle scuole con Admo Trentino a raccontare la nostra storia. Diventare donatori è importante: cambia la vita, l'ha cambiata a noi".

 

Oggi Dolores, insieme ad Admo Trentino, va nelle scuole a raccontare la storia di suo figlio, e la sua. Racconta come un semplice gesto, di un donatore sconosciuto, abbia cambiato le loro vite e, anche parlando con noi, ci tiene a ribadire quanto sia importante (davvero) regalare un piccolo pezzo di sé agli altri. 

 

 

 

 

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