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La storia di "Zebra", il giornale di strada che aiuta i senza tetto in crisi per il Covid. "Siamo in balia degli eventi"

In questi mesi i “giornali di strada”, che facilitano l’inserimento di persone senza dimora e richiedenti asilo nel mondo del lavoro e nella società, hanno incontrato grandi difficoltà. Tra questi c'è "Zebra", progetto lanciato dall'associazione Oew. Il redattore Alessio Giordani: "Siamo in balia degli eventi"

Di Marianna Malpaga - 28 novembre 2020 - 17:45

BRESSANONE. C’è un tipo d’informazione che in questo periodo sta soffrendo particolarmente. Si tratta dei “giornali di strada”, che sono venduti nelle strade e nelle piazze delle città, ma anche nelle periferie, da persone senza fissa dimora. Tra loro c’è il mensile “Zebra”, nato nel 2014 su impulso dell’associazione Oew (Organizzazione per un mondo solidale).

 

“Inizialmente Zebra era nata come una specie di newsletter - racconta Alessio Giordano, redattore del giornale - però il seguito di lettori e di lettrici è stato sin da subito molto ampio, e il progetto si è evoluto”. Oggi “Zebra” ha una tiratura di 13mila copie mensili e conta una rete di una quarantina di persone che, ogni mese, vende il giornale in strada.

 

“Tra loro – spiega Giordano – vi sono ragazzi e ragazze che stanno aspettando o hanno appena ricevuto l’esito della richiesta di protezione internazionale, e non sono ancora riuscite a trovare un lavoro stabile. Ci sono però anche alcuni altoatesini con problemi sociali”. La gran parte della rete di persone che vendono “Zebra” è costituita da ragazzi nigeriani. Il giornale è venduto a 3 euro, ma il costo di produzione è di un euro e cinquanta: l’altra metà del prezzo va infatti nelle tasche dei venditori.

 

È uno dei requisiti per far parte della rete nazionale dei giornali di strada, l’Inps (International Network of Street Papers - spiega - la particolarità di ‘Zebra’ è che, assieme a un altro giornale del Québec, è uno dei pochi ad avere articoli in più di una lingua. Scriviamo articoli in italiano e in tedesco, perché Oew crede nel bilinguismo”.

 

Le persone che vendono il giornale sono seguite dall’Oew, sia per quanto riguarda la vendita di ‘Zebra’ sia per altre questioni importanti, come la necessità di trovare un’occupazione stabile, la ricerca di un alloggio o la mediazione con servizi sociali e sanitari. C’è anche “Zebra Academy”, un corso di lingua italiana molto “pratico”, dove le persone seguite da Oew possono imparare anche a redigere un curriculum vitae per la ricerca di un lavoro.

 

Quando chiediamo se i venditori del giornale di strada siano accolti bene dai cittadini, la risposta è affermativa. “In generale sì - dice Giordano - però il commento che riceviamo spesso è: ‘I vostri almeno fanno qualcosa’. Il che presuppone che gli altri stranieri non facciano niente, e rischia di alimentare lo stereotipo del ‘migrante buono’ contro il ‘migrante cattivo’. Stereotipo che cerchiamo di combattere attraverso la redazione di alcuni articoli”.

 

“Zebra” s’ispira alla linea del cosiddetto “giornalismo costruttivo”: se a inizio articolo è posto un problema, nella conclusione si cerca di rispondere alla domanda “Come risolverlo?”. Gli articoli sono scritti dalla redazione e da un gruppo di volontari, e si concentrano in particolar modo su temi che di solito sono affrontati en passant dal giornalismo tradizionale, come il problema delle carceri, le fake news e il diritto all’abitare.

 

Oggi, come tutti gli altri giornali di strada, “Zebra” vive un momento di difficoltà. A marzo, e per tutta la durata del lockdown, la vendita in strada è stata sospesa. Più recentemente, a partire dal 14 novembre, i venditori sono stati costretti a sospendere la loro attività. La vendita in strada ripartirà però lunedì 30 novembre. “È un periodo molto complicato, soprattutto per venditori e venditrici, perché viene a mancare per loro la possibilità di guadagno. Che poi è anche possibilità di entrare a contatto col territorio e di creare connessioni da cui nascono opportunità lavorative”.

 

La campagna di donazioni a favore del giornale altoatesino, però, ha avuto successo, segno che la comunità crede nel progetto. “Nonostante questo, siamo in balìa degli eventi - conclude Giordano - e per un progetto che non ha finanziamenti pubblici è un problema”.

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