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La vita di Patrick è cambiata quando ha donato il midollo osseo: "Con un giorno regali anni e speranza a qualcuno che nemmeno conosci"

Patrick Scarpari da dodici anni è iscritto ad Admo Trentino e tipizzato, cioè inserito nel registro dei donatori di midollo osseo. Lo scorso anno è arrivata una chiamata: lui era compatibile con un paziente. Da lì esami più approfonditi e poi la donazione: "Ho visto il corriere, arrivato a prendere la mia sacca. Parlava inglese e doveva fare in fretta. C'era il taxi, sotto, ad aspettarlo per portarlo all'aeroporto. Ho la pelle d'oca a raccontarlo. Non lo dimenticherò mai"

Di Arianna Viesi - 15 luglio 2020 - 16:18

TRENTO. "Sono diventato potenziale donatore di midollo osseo quando avevo vent'anni, ora ne ho trentadue. Sono rimasti nel registro in attesa della chiamata per la donazione, che è arrivata dodici anni dopo la tipizzazione", inizia così il racconto di Patrick Scarpari di Vezzano che, lo scorso anno, ha ridato speranza (e vita) ad una persona che, di speranze, non ne aveva più. Dodici anni fa, Patrick si era iscritto ad Admo Trentino e si era sottoposto al prelievo di sangue che consente all’aspirante donatore di diventare “visibile” entrando nel registro nazionale con sede a Genova (tipizzazione).

 

La vita di Patrick è cambiata il giorno della donazione. "Non riuscirò mai a dimenticare l'emozione del momento in cui ho ricevuto la chiamata di Admo. Ero compatibile, tra milioni di persone. Non riesco a descrivere quello che ho provato in quel momento". La compatibilità tra non consanguinei è molto rara, 1 su 100.000.

 

Patrick - come molti ragazzi e ragazze ogni anno - si era iscritto ad Admo Trentino. L’associazione, che si occupa anche della parte di segreteria per l’Azienda sanitaria, lo aveva chiamato per fissare un appuntamento per la tipizzazione, il prelievo che a Trento viene eseguito all’ospedale Santa Chiara. I risultati della tipizzazione Hla (dati genetici indispensabili al trapianto) vengono inseriti in un archivio informatico e trasferiti attraverso il registro provinciale, al registro nazionale che è a sua volta collegato con altri 58 registri internazionali, nell'assoluto rispetto della riservatezza.

In caso di riscontro di un primo livello di compatibilità con un paziente in lista d'attesa per un trapianto, il donatore è richiamato per ulteriori prelievi di sangue necessari per indagini genetiche più approfondite. E così è successo anche a Patrick.

 

"È raro trovare un donatore compatibile. Dopo la prima chiamata - racconta - sono stato sottoposto ad ulteriori controlli e, in ogni fase, sono stato seguito benissimo".

 

"Quattro giorni prima del prelievo ho iniziato una cura con delle punture in pancia per incrementare le cellule staminali. Io, infatti, sono stato sottoposto ad un tipo di prelievo particolare e nuovo".

 

Come ci spiega Patrick, esistono infatti due modalità di donazione. La prima, la più "antica", consiste nel prelievo di midollo osseo dalle creste iliache posteriori. Il prelievo avviene nel più vicino centro autorizzato - a Verona nel caso dei donatori provenienti dalla provincia autonoma di Trento - in anestesia generale o epidurale, con un intervento della durata media di circa 45 minuti. La seconda modalità, invece, quella a cui è stato sottoposto Patrick, consiste nella donazione mediante separatori cellulari: il sangue, prelevato da un braccio, attraverso un circuito sterile entra in una centrifuga dove la componente cellulare utile al trapianto viene isolata e raccolta in una sacca, mentre il resto del sangue viene reinfuso dal braccio opposto. Questa modalità di donazione prevede la somministrazione di un farmaco nei 3-4 giorni prima della donazione. Il farmaco è un "fattore di crescita" che ha la proprietà di rendere più rapida la crescita delle cellule staminali e di facilitarne il passaggio dalle ossa al sangue periferico.

 

"La cosa bella e che ricordo con gioia è la tranquillità che mi ha accompagnato prima e durante la donazione. Sono stato seguito passo passo, non sono mai stato lasciato solo e tutti si preoccupavano del mio benessere. Anche la donazione in sé non fa male. La sera stavo benone e sono andato a bermi una birra (ride, ndr). Nessun dolore, nessun fastidio, niente di niente".

 

Patrick, poi, ci racconta un particolare di quel giorno, un particolare che non scorderà mai. "Il giorno della donazione ho visto il corriere, arrivato a prendere la mia sacca. Parlava inglese e doveva fare in fretta. C'era il taxi, sotto, ad aspettarlo per portarlo all'aeroporto. Ho la pelle d'oca a raccontarlo. Non lo dimenticherò mai, davvero".

 

"Credo - continua - che ci sia ancora un po' di disinformazione riguardo la donazione di midollo osseo. Io stesso, prima di iscrivermi, mi immaginavo il prelievo dalla schiena con tutti i rischi del caso. Ma non è nulla di tutto ciò. Ripeto: la salute e il benessere del donatore sono sempre messi al primo posto. Prima e durante la donazione vieni seguito passo per passo. E, poi, puoi tirarti indietro fino all'ultimo. Ma sai che con la tua donazione dai una possibilità di vita ad un paziente per il quale la donazione è spesso l'ultima spiaggia".

 

"Sono stato anche nelle scuole - conclude Patrick - per fare informazione con Admo, perché è importante. Alla fine, per un donatore, sono piccoli gesti. Cosa 'butti via' in fondo? Un giorno della tua vita e magari regali dieci anni ad una persona che nemmeno conosci. Magari ad un bambino, che può tornare a vivere. Pensa anche a lui o a lei. Una donazione può davvero cambiare la vita a chi, speranze, non ne ha quasi più. Quel 24 maggio non lo scorderò mai, davvero".

 

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