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Partorire ai tempi del Covid-19: “Nel picco dell’epidemia 300 nuovi nati, il virus non si trasmette di madre in figlio”

Se per affrontare l’emergenza coronavirus c’è una prima linea che combatte in terapia intensiva, ce n’è un’altra che affronta l’epidemia al fianco delle donne che stanno per partorire. Il direttore Tateo: “A marzo abbiamo seguito circa 300 parti, in alcuni casi con madri positive”

Foto d'archivio
Di Tiziano Grottolo - 08 aprile 2020 - 06:01

TRENTO. Contatti limitati allo stretto indispensabile, parenti a casa, e massima attenzione a mantenere le distanze e nell’uso dei dispositivi di protezione ma anche difronte dell’epidemia più violenta registrata dal secondo dopoguerra in Trentino si continua a nascere. Questo perché se c’è una prima linea composta dai sanitari che lavorano in terapia intensiva ce n’è un’altra che affronta l’epidemia al fianco delle donne che stanno per partorire.

 

Da un punto di vista generale né le gravidanze né i parti hanno risentito del problema coronavirus”, racconta il direttore dell'ostetricia e ginecologia dell’ospedale Santa Chiara, Saverio Tateo. Effettivamente, in base alle evidenze scientifiche raccolte al momento, in caso di positività da Covid-19 i rischi a cui va incontro una donna incinta sono gli stessi delle altre persone. “Non è mai stato dimostrato che il virus possa trasmettersi da madre a figlio durante le fasi della gravidanza e del travaglio – precisa Tateo – il bambino però può ammalarsi successivamente”. Anche se i dati hanno dimostrato che i neonati non rientrano fra la popolazione a rischio.

 

Solo nel caso in cui la madre risulti positiva bisogna prestare particolare attenzione, adottando quelle normali misure di prevenzione come mascherine e altri accorgimenti: “Non ci sono controindicazioni nemmeno nella fase di allattamento – continua il primario – quello che è cambiato è la questione del distanziamento, ad esempio non facciamo più entrare parenti e amici, ma il papà può comunque essere presente”. Ovviamente però non dev’essere positivo al coronavirus o mostrare i sintomi. Resta sconsigliato il parto in acqua, infatti il fluido potrebbe veicolare maggiormente il virus. Da evitare (nel caso di positività) anche il contatto pelle a pelle, tra madre e figlio, subito dopo la nascita.

 

Seguendo le precauzioni comunque, salvo complicazioni, le neomamme possono essere dimesse già dopo due giorni, tre nel caso di un parto cesareo: “Mediamente facciamo circa 6 parti al giorno – osserva Tateo – disponiamo di 5 sale parto dove c’è tutto la spazio necessario per tenere le distanze, con 40 posti letto andiamo sul sicuro”. Al contempo si cerca di limitare i contatti durante le visite pomeridiane all’interno del reparto, ma come già anticipato i padri possono essere presenti durante il travaglio, purché sani e indossando la mascherina.

 

Nel mese di marzo, proprio quanto si è registrato il picco dell’epidemia, in Trentino ci sono stati all’incirca 300 nascite, rispetto all’anno scorso si è registrata una leggera flessione introno al 4%, ma ovviamente questo dato non è legato alla pandemia. Invece i sanitari di ostetricia e ginecologia si sono trovati a gestire delle madri che avevano contratto il coronavirus ed erano guarite da poco, in un caso c’è stata anche un parto di una donna positiva: “I protocolli attivati hanno funzionato bene, al momento stiamo seguendo tre gravide positive al Covid-19 ma che fortunatamente si stanno già negativizzando”.

 

In questi casi si seguono i normali accorgimenti per evitare il contagio, contatti e igiene in primis: “Abbiamo avuto il tempo di prepararci senza mai andare in affanno, oggi vengono anche eseguiti i tamponi su tutte le donne gravide prima dell’accesso in ospedale”. Così si può essere preparati per gestire ogni evenienza e nei casi sospetti i protocolli saranno attivati immediatamente. Se non fosse per le maggiori misure di sicurezza e i preparativi necessari per l’attivazione dei nuovi protocolli, nei reparti di ostetricia e ginecologia tutto procede come prima e forse, in tempi eccezionali, questo è il messaggio più potente che si può dare.

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