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Portare a Trento un "emporio di comunità", attento all'ambiente e ai diritti dei lavoratori. Ecco l'ultima idea dei Gruppi d'acquisto solidale

A Trento sta per nascere una “Food Coop”. Da un anno, infatti, un gruppo di lavoro dei Gruppi d’acquisto solidale sta sondando il terreno per la realizzazione di un emporio di comunità, un supermercato cooperativo che vende prodotti biologici e rispettosi dei diritti dei lavoratori, dove i soci sono anche proprietari e dedicano parte del proprio tempo a lavorare gratuitamente nella cooperativa

Di Marianna Malpaga - 07 dicembre 2020 - 12:26

TRENTO. A Trento sta per nascere un “supermercato cooperativo”, sulla scia delle “Food Coop” statunitensi nate a partire dagli anni Settanta. Un piccolo gruppo di lavoro formato da persone attive nei Gruppi di acquisto solidale – i cosiddetti G.a.s. – sta lavorando da un annetto alla sua creazione. Nelle scorse settimane, è girato un questionario che il gruppo di lavoro ha creato per sondare il terreno e per capire se la popolazione trentina è interessata a un’iniziativa di questo tipo. Circa 175 hanno risposto in maniera affermativa.

 

“Non tutti – spiega Valentina Merlo, membro del gruppo di lavoro – hanno risposto che vorrebbero partecipare attivamente, ma di questi 175 tutti vogliono rimanere aggiornati sulla creazione della ‘Food Coop’”. È stato quindi fissato un incontro su Zoom per mercoledì 9 dicembre, in cui il gruppo di lavoro dialogherà con la cittadinanza interessata sulla possibilità, che si sta facendo via via più concreta, di creare un “supermercato cooperativo”.

 

Ma che cos’è esattamente una “Food Coop”? È una cooperativa di consumo nella quale i soci sono anche proprietari, nonché le uniche persone che possono fare acquisti all’interno del supermercato. Le “Food Coop”, che in italiano si chiamano anche “empori di comunità”, vendono prodotti biologici provenienti da realtà rispettose dei diritti dei lavoratori. La particolarità degli empori, poi, è che i soci dedicano due ore e quarantacinque al mese al lavoro volontario nel supermercato: possono dedicarsi al negozio come alla gestione degli ordini e al contatto con i produttori, oppure all’organizzazione delle attività culturali che caratterizzano la vita della cooperativa. Grazie al lavoro volontario i prezzi di gestione dell’emporio si abbassano, e di conseguenza anche il costo dei prodotti diminuisce. Le “Food Coop”, pertanto, si contraddistinguono dai normali negozi del biologico anche per i prezzi più accessibili.

 

“Ci piace molto l’idea che l’emporio di comunità sia un qualcosa da co-progettare, da pensare assieme - spiega Merlo - anche il fatto che tutti i soci coinvolti debbano prestare qualche ora di volontariato al servizio della cooperativa, ognuno con le proprie competenze. Gli empori si caratterizzano per un modello di partecipazione orizzontale”.

 

Anche se le “Food Coop” sono nate negli Stati Uniti e sono arrivate in Europa affermandosi anzitutto in Francia e in Belgio, al momento ce ne sono quattro in Italia. La prima, nata nel 2018, è l’emporio Camilla di Bologna. Ci sono poi Mesa Noa a Cagliari, OltreFood Coop a Parma e Stadera a Ravenna. Il gruppo di Trento ha studiato questi modelli, da cui prenderà spunto per la creazione di un nuovo emporio. “L’obiettivo – spiega Merlo – è di costituire dei gruppi di lavoro che da gennaio inizino ad attivarsi per pensare a vari aspetti dell’emporio, come il gruppo di produttori e i criteri di scelta dei prodotti, la struttura burocratica, le modalità di partecipazione e coinvolgimento di nuovi soci e gli eventi culturali”.

 

 


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