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Protagonisti di una foto nell'autunno del '44, un ex soldato statunitense e tre fratelli si "incontrano" dopo 76 anni di ricerche

La vicenda ha commosso non solo i protagonisti. Martin Adler, 96 anni, ha ritrovato dopo decenni di ricerche i tre bambini ritratti in una foto scattata assieme a lui nell'autunno del 1944, quando combatteva lungo la Linea Gotica con la divisa alleata. Entrato in una casa con il fucile spianato, era stato piacevolmente sorpreso da tre bambini usciti da un cesto e immortalati in uno scatto 

Di Davide Leveghi - 15 dicembre 2020 - 19:05

BOLOGNA. Sono passati ormai 76 anni dal loro primo incontro. Dopo decenni di ricerche, di passaparola e di speranze di rivedersi, Martin Adler e i tre fratelli Naldi, Mafalda, Giuliana e Bruno, ce l'hanno fatta. Ad aiutarli, come spesso avviene in questa fase dove gli incontri fisici sono sconsigliati, è la tecnologia.

 

Tramite una videochiamata, infatti, sono riusciti a sentirsi, tra frasi colme di emozione e, probabilmente, qualche difficoltà nell'intendersi. In quell'autunno di 76 anni fa, il loro incontro si sarebbe potuto concludere in ben altra maniera. Monterenzio, nell'Appennino bolognese, si trovava nell'occhio del ciclone. L'avanzata alleata procedeva palmo a palmo, paese per paese, montagna per montagna, lungo la Linea Gotica.

 

Martin Adler, soldato statunitense dell'85esima Brigata alleata, assieme al commilitone John Bronsky entra in una casa da cui provengono rumori sospetti. C'è il timore che i tedeschi si nascondano nelle case, i nervi sono a fior di pelle. Con il fucile Thompson spianato, i due entrano nell'abitazione dove una donna alza le mani terrorizzata. “Ci sono dei bambini”, urla. E lì accanto, infatti, da un cesto di vimini sbucano i tre marmocchi.

 

Una foto immortalerà quel sospiro di sollievo, quello spavento trasformato in un momento di serenità e gioia. Alla guerra sarebbero sopravvissuti tutti e tre, i tre fratelli Naldi, Mafalda, Giuliana e Bruno, e il soldato Adler. Quest'ultimo ricorderà quella foto come il momento più lieto nell'inferno della guerra. Una guerra che l'Italia avrebbe perso, mentre una minoranza, fucili sulle spalle, ne avrebbe forgiato nel sangue i destini democratici e di rinascita dopo la barbarie fascista.

 

Guardandosi attraverso lo schermo, i 4 devono essersi trovati con qualche ruga in più e molti anni alle spalle. Eppure la gioia deve essere stata tanta, tanta la commozione. Quel saluto transoceanico attraverso gli smartphone si spera possa trasformarsi a breve in un'altra foto. Dal vivo, come in quell'autunno di 76 anni fa.

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