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Sotto il Duomo "nel nome di Sarah" per i diritti LGBTQ+. De Preto (Arcigay): "Ogni insulto, ogni sputo, ogni sberla sarà per noi motivo di più forte rivendicazione"

Si sono riuniti in Piazza D'Arogno associazioni e semplici cittadini per ricordare la giovane attivista comunista, femminista, femminista, lesbica egiziana morta suicida. Una mamma del gruppo Agedo: "Non è questo il mondo che voglio per mio figlio. Voglio che lui sia e sia libero di essere la persona unica che è". Arcigay Alto Adige: "Viviamo in un mondo in cui ancora non conviene dichiararsi. Perché, allora, Sarah l'ha fatto? Perché è l'unico modo per essere liberi e essere liberi è l'unico modo per essere felici"

Di Arianna Viesi - 17 luglio 2020 - 21:28

TRENTO. Nel nome di Sarah, è questo il nome (e lo spirito) dell'evento organizzato da Arcigay del Trentino che ha portato in piazza D'Arogno, proprio sotto le imponenti mura del Duomo, associazioni e semplici cittadini per sostenere i diritti LGBTQ+dire no all'omotransfobia e per ricordare le tante, troppe vittime di odio omo/bi/trans/fobico.

 

Tutti, lì, avvolti nelle bandiere rainbow, uniti per Sarah, giovane attivista comunista, femminista, lesbica egiziana che durante un concerto della band libanese Mashrou' Leila nel dicembre 2017 decise salire sulle spalle di un compagno, sventolando una bandiera arcobaleno. Per la sua attività politica, con la scusante di aver esposto una bandiera arcobaleno, Sarah Hegazi venne incarcerata (dallo stesso regime che oggi detiene lo studente e attivista Patrick Zaki e che è implicato nell’assassinio del connazionale Giulio Regeni).

 

Anche Sarah, durante la prigionia, subì ripetute torture e violenze e non poté contare sul supporto della propria famiglia. Dopo la lunga reclusione venne scarcerata ma si trovò costretta a rifugiarsi in un paese straniero. Ottenne così l'asilo in Canada dove, però, il peso della dolorosa esperienza vissuta la portò alla drastica decisione di togliersi la vita. Era il 15 giugno scorso.

 

 

"Sarah - spiega Lorenzo De Preto, presidente di Arcigay del Trentino - è il simbolo di tutte le vittime dell'omotransfobia e un esempio di resistenza. La sua vicenda si è svolta in Egitto ma anche in Italia c'è ancora molto da fare in termini di diritti. Ci sono esempi atroci anche nel nostro territorio. Ringraziamo quindi, pubblicamente, le istituzioni che condannano ogni forma d'odio".

 

"Ma - aggiunge - sentiamo, giorno dopo giorno e caso dopo caso, di aver bisogno di azioni e iniziative concrete che non possono avvenire senza il supporto delle istituzioni e il riconoscimento giuridico della gravità delle violenze omo/bi/trans/fobiche. In parlamento si sta discutendo la legge Zan, che si muove in questo senso e che aspettiamo da trent'anni. Ebbene, ieri le opposizioni hanno presentato 1071 emendamenti contrari. Quello della legge Zan è un tema centrale anche nel dibattito politico locale. Sul nostro territorio siti di 'disinformazione' hanno accostato questa norma ad assurdi tentativi di genderizzazione. Se quello dell'estensione dei diritti umani e civili viene considerato un passo lesivo e divisivo vuol dire che si crede ancora in vecchie gerarchie di oppressione".

 

De Preto, poi, si rivolge alla politica locale: "Faccio appello ai nostri politici. Prima di parlare, leggete le tre pagine del ddl Zan. Queste persone meritano dieci minuti del vostro tempo. E, se non avremo la vostra attenzione, ce la guadagneremo. Ogni insulto, ogni sputo, ogni sberla sarà per noi motivo di ulteriore impegno e più forte rivendicazione".

 

 

Tante le persone in piazza (nel rispetto delle norme anti Covid): bimbi, famiglie, giovani e meno giovani. Dopo De Preto, prende la parola Andreas Unterkirche di Arcigay Alto Adige: "Il suicidio di Sarah ha sconvolto tutti. Era una donna adulta che si dichiarava lesbica. Viviamo in un mondo in cui ancora non conviene dichiararsi. Perché, allora, Sarah l'ha fatto? Perché è l'unico modo per essere liberi e essere liberi è l'unico modo per essere felici. L'ha fatto per lei, ma anche per tutti noi. Gli omofobi non ci odiano perché siamo gay, lesbiche, trans ecc. ma perché lo facciamo vedere. I diritti civili non sono un lusso, la parità non è un lusso, la libertà non è un lusso. Io ho bisogno di essere libero per esistere". 

 

Presenti anche Amnesty International Trento e il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, da sempre impegnati per i diritti umani e contro le discriminazioni di ogni genere. "Giorno dopo giorno è sempre più importante - ha detto Massimiliano Pilati, presidente del Forum - mettere al centro della politica la questione dei diritti umani, di tutte e di tutti. Troppo spesso le nostre istituzioni se ne dimenticano".

 

 

In piazza anche tante famiglie arcobaleno, tra cento sorrisi e mille colori. Giuseppe Lo Presti, un papà, prende il microfono e parla a nome di tutti i genitori rainbow ribadendo l'importanza di avere una legge che riconosca pienamente il loro "essere genitori", con tutti i diritti e i doveri che questo comporta. "Le nostre famiglie - spiega - non si fondano sulla biologia e, ahimè, nemmeno sulla legge, ma sulla responsabilità, sull'impegno, sul rispetto, sull'amore e siamo fieri di portare nella società la nostra ricchezza e diversità, per un mondo più inclusivo, civile, laico e umano".

 

Gli interventi sono accompagnati dalle (magistrali) note del cantautore trentino Luciano Forlese che accarezza il pubblico con tre brani (scelti non a caso) figli di una delicatezza e una poesia rara (Preghiera ad un gatto, La donna di Kobane e Generazione sconsolata). Intanto, sulla piazza, si srotola un'enorme bandiera arcobaleno.

 

In piazza, partendo dall'esempio della triste vicenda di Sarah, si cerca insomma di fare luce sulle vite "invisibili" colpite o troncate dall'odio e dal pregiudizio. Ma, soprattutto, si sottolinea (da più parti) l'urgenza di misure legislative ed educativo/culturali a tutela della vita e del benessere delle persone LGBTQ+ e delle loro famiglie. 

 

Sì, perché spesso ci si dimentica (anche) di loro: le famiglie. L'intervento più commovente è , infatti, quello di una mamma del gruppo Agedo Trentino (l'associazione che raccoglie genitori, parenti e amici di persone LGBTI+) che, mentre parla, non riesce a trattenere le lacrime. Chiudiamo quindi con le sue parole, com'è giusto che sia: "Ho cercato sul Devoto-Oli che ho a casa, e che è un po' datato, la parola 'omofobia' e non l'ho trovata. Allora ho cercato 'fobia'. E' definita come una paura irrazionale e patologica. Io, come mamma, per mio figlio, non voglio questo. Voglio che viva una vita serena. Voglio che sia e che possa essere la persona unica che è". 

 

 

Gli organizzatori e i promotori della manifestazione sono stati:

  • Arcigay del Trentino
  • Centaurus Arcigay Alto Adige Südtirol
  • AGEDO Trentino
  • Famiglie Arcobaleno in Triveneto
  • I sentinelli di Trento
  • Rete elgbtqi del Trentino Alto Adige Südtirol
  • Forum trentino per la pace e i diritti umani
  • UDU Trento
  • UNITiN
  • Laici trentini per i diritti civili
  • Collettivo transfemminista queer Trento
  • Amnesty Trento

Hanno aderito anche:

  • Commissione provinciale pari opportunità tra donna e uomo
  • Non Una Di Meno Trento
  • ANPI del Trentino
  • ARCI del Trentino
  • Sportello Antidiscriminazioni Trento
  • LILA del Trentino
  • UIL del Trentino
  • 6000 Sardine Trento
  • Sardine Bolzano Bozen
  • Giovani Democratici del Trentino
  • Futura Trentino
  • Europa Verde Trento
  • Partito Democratico del Trentino

 

 

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