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Coronavirus, a Bergamo nasce il "Bosco della memoria" per le vittime della pandemia. "Un'oasi di comunità per tutti i cittadini"

Il progetto partirà il 18 marzo 2021 con una cerimonia di posa del primo albero. "Per realizzare il Bosco abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Cittadini, imprese, realtà associative: ogni contributo consentirà di rendere possibile l’opera, che vogliamo venga percepita come un luogo vivo del ricordo di qualcosa che ci ha colpiti ma che non ci ha tolto la fiducia in un mondo migliore"

Di Chiara Crea - 10 February 2021 - 17:52

BERGAMO. Il prossimo autunno nel Parco della Trucca, vicino al presidio sanitario "Papa Giovanni XXIII", ancora oggi attivo nella lotta contro il virus, verrà inaugurato il "Bosco della Memoria". 

 

Si sta parlando di un'area dedicata al ricordo di tutte le vittime del Covid-19, che nella provincia di Bergamo - la più colpita nella prima ondata di marzo 2020 - sono state più di 6.000 dall'inizio della pandemia.

 

Saranno 750 gli alberi e arbusti che verranno piantati (130 alberi da frutta, 70 dal bosco, 90 piccoli alberi e gli arbusti), simbolo di un luogo vivo, pensato per diventare un "Punto di riferimento per la comunità", come dichiara il sindaco Giorgio Gori.

 

Il progetto, pensato dall’associazione Comuni Virtuosi e adottato dall’amministrazione comunale di Bergamo, partirà il 18 marzo 2021 - prima giornata in memoria delle vittime del Covid-19 - con una cerimonia di posa del primo albero.

 

Il Comune, l’associazione e altri sponsor, finanzierà solo in parte l'iniziativa, il cui costo si aggira intorno ai 250 mila euro; mentre 50 mila euro verranno raccolti tramite la campagna di crowdfunding lanciata sulla piattaforma Produzioni dal Basso (eccola qui).

 

Marco Boschini, ideatore del progetto, ha dichiarato "Per realizzare il Bosco abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Cittadini, imprese, realtà associative: ogni contributo consentirà di rendere possibile l’opera, che vogliamo venga percepita come un luogo vivo del ricordo di qualcosa che ci ha colpiti ma che non ci ha tolto la fiducia in un mondo migliore".

 

Necessario sarà anche il contributo di una o più associazioni sul territorio per la gestione dell'area boschiva, progettata dall’architetto Paola Cavallini e dall’agronomo Roberto Reggiani.

 

L'obiettivo principale è proprio quello di lanciare un messaggio di speranza, un incentivo a non abbandonarsi al dolore, creando "un'oasi di comunità" per tutti i cittadini.

 

"Penso che persino il dolore più acuto possa contenere in sé il seme di una rinascita", parole del Sindaco Giorgio Gori. "Le manifestazioni positive che hanno unito le persone, come questo bosco, ne sono un esempio". Insomma, il virus ci ha costretti all'isolamento, ma collaborare insieme per questo significativo progetto è ancora possibile.

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