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De Bertoldi bacchetta Draghi perché viaggia in Volkswagen, un lettore: ''Comprando auto straniere non si aiuta l’industria italiana? Affermarlo è errore di incompetenza''

Un contributo arrivato dopo che Andrea De Bertoldi di Fratelli d'Italia ha bacchettato il premier Mario Draghi perché si sposta a bordo di una Volkswagen, anziché una vettura italiana: "Si suggerisce di guardare l’utilitaria in dotazione a Papa Francesco. Lo sanno tutti fuorché il senatore"

Pubblicato il - 17 febbraio 2021 - 20:39

TRENTO. "Affermare che, comprando auto straniere, non si aiuta l’industria italiana è fondamentalmente un errore frutto di incompetenza, a maggior ragione se si tiene conto che da una decina d’anni la sede fiscale del maggior (e unico) produttore di autovetture 'italiano' è in Inghilterra". Così un lettore de Il Dolomiti, il quale ha inviato una lettera dopo aver letto il blog di Carmine Ragozzino.

 

Un contributo arrivato dopo che il senatore Andrea De Bertoldi di Fratelli d'Italia ha bacchettato il premier Mario Draghi perché si sposta a bordo di una Volkswagen, anziché una vettura italiana. Qualcuno ha fatto notare al senatore che viaggia in Porsche. La reazione, la giustificazione, è stata un capolavoro di ipocrisia. “Si, ma lui è un personaggio pubblico. Rappresenta la Nazione” (Qui blog).

 

"Riguardo all’affermazione secondo cui una Passat non sarebbe adeguata per il ruolo rivestito da Draghi, addirittura facendoci sfigurare all’estero, si suggerisce di guardare l’utilitaria in dotazione a Papa Francesco. Lo sanno tutti fuorché il senatore".

 

Pubblichiamo la lettera in forma integrale

 

Gentile direttore,

 

secondo i dati forniti da Assolombarda il 75% dei componenti a bordo di ogni autovettura è fornito dai componentisti, i produttori di auto sono sostanzialmente degli assemblatori.

 

L’attuale universo di riferimento della componentistica automotive italiana risulta composto di 2.198 imprese. Una filiera che nel 2019 ha generato un fatturato complessivo di 49,2 miliardi di euro, impiegando un numero di addetti pari a 164.305.

 

Il primo mercato di esportazione è la Germania, per cui non è azzardato affermare che la Passat di Draghi sia di produzione prevalentemente italiana. La Volkswagen (come tutti gli altri marchi) si limita ad assemblarla nei propri stabilimenti (i cui principali, peraltro, da molti anni non sono più in Germania, bensì in Slovacchia e in Messico).

 

La componentistica italiana per l’automotive è un settore trainante per il sistema economico nazionale e punta sempre di più sull’internazionalizzazione. Secondo un’indagine realizzata da Sace (società assicurativo-finanziaria del gruppo Cassa depositi e prestiti), la filiera genera esportazioni per oltre 65 miliardi di euro.

 

Il settore presenta un quadro di “intensa innovazione” su ricerca e sviluppo per alimentazione, carrozzeria e tecnologie.

 

Affermare che, comprando auto straniere, non si aiuta l’industria italiana è fondamentalmente un errore frutto di incompetenza, a maggior ragione se si tiene conto che da una decina d’anni la sede fiscale del maggior (e unico) produttore di autovetture italiano” è in Inghilterra.

 

Riguardo infine l’affermazione secondo cui una Passat non sarebbe adeguata per il ruolo rivestito da Draghi, addirittura facendoci sfigurare all’estero, si suggerisce di guardare l’utilitaria in dotazione a Papa Francesco.

 

Lo sanno tutti fuorché il Senatore.

 

Lettera firmata

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