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Eretta in omaggio del Caudillo che difese la città dai ribelli, la statua di Franco a Melilla è stata rimossa. Vox: "La storia non si riscrive"

Un'altra statua - quella di Francisco Franco a Melilla - è stata rimossa. Emblema di una memoria locale, con riferimento al ruolo del generale nel mantenimento dell'enclave alla Spagna, è stata tolta dall'amministrazione di centrosinistra, con l'astensione dei popolari e la contrarietà della destra

Di Davide Leveghi - 28 febbraio 2021 - 12:08

MELILLA. Eretta tre anni dopo la morte, la statua di Francisco Franco di Melilla è stata ufficialmente rimossa. Si trattava dell'ultimo monumento statuario dedicato al Caudillo ancora in piedi sul suolo iberico. L'assemblea dell'enclave spagnola in terra africana ha votato a favore della rimozione, con l'astensione del Partito Popolare e la contrarietà di Vox. “La historia no se borra” - “la storia non si cancella” - hanno gridato i consiglieri del partito di estrema destra.

 

Costruita post mortem – e in piena transizione dalla dittatura alla democrazia – la statua di Franco era stata posta a commemorare il ruolo svolto dal generalísimo nella difesa della città durante la guerra del Rif, quando i ribelli berberi guidati dal condottiero Abd el Krim si ribellarono al dominio franco-spagnolo sul Marocco. Era il 1921 e Franco, astro nascente delle truppe coloniali, era ancora lungi dal divenire la guida della sollevazione nazionalista, cominciata solamente nel 1936 con il colpo di Stato del 17 luglio.

 

“Si tratta di un tentativo di riscrivere la storia – ha protestato il consigliere di Vox Javier de Costa la statua è infatti un omaggio a chi contribuì, con le truppe al suo comando, a la difesa della città dall'attacco dei soldati di Abd el Krim nel 1921. Se ormai è stata ritirata, le si dia almeno un luogo degno. Venga trasferita in un museo o un'istituzione civile o militare che la possa conservare al meglio. Se non lo si farà, un cattivo trattamento potrebbe dividere e polarizzare ancora di più l'opinione pubblica, già abbastanza divisa dalle gravi circostanza che stiamo vivendo”.

 

La statua, nondimeno, era da tempo finita nel mirino della coalizione che governa la città, formata dal partito centrista di Ciudadanos e dal centrosinistra socialista. “Sottratto” però alla Ley de Memoria Hístorica – la legge del 2007 con cui, tra le altre cose, si disponeva l'eliminazione dei simboli franchisti – il monumento è riuscito a rimanere al proprio posto fino al 23 febbraio 2021, quando gli operai del Comune l'hanno staccata dal proprio piedistallo.

 

In un Paese ancora segnato profondamente dal ricordo della dittatura – elemento dirimente anche nella questione catalana – l'eliminazione di questa statua rappresenta un altro passo nel difficile percorso democratico spagnolo. Le ferite di una delle più sanguinose guerre civili della storia, fucina di una dittatura altrettanto sanguinaria durata fino al 1975, non sono solo una questione politica.

 

La Spagna rimane infatti uno dei Paesi con il maggior numero di fosse comuni, secondo nel mondo solamente alla Cambogia. Nondimeno, la mancanza di una rottura netta tra il regime e la democrazia ha lasciato irrisolte moltissime questioni che non solo hanno a che fare con le vite delle persone ma anche con la maturità e la salute della democrazia - discorso che si riverbera anche nel rapporto tra gli spagnoli e la monarchia dei Borboni. 

 

La crisi economica e politica che il Paese sta vivendo da oltre un decennio ha permesso a forze nazionaliste e dichiaratamente legate al passato regime, come appunto Vox, di rientrare nelle istituzioni, dopo decenni in cui l'estrema destra era rimasta ai margini o fuori dai palazzi. Il faticoso lavoro di plasmare la memoria pubblica in senso democratico ha visto i socialisti in prima linea, non senza critiche sui limiti de la Ley de Memoria Histórica e la Ley de Memoria Democrática – approvata nel 2020 e che mette a repentaglio la sopravvivenza della Fondazione Francisco Franco, fondazione culturale che ha come scopo principale la promozione della figura storica del Caudillo.

 

L'esumazione di Franco dal Valle de los Caídos, l'enorme monumento costruito dal regime – con manodopera composta anche da prigionieri politici – avvenuta il 24 ottobre 2019, pone un'importante pietra miliare in un percorso ancora lunghissimo. Lì, tra oltre 30mila resti di soldati nazionalisti e di repubblicani e all'ombra della più alta croce della cristianità – emblema della memoria condivisa della guerra civile come tragedia nazionale promossa dalla stessa dittatura – continua a riposare in posizione privilegiata José Antonio Primo de Rivera, il capo della Falange (i fascisti spagnoli) fucilato durante il conflitto.

 

Mentre la Catalogna è messa a ferro e fuoco dopo l'incarcerazione del rapper Pablo Hasél, condannato per aver scritto dei tweet ritenuti offensivi contro le forze dell'ordine, un'altra statua viene quindi eliminata. Non è la storia, però, a essere riscritta, bensì la memoria pubblica, di cui la statua è un'espressione, a venir rimessa in discussione. Può un monumento che celebra un generale - poi divenuto sanguinario dittatore - rimanere in piedi in un Paese democratico, a prescindere dalla ragione e dalla data in cui è stato eretto? L'amministrazione dell'enclave spagnola sull'altra sponda del Mediterraneo ha dato una chiara risposta. 

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