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“In 44 anni di carriera avrò proiettato oltre 5.000 film”, l’incredibile storia di Germano Cis, l’ultimo proiezionista della Val di Ledro, va in scena sul grande schermo

L’ultimo proiezionista del cinema don Bosco di Bezzecca diventa il protagonista di un docufilm, la storia di Germano Cis: “Da bambino andavo al cinema parrocchiale ma più del film in sé mi interessava capire come si muovevano le figure sullo schermo, mi giravo e vedevo la luce del proiettore”

Foto Andrea Tombini
Di Tiziano Grottolo - 03 agosto 2021 - 15:51

LEDRO. Potrebbe considerarsi la chiusura di un cerchio perfetto il docufilm che ha visto l’81enne ledrense, Germano Cis, interpretare sé stesso in un’opera dedicata all’ex cinema don Bosco di Bezzecca. Cis infatti, per oltre 44 anni è stato il proiezionista della Valle di Ledro, con lui almeno due generazioni di ledrensi hanno assistito alla magia del grande schermo, quando le bobine andavano sostituite manualmente e per farlo serviva non poca perizia.

 

Dopo una vita dietro il proiettore, Cis è si trovato a dover affrontare per la prima volta la macchina da presa sotto la sapiente regia di Andrea Tombini, videomaker che ha all’attivo diversi lavori dedicati al territorio trentino. “Da bambino – racconta il proiezionista – andavo al cinema parrocchiale ma più del film in sé mi interessava capire come si muovevano le figure sullo schermo, mi giravo e vedevo la luce del proiettore”. È così che spinto dalla curiosità il giovane Germano si affaccia alla cabina di proiezione. “Comprendendo la mia curiosità una volta mi dissero ‘visto che sei qui rimani’ così mi misero su uno sgabello a osservare. Passo dopo passo imparai a manovrare il proiettore. E allora non erano mica automatici, bisognava fare tutto a mano”.

 

È così che fin da giovanissimo Cis inizia a lavorare come “tappabuchi”. “In quegli anni c’era il pericolo della pellicola infiammabile quindi avevamo in cabina un secchio di sabbia e una coperta di amianto per ogni evenienza. Siccome non arrivavo fino al finestrino, mi mettevano uno sgabello e le scatole delle pizze (i contenitori delle bobine di pellicola ndr). Una volta mi dissero di non muovermi e così feci, ma finii per farmela sotto. Questa – ricorda scherzando – fu una delle mie prime esperienze in cabina di proiezione”.

 

 

Ora però, dopo 44 anni di onorata carriera (dal 1954 al 1998), Germano si è trovato ad affrontare la macchina da presa. “È stata dura – ammette – le prime scene non è che siano venute subito buone. Per sentirmi dire ‘buona la prima’ avevamo già finito di girare”. Comunque resta una grande emozione. “Avrò proiettato circa 3.000 film ma con le repliche si arriva tranquillamente a oltre 5.000 proiezioni. Gli ultimi film che mi sono rimasti impressi? Titanic e La vita è Bella di Benigni”. Fu sempre la sua mano a spegnere le luci in sala dopo la proiezione dell’ultimo film in cartellone “Vulcano” a conclusione della vita della sala parrocchiale don Bosco di Bezzecca, ormai l’unica rimasta in tutta la valle. Era un fine agosto del 1998, qualche anno dopo l’intero edificio fu demolito per far posto a una nuova struttura polifunzionale, sempre gestita dall’oratorio.

 

Come già anticipato l’incredibile storia di Germano Cis è approdata sul grande schermo. La prima proiezione de “Nel tempo di una messa – storia di Germano e del suo cinema” è stata organizzata al centro culturale di Concei (causa maltempo), appuntamento alle 21 del prossimo 4 agosto. Alla proiezione sarà presente anche il regista Tombini. “Da oltre trent’anni – racconta il videomaker – frequento in estate la val di Ledro (mio suocero era originario di questa magnifica valle) ma oltretutto Germano è fratello di una mia zia acquisita. Pur non avendolo mai frequentato, conoscevo da sempre la sua storia al Don Bosco, da anni avevo in mente di fare qualcosa anche se non sapevo bene cosa”.

 

 

Come spesso capita il lavoro costringe a posticipare i progetti personali, ma poi è arrivata pure la pandemia. “Con il lockdown e l’azzeramento quasi totale del lavoro, si è aperto il cassetto con i progetti sospesi. Poco più di un anno fa ho incontrato Germano su una panchina lungo il lago di Ledro”. Bastano due parole per trovare subito il giusto feeling e così l’idea decolla. Il film è stato sostenuto dall’amministrazione di Ledro, dalla Pro loco di Bezzecca, dalla Cassa rurale di Ledro, dall’Apt locale, dalla Cooperativa Sole e dall’associazione Encontrarte.

 

“Nel tempo di una messa è una memoria storica che sono certo emozionerà molti Ledrensi – sottolinea Massimiliano Rosa, presidente dell’associazione Encontrarte – Germano che racconta sé stesso è fantastico, dalle sue parole si respira l’immensa passione per il cinema, per Ledro, ma anche il grande dolore per l’abbattimento della sala cinematografica che è stata il fulcro della sua vita. Sono onorato di poter essere stato vicino alla realizzazione di questo docufilm aiutando come potevo, ringrazio il regista e sceneggiatore Andrea Tombini che dal mio punto di vista ha fatto un bel regalo a Ledro ideando questo docufilm e ringrazio chi ci ha creduto sostenendo anche economicamente l’iniziativa, ancora una volta la rete fra istituzioni, enti, associazioni e privati risulta fondamentale sopratutto in ambito culturale”.

 

 

Soddisfatto anche Michael Oradini presidente della Pro loco di Bezzecca: “La realizzazione del docufilm sull’ex cinema Don Bosco è un progetto che rientra al 100% nelle attività dell’associazione, raccogliere, conservare e tramandare una memoria storica così importante per la nostra Valle ci ha reso davvero onorati della collaborazione. Ringraziamo Andrea e il suo staff per il lavoro”.

 

“La maggior difficoltà è stata reperire immagini storiche del cinema, praticamente ne non esistono più”, conclude Tombini che vuole ringraziare i membri della troupe: fotografia Matteo Biasi, fonico presa diretta Michele Facchinelli, aiuto regia Silvia Dalla Valle, post produzione Giorgia Pasolli, segreteria di produzione Luigi Cantarella e ancora Roberto Sani che ha pilotato il drone, Stefano Benedetti alle animazioni fotografiche. “Ovviamente devo ringraziare anche Max, e Michael per l’organizzazione, Pierangelo Giovanetti che ha creduto da subito in questo progetto e avermi rilasciato una preziosa testimonianza e naturalmente i finanziatori del progetto che hanno reso possibile la realizzazione dell’opera”.

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