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Le Olimpiadi (di nuovo) a rischio per Covid, una trentina in Giappone: ''C'è preoccupazione. Fino a poco tempo fa i tamponi si potevano fare solo a pagamento''

Il Giappone ha proclamato lo stato di emergenza dal 25 aprile all'11 maggio per Tokyo e le prefetture di Osaka, Kyoto e Hyogo. Un annuncio che arriva a un mese dalla cessazione della precedente dichiarazione di stato di emergenza. Letizia Miranda: "Si passa da aggiornamenti vaghi a notizie di repentini incrementi dei casi e ospedali prossimi alla saturazione. I tamponi costano anche centinaia di euro e la campagna vaccinale va lentamente"

Di Luca Andreazza - 25 aprile 2021 - 18:17

TOKYO (Giappone). Da pochi contagi ai nuovi messaggi di maggior prudenza e cautela, il Giappone è ritornato in emergenza Covid-19, tanto che le Olimpiadi sembrano nuovamente in discussione e l'inaugurazione della kermesse a cinque cerchi potrebbe essere posticipata di qualche settimana.

 

"C'è preoccupazione e ancora una volta confusione in questa fase", spiega Letizia Miranda, 35 anni, originaria di Povo, da anni ormai in Giappone. "Non torno in Italia da Natale 2019: non solo è sempre stato problematico prenotare i biglietti dell'aereo per i continui cambi ma c'era inoltre il rischio che non potessi magari più rientrare per le misure via via decise dal governo nipponico e quindi ho deciso di non rischiare. Cerco di informarmi quotidianamente con i familiari e i colleghi qui a Tokyo e resto in stretto contatto con parenti e amici che sono lontani". 

 

E se l'Italia è uscita da un periodo di sostanziale lockdown e il cronoprogramma del governo prevede una graduale riapertura delle attività per le prossime settimane, il Paese del Sol Levante ha proclamato nuovamente lo stato di emergenza dal 25 aprile all'11 maggio per Tokyo, megalopoli da 14 milioni di abitanti, così come per le prefetture di Osaka, Kyoto e Hyogo. Un annuncio che arriva a un mese dalla cessazione della precedente dichiarazione di stato di emergenza.

 

Il premier nipponico, Yoshihide Suga, ha deciso di imporre maggiori limitazioni in quanto si avvicina inoltre la “Golden Week”, la Settimana d'Oro: un periodo di festa in Giappone (e di chiusura di gran parte degli uffici) e di solito un'occasione per viaggiare e incontrare le famiglie e gli amici. Attività che in questo momento sono naturalmente ritenute pericolose.

 

"Il quadro - dice la trentina - è ancora una volta piuttosto confuso: si passa da aggiornamenti vaghi a notizie di repentini incrementi dei casi e ospedali implosi o prossimi alla saturazione dei posti letto. Le misure delle stesse aziende cambiano di settimana in settimana e in generale la gente cerca di auto-regolarsi mantenendo alta l'attenzione: indossa le mascherine sempre e comunque (questo senza interruzione da ormai più di un anno), mantiene il distanziamento (per quanto sia possibile in una città affollata come Tokyo), si igienizza spesso le mani e limita le uscite di piacere, ma in realtà il governo non fornisce - almeno non per quanto mi sia stato possibile capire - mai una panoramica precisa della reale situazione epidemiologica".

 

In particolare si è puntato sulle cure mediche di qualità, accessibili a tutti per l'assistenza sanitaria universale. Anche i fattori sociali e culturali possono avere un ruolo: i giapponesi indossano regolarmente le mascherine per scongiurare riniti da fieno e raffreddori. "La mancanza di direttive forti e di chiarezza da parte del governo - aggiunge Miranda - ha lasciato molto spazio al senso di coscienza civica del singolo, che però non sa ancora bene quale posizione prendere: 'Conosciamo il corona e stiamo attenti. Ma come andrà a finire?', si sente spesso dire. Un altro esempio della vaghezza e confusione che vige in Giappone è il fatto che non sia mai stato decretato un lockdown vero e proprio. Anche se le scuole sono state chiuse per alcuni periodi e sono stati cancellati diversi eventi, le attività lavorative e commerciali sono sempre proseguite, seppur a orari limitati. Solo a febbraio è stata anche rafforzata la legge che fissa le misure contro la diffusione del Covid-19 e solo da poche settimane le autorità possono emettere ordini vincolanti per ridurre l'orario di apertura dei negozi o chiuderli".

 

La strategia italiana è stata quella di puntare sul tracciamento per isolare i positivi e interrompere le catene di trasmissione. L'Alto Adige ha proposto alla fine dell'anno scorso un modello di screening di massa, mentre al netto della querelle sui dati, il Trentino si è comunque affidato in particolare ai test antigenici dall'autunno per cercare i contagi. 

 

"Qui - aggiunge Letizia - non sono mai stati fatti tamponi di screening (se non in alcune imprese, ma comunque per scelta aziendale), fino a qualche mese fa ci si poteva rivolgere in pratica solo ai privati: un test costava anche centinaia di euro e magari tante persone a quel punto preferivano non rivolgersi a nessuno. Solo recentemente, contestualmente con un nuovo aumento dei casi, sono state attivate alcune cliniche convenzionate che offrono la possibilità di eseguire un test a prezzi più accessibili. A maggio dell’anno scorso ho avuto il raffreddore con tosse e qualche linea di febbre. Non sapendo bene cosa fare e lavorando comunque in smart working, ho aspettato di stare un po' meglio e quando l’azienda mi ha chiesto di presentarmi in ufficio, ho consultato il medico - via telefono - il quale mi ha detto di non recarmi in studio: se i sintomi mi erano passati da un paio di giorni ero probabilmente guarita e sarei potuta andare dunque in ufficio. Non mi è stato emesso un certificato in quanto il mio raffreddore non è stato identificato come Covid e mi è stato suggerito che se non mi fossi sentita sicura a raggiungere il posto di lavoro, sarei potuta restare a casa un giorno in più".

 

Già rinviate un anno fa, le Olimpiadi di Tokyo sarebbero nuovamente a rischio. Mancano meno di cento giorni a questo appuntamento tanto atteso, ma il regolare svolgimento della manifestazione è ritornato in bilico. Intanto la torcia olimpica viaggia per il Paese in modo estremamente ridotto. Alcuni appuntamenti sono stati cancellati, altri sono avvenuti senza pubblico. 

 

"Nel 2020 le notizie fornite con il contagocce era sembrato un modo per prendere tempo e aspettare fino all'ultimo per decidere di posticipare la kermesse. Poi ci si è arresi davanti all'evidenza dell'incremento dei casi e la consapevolezza che il problema a livello mondiale non si sarebbe risolto in poche settimane. Anche la poca chiarezza di oggi, un anno dopo, potrebbe essere dovuta in parte a questa situazione e la necessità di pianificare le scelte in ottica Giochi. La speranza è quella che la campagna vaccinale, già in ritardo qui rispetto alle prime stime, e l'attenzione possano far ritornare la normalità quanto prima, anche per ritornare a casa in Italia a riabbracciare familiari e amici", conclude Miranda.

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