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Petrolio, il prezzo torna ad aumentare: cosa aspettarsi dal 2021

Stando a quanto è stato riferito da parte dell’Eia, il prezzo del barile sembra dover percorrere una strada ben precisa, ed è quella di seguire la quotazione di 53 dollari, che dovrebbe mantenersi nel corso di questi primi mesi del 2021

Pubblicato il - 19 gennaio 2021 - 13:07

TRENTO. Stando a quanto è stato riferito da parte dell’Eia, il prezzo del barile sembra dover percorrere una strada ben precisa, ed è quella di seguire la quotazione di 53 dollari, che dovrebbe mantenersi nel corso di questi primi mesi del 2021. Eppure, si tratta di dati comunque positivi, sicuramente in aumento in confronto a quanto si era verificato lo scorso anno per colpa della pandemia, anche se tutti coloro che sono abituati a investire sulle quotazioni petrolio dovrebbero sempre prestare attenzione ai dati che si riferiscono la ripresa o meno della domanda.

 

Risale la volatilità sulle quotazioni del petrolio. Il West Texas Intermediate lasciava per strada poco più di un punto percentuale, il Brent perdeva poco meno dell’1,50%, ma nel giro della medesima chiusura entrambi hanno ripreso a correre ribaltando completamente la situazione.

 

Un’ulteriore dimostrazione di come, al giorno d’oggi, il prezzo del petrolio finisce per risentire solo parzialmente di tutti quei dati che si riferiscono alle scorte di petrolio greggio relative alla settimana, che sono in arrivo dagli Usa. In base, infatti, a quanto è stato svelato da parte dell’Eia, nel corso degli ultimi sette giorni, le scorte di petrolio hanno fatto registrare un ribasso pari a 3,25 milioni di barili. Una serie di statistiche sicuramente maggiori in confronto a quelle che erano state le previsioni espresse da parte del consensus, che invece parlavano di un possibile calo a quota 2,26 milioni di barili.

 

Certo che i dati che sono stati diffusi da parte dell’Eia mettono chiaramente in evidenza un trend estremamente negativo in relazione al livello di greggio che viene stipato all’interno delle riserve a stelle e strisce. Nel corso degli ultimi sette giorni, in effetti, la diminuzione era stata ancora più corposa, visto che aveva fatto registrare un -8 milioni di barili che non lasciava presagire nulla di buono.

 

Lo scenario legato al prezzo del petrolio. Non se la passano di sicuro meglio tutti quei parametri che sono stati evidenziati all’interno del report che ogni sette giorni viene redatto da parte dell'Eia. Nell’ultima settimana, infatti, le scorte che sono legate ai prodotti raffinati hanno subito un incremento che ha toccato quote maggiori rispetto a quanto era previsto, ovvero arrivando a 4,78 milioni di barili in confronto ai 2,67 milioni che erano in previsione.

 

L’inventario che riguarda i prodotti petroliferi, invece, ha mantenuto una tendenza di circa 4,39 milioni di barili, rispetto alle attese che parlavano di 2,7 milioni di barili.

 

A permettere una conservazione perfetta del prezzo del barile, è entrata in scena anche l’accordo che è siglato alla fine dell’ultimo appuntamento Opec+, con cui l’Arabia Saudita ha sostanzialmente manifestato la propria volontà di aumentare i tagli alla produzione di greggio in una misura notevolmente maggiore in confronto alle attese in confronto agli accordi che erano stati presi durante il meeting che si tiene ogni anno.

 

Così, i Paesi più importanti nel campo dell’esportazione del greggio, in compagnia di alleati che contano e non poco a livello strategico, come ad esempio Russia e Kazakhistan, a partire dal mese di aprile del 2019 hanno messo in evidenza di seguire una chiara strategia, che prevede un taglio della produzione del petrolio.

 

In questo modo, l’obiettivo è anche abbastanza facile da intuire, visto che si vuole controllare in tutto e per tutto il prezzo e cercare di conservarlo ad un livello che si aggira tra 40 e 50 dollari al barile. Una decisione che verrebbe presa inevitabilmente in previsione di un futuro, quantomeno quello a breve termine, che sarà ancora condizionato in misura importante da parte della pandemia, generando una fortissima incertezza rispetto alla ripresa di questo mercato.

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