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Sul Garda aumentano le richieste di pacchi alimentari ma la Pat boccia gli aiuti agli stagionali estivi. La denuncia: "Sostegno solo per chi lavora d'inverno. Perché?"

Alessandro, come tanti altri stagionali del Garda, lavora da marzo a ottobre. Ricevuti dei sostegni dallo Stato, non ha però avuto alcun contributo dalla Provincia di Trento, che nelle sue misure per la categoria ha coinvolto solo i lavoratori dell'inverno. E intanto la maggioranza ha bocciato una proposta di risoluzione di Futura per estendere gli aiuti

Di Davide Leveghi - 25 March 2021 - 08:46

TRENTO. “Perché gli stagionali invernali sì e quelli estivi no?” è la domanda che risuona nelle parole di Alessandro, guida turistica che come tanti lavora sul Garda da marzo a ottobre. Ed è questa, la stessa domanda che ha animato un'interrogazione presentata da Futura in Consiglio provinciale, bocciata dalla maggioranza.

 

Il mondo del turismo, infatti, è stato sicuramente tra i più colpiti dalla pandemia. Gli spostamenti sono stati per larghi tratti congelati, le prenotazioni disdette, gli alberghi chiusi. E il Garda, proprio per questo, si è visto ridimensionare notevolmente una stagione estiva che solitamente accoglie decine di migliaia di persone, accorse fino ad uno dei più bei laghi del mondo. Da qui le migliaia di persone che da questo turismo traggono sostentamento.

 

Nonostante ciò, nelle misure approntate dalla Provincia di Trentoper loro non c'è stato spazio. “La giunta provinciale ha bocciato anche questa risoluzione, dove non si fa altro che chiedere di sostenere quei lavoratori e lavoratrici stagionali che lavorano solo l'estate, molti sul Garda, disoccupati/e da ottobre 2019 – ha scritto amaro il consigliere di Futura Paolo Zanella – persone beffate per un anno intero dai criteri per l'accesso a bonus, NASpI (l'indennità mensile di disoccupazione, ndr) e attualizzazione Assegno unico provinciale nemmeno la volontà di approfondire il tema è capire come affrontarlo. Davvero assurdo e incomprensibile. Anche perché l'Alto Garda sembra essere il posto dove più è cresciuta la povertà. Lo spieghino ai tanti e alle tante in fila per i pacchi alimentari”.

Ed in effetti, sulla categoria e per quel determinato territorio le spie d'allarme certamente non mancanoCome raccontato dal presidente di Trentino Solidale Giorgio Casagranda al nostro giornale, infatti, l'Alto Garda ha registrato uno dei tassi più alti di richieste d'aiutoI soldi scarseggiano e le famiglie si trovano costrette a tirare la cinghia, contando sulla solidarietà per poter tirare avanti.

 

“Ho colleghi che hanno dovuto lasciare l'Italia e tornare nei propri Paesi d'origine – spiega Alessandro – una coppia di romeni, che da anni vive qui e ha i figli nelle scuole trentine, è stata costretta a ritornare in Romania, sradicando la propria famiglia. E così hanno fatto in tanti, considerando che il mondo degli stagionali sul Garda è cosmopolita. Le code fuori dai centri solidali sono una verità. Molti sono stranieri, perché il turismo in Trentino si fonda su una bassa manovalanza che è formato in larga parte da stranieri. Una marea di persone che ora si trova a chiedere il pacco viveri. Questa situazione e il fuggi-fuggi verso i Paesi d'origine è il risultato di politiche che hanno escluso queste categorie”.

 

Il mondo del turismo estivo in zone come il lago di Garda segue delle regole precise. “Si comincia a marzo con la bassa stagione, quando vengono i gruppi di tedeschi nelle grandi catena d'alberghi, e si finisce a ottobre – continua il lavoratore stagionale, accompagnatore dei gruppi nelle escursioni tra le montagne, le città d'arte e le località turistiche del circondario – di per sé, però, la stagione estiva è più breve di quella invernale. L'innevamento artificiale permette infatti di tenere sulle piste i turisti per molti mesi ed è più redditizio come turismo. Nell'arco degli 8 mesi in cui si lavora, dunque, si va da momenti in cui non c'è respiro ad altri più tranquilli. Dipende dal periodo”.

 

Gli 8 mesi di lavoro sono dunque un non-stop sempre al servizio dei clienti. Nel resto dell'anno, invece, i contratti giungono al termine e si percepisce la disoccupazione. Quattro mesi per tirare il fiato e rigettarsi poi nella lunga ma irregolare stagione turistica. Ma la pandemia, montata in Italia a partire dalla fine di febbraio dello scorso anno, ha scompaginato tutto.

 

“A fine febbraio ci stavamo preparando per cominciare la stagione – spiega Alessandro – nella confusione di quei giorni arrivavano però le disdette dalla Germania e regnava la confusione. Rispetto agli altri anni, ho deciso di non cominciare subito a lavorare perché mia madre stava per fare un intervento chirurgico e volevo starle vicino. I miei colleghi firmavano il contratto, invece, questa volta però non a tempo determinato bensì a chiamata. Il capo della mia agenzia, con sede a Malcesine, aveva infatti preferito un contratto diverso dal solito. L'idea è che tutto sarebbe finito di lì a breve, ma come sappiamo non è stato così. Arrivato il primo Dpcm, il governo utilizza il 17 marzo come spartiacque. E molti colleghi si licenziano, scoprendo poi, molto più tardi, che è stato un gigantesco errore”.

 

Per chi, come Alessandro, è in disoccupazione, il governo Conte stanzia dei soldi. Gli stagionali, si stabilisce nel Decreto Ristori, hanno diritto a un bonus. “Chi aveva firmato il contratto è rimasto senza nulla, mentre io, personalmente, ho ricevuto in diverse tranche 5200 euro, circa la metà di quello che prenderei in una normale stagione. Ma se da Roma sono arrivati, almeno per alcuni, dei sostegni, da Trento no”.

 

La particolare situazione di Alessandro non gli garantisce infatti alcun diritto di accedere agli aiuti della Pat. L'agenzia per cui lavora ha sede a Malcesine, in provincia di Verona. “Un lombardo o un veneto che lavorano in Trentino nell'ambito turistico possono accedere a un contributo dall'ente bilaterale del turismo trentino. Un trentino come me che fa riferimento a quello gardesano no. E qui c'è una prima discriminazione di una burocrazia che non considera la mobilità di una zona di confine, in cui tutti si muovono”.

 

La misura dell'assessore Achille Spinelli di attualizzare l'Icef, calcolandola sul 2020 e non come di norma sul 2019, esclude poi i lavoratori stagionali estivi. “La seconda discriminazione arriva su quella che è una buona misura, ma che si rivolge solo agli stagionali invernali. Perché io, che non lavoro da ottobre 2019, non posso sottostare a questa deroga?”, si chiede Alessandro.

 

La cancellazione della stagione invernale 2020-2021 è alla base di questa scelta della Pat. Ma nella breve e parziale stagione estiva del 2020, spiega lo stagionale, il lavoro non è certo stato lo stesso di tutti gli anni. “Tra giugno e ottobre 2020, come sappiamo, non ci sono state aperture a pieno regime. Pochi alberghi hanno aperto, circa il 50%, non assumendo nemmeno tutto il personale. Per chi, come me, lavora con gite coi pullman, è facile capire che con tutti i protocolli di sicurezza non è stato certo possibile lavorare a pieno regime. Nella mia agenzia, non a caso, sono state assunte 2 persone su 10”.

 

E così, aiutati (solo in alcuni casi) solo dallo Stato, gli stagionali estivi si sono trovati in una situazione estremamente difficile. C'è chi ha dovuto ricorrere ai propri risparmi di una vita, chi invece ha avuto diritto agli aiuti. La varietà delle situazioni ha però lasciato molte persone senza un'entrata e così le code di fronte ai centri solidali si allungano. “C'è grande frustrazione e rabbia – conclude Alessandro – anche perché c'è il rischio di veder saltare la prossima stagione. La Pat parla sempre di turismo in maniera astratta, ma la gente che ci vive è tantissima. E in un momento di crisi servono soluzioni creative, non i vecchi strumenti per una situazione nuova”.

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