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"In Albania non potevamo festeggiare il Natale. E allora ci siamo inventati Babbo Capodanno"

Il racconto di una ragazza di origini albanese: "Eravamo poveri ma non si sono mai persi i valori profondi di generosità e condivisione"

Di Sonila Alushi - 01 gennaio 2017 - 02:19

TRENTO. In uno stato ateo come l'Albania della mia infanzia, non si festeggiava per niente il Natale e si festeggiava tantissimo il Capodanno. Per noi Babbo Natale era (e ancora si chiama così) Babbo di Capodanno. Questo nostro Babbo non si vestiva sempre di rosso e bianco, ma indossava un capotto colorato diversamente ogni anno. Aveva anche lui la barba; portava un bastone storto; un sorriso buono e un sacco pieno di doni.

 

 

La tradizione voleva che il Babbo vecchio cedesse la sua poltrona ad un bambino che rappresentava l'anno nuovo. E così ad ogni Capodanno, l'anno vecchio ci lasciava salutandoci con un bel rito di benvenuto all'anno nuovo. Non ho mai capito come facesse a invecchiare così tanto in un anno questo ragazzino! Ma questa è un altra storia. 

 

Era un Paese davvero disgraziato il nostro. Non tutti potevamo permetterci un albero di Capodanno (di Natale). Le palline di vetro colorate e le lucette non esistevano proprio. Gli unici addobbi che avevamo, erano fatti, con le nostre manine, di carta colorata e cotone che attaccavamo ai vetri delle finestre, a ciuffetti, imitando la neve. Spesso anche noi, in casa nostra, non potevamo avere il pino tanto desiderato, e allora io addobbavo una pianta "Aquila" che avevamo in salotto.


Di solito stava nell'angolo, tra un divano e l'altro ed era robusta e alta tanto che, in alcuni casi, arrivava fino al soffitto. Una pianta tanto orgogliosa e tanto resistente che abitava le case di quasi tutti gli albanesi di allora. Certo, era molto diversa da un pino ed era parecchio ridicola addobbata da albero di natale, ma era comunque meglio di niente per me. 

 

Il Capodanno per noi era, e ancora lo è, la festa più importante dell'anno. In genere si festeggiava in casa dei nonni, in famiglia, con gli zii, con i cugini, con tutti i parenti vicini e lontani. Era magico per noi bambini perché le massaie iniziavano i preparativi tre giorni prima e le case odoravano di cibo buono, sciroppo di zucchero, noci tostate e agrumi. Era un bellissimo momento anche perché in TV trasmettevano solo programmi allegri, bella musica e artisti sorridenti. 

 

Tutti i problemi sparivano. Tutte le polemiche si placcavano. Tutti gli animi si quietavano. Tutto, all'improvviso, sembrava colorato e il solito grigiore che regnava in Albania a quei tempi, per alcuni giorni, non c'era più. Spariva il grigio cattività; il grigio tristezza; il grigio paura; il grigio diffidenza; il grigio ignoranza; il grigio comunista; il grigio fame. Sì, proprio grigio fame, perché solo a capodanno, quindi solo per pochi giorni all'anno, vedevi le tavole piene di cibo

 

 

C'era una povertà talmente povera, che si fa fatica a ricordare e concepire oggi. Alcuni miei connazionali si rifiutano di ricordare. Alcuni la negano proprio, arrivando addirittura alla rimozione di tale indigenza perché l'associano alla mancanza di dignità. Ma non è così: c'era tanta dignità in quel grigiore; tanta generosità; tanta tolleranza; tanta collaborazione; tanto amore. Eravamo poveri e disperati, ma in famiglia eravamo più uniti. 

 

Per cui, amici e parenti albanesi, ricordatevi chi eravamo. Per molti versi è davvero molto brutto il nostro passato, ma c'era, c'è ancora, del buono da conservare e tramandare ai nostri figli e da trasmettere ai nostri parenti e amici italiani. Valori tipici nostri che prescindono dai sistemi, le politiche e le religioni. Valori come la generosità, i legami familiari, il rispetto per gli anziani, il sostegno per l'un l'altro, la condivisione, la pazienza, la comprensione, l'altruismo, la grazia, l'ospitalità, ecc.

 

Quindi Buon Capodanno pieno di affetto a tutti voi, albanesi e non. Che possiate festeggiare in allegria insieme ai vostri cari circondati del calore e dell'amore che avete coltivato e che desiderate. Che questa occasione possa essere un momento di riflessione, di riconciliazione, di nobiltà d'animo, di bontà, di pace e amore, oggi come "ieri"

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