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Cgia di Mestre: "Boom di denunce per estorsione in Trentino Alto Adige (+188% in 5 anni)". Il Commissariato di Governo di Trento: "Nessun allarme, anzi, sono in calo"

I dati dell'associazione artigiani e piccole imprese si riferiscono al periodo 2010/2015 e mostrano un aumento delle denunce in tutto il Nordest. Zabeo "E' un tipico reato praticato dalle organizzazioni criminali di stampo mafioso". Ma i dati del Trentino dei primi semestri 2016 e 2017 dicono che sono calate di 9 unità

Di Luca Pianesi - 23 agosto 2017 - 18:48

TRENTO. Estorsioni: per la Cgia di Mestre è boom nel Nordest e in particolare in Trentino Alto Adige dove le denunce sarebbero aumentate dal 2010 al 2015 del 188% (contro una media nazionale, in quei 5 anni, di un +64,2%). Un dato molto preoccupante per la Cgia visto che “il fenomeno estorsivo – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi dell'associazione Paolo Zabeo - è un tipico reato praticato dalle organizzazioni criminali di stampo mafioso ai danni degli imprenditori. Oltre ad acquisire illecitamente del denaro con la violenza e le minacce, l’obbiettivo principale è quello di controllare il territorio. Il fatto che nelle regioni del Nord siano in forte aumento le denunce per estorsione, segnala ancora una volta che questi gruppi criminali organizzati si sono diffusi in modo capillare in tutto il Paese e in particolare nelle regioni più ricche”.

 

I dati della Cgia mostrano, infatti, che davanti al Trentino Alto Adige, per crescita percentuale, si staglia solo la Valle d'Aosta (nella quale queste forme di reato sono cresciute del 466,7% con un aumento in termini numerici di 14 denunce) al terzo posto c'è l'Emila Romagna (+172,8% con una crescita di 501 denunce), poi l'Umbria (+156,9% e crescita numerica di 102 denunce) e il Friuli Venezia Giulia (+125,4 per cento per +79 denunce). L’ultima regione nordestina, il Veneto, ha registrato un incremento percentuale del 79,5 per cento, pari ad un aumento in termini assoluti di 217 denunce.

 

 

Il dato del +466,7% della Valle d'Aosta, chiaramente non ha nessun valore statistico. Si è partiti da un numero talmente basso (3 denunce) che anche il dato di arrivo comunque basso (17) basta ad avere una crescita percentuale del 466,7%. Il dato culturale, invece, è analizzabile e può essere letto, da un lato in una maggiore fiducia nelle istituzioni e in una maggiore consapevolezza dei cittadini di ritrovarsi all'interno di un fenomeno estorsivo e quindi denunciabile, dall'altro in un aumento di questi tipi di delitti e, quindi, davvero di una maggiore presenza malavitosa anche nei nostri territori.  

 

Abbiamo provato a chiedere spiegazioni al Commissariato del Governo di Trento che c'ha risposto che nel nostro caso non c'è nessun allarme. L'attenzione è sempre massima ma nessun dato farebbe pensare a una aumento del fenomeno estorsivo. Le denunce in Trentino per estorsione rilevate nel 2016 sono state 56 e appositamente per il Dolomiti è stato fatto un confronto tra il primo semestre del 2016 e quello del 2017: da gennaio a giugno dell'anno scorso le denunce per questo reato sono state 29, quest'anno 20. Quindi, a ben vedere, sono addirittura in diminuzione. I dati della Cgia di Mestre si fermano al 2015 e sono regionali. Inoltre si parla sempre e solo di "denunce" quindi non si sa, poi, quante di queste sono sfociate realmente in un'indagine per estorsione o hanno preso altre strade e quante sono andate a sentenza. E anche la presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, un mese fa a Trento ha ribadito che in Trentino non ci sono insediamenti mafiosi anche se anche il nostro territorio non è esente dalle mafie. 

 

L'attenzione comunque deve restare sempre altissima. Secondo i dati di Transcrime (il Centro di ricerca nato all'Università di Trento e oggi trasferitosi all’Università Cattolica di Milano), fa sapere l’Ufficio studi della Cgia, si stima che il fatturato complessivo dell’estorsione organizzata in Italia oscilli tra i 2,7 e i 7,7 miliardi di euro l’anno. Pur essendo molto contenute (nel 2015 le segnalazioni sono state solo 375), non va nemmeno sottovalutato il fenomeno dell’usura. “Con le sole denunce effettuate all’Autorità giudiziaria – dichiara il segretario della Cgia Renato Mason – non è possibile dimensionare il fenomeno dell’usura. Le segnalazioni, purtroppo, sono molto esigue. Tuttavia, l’attenzione non va assolutamente abbassata, perché come sanno gli addetti ai lavori è molto difficile che le vittime trovino la forza per denunciare i propri strozzini. Oltre al perdurare della crisi e la conseguente stretta creditizia, sono soprattutto le scadenze fiscali o la necessità di fronteggiare piccoli imprevisti di spesa a spingere molte micro aziende nella morsa degli usurai, spesso per importi molto contenuti che non superano qualche migliaio di euro”.

 

Una delle ragioni che probabilmente continua a spingere molti piccoli imprenditori tra le braccia degli usurai è il perdurare del credit crunch praticato dalle banche nei confronti delle imprese. Tra il giugno 2011 (punto più alto dell’erogazione del credito) e lo stesso mese di quest’anno, i prestiti bancari alle imprese (società non finanziarie e famiglie produttrici) sono diminuiti di 153,5 miliardi di euro (-15,3 per cento). Con una caduta verticale di questo genere, completa la Cgia di Mestre, è molto probabile che alcune piccole imprese, sempre a corto di liquidità e tradizionalmente sotto-capitalizzate, pur di rimanere a galla siano ricorse a forme illegali di approvvigionamento del credito.

 

Anche in Trentino per fare denuncia e per avere sostegno economico in caso di estorsione ci sono dei canali ben definiti. In particolare esiste un fondo di solidarietà per sostenere gli operatori economici, i commercianti, gli artigiani, i liberi professionisti vittime di estorsione.

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